scritto da Gennaro Pierri - 13 Marzo 2026 09:57

Il vero motivo per cui ci difendiamo

Passiamo la vita circondati da persone che ci conoscono… senza sapere davvero chi siamo. Ed è curioso: ci lamentiamo spesso di non essere compresi. Ma quando qualcuno ci legge davvero dentro, la prima reazione è difendersi

ragazza donna

La verità è che non abbiamo paura di essere giudicati. Abbiamo paura di essere capiti. Il giudizio lo reggiamo. Siamo allenati. Social network, commenti, voti, confronti continui: viviamo in una palestra permanente di opinioni altrui. La comprensione, invece, è molto più pericolosa.

Perché quando qualcuno ti capisce davvero, non può più essere ingannato. Lo aveva capito Sigmund Freud: l’essere umano non mente solo agli altri. Costruisce con grande cura menzogne abitabili anche per se stesso. Versioni accettabili delle proprie paure, dei propri desideri, delle proprie piccole vigliaccherie. Funzionano finché restano indisturbate. Poi arriva qualcuno che nota un dettaglio minimo: il modo in cui cambi tono quando parli di una certa persona, la battuta che usi sempre per nascondere un disagio, quel bisogno di approvazione che ti fa sembrare sicuro mentre stai solo chiedendo conferme.

E in quel momento succede qualcosa di inquietante: la storia che raccontavi su di te smette di funzionare. Non è solo imbarazzo. È una piccola crisi di identità. Perché la verità non è pericolosa in sé. È pericolosa perché cambia le regole del gioco. Dopo averla vista, non puoi più tornare esattamente alla versione precedente di te stesso. E allora molti preferiscono restare in superficie.

Relazioni leggere. Conversazioni intelligenti ma prudenti. Ironia abbondante, profondità controllata.

Funziona. Ma ha un prezzo. Passiamo la vita circondati da persone che ci conoscono… senza sapere davvero chi siamo. Ed è curioso: ci lamentiamo spesso di non essere compresi. Ma quando qualcuno ci legge davvero dentro, la prima reazione è difendersi. Forse la verità è questa: non tutti vogliono essere visti. Perché essere visti significa diventare responsabili di ciò che siamo.

E allora resta una domanda scomoda, quasi brutale: quante delle nostre relazioni sopravviverebbero… se smettessimo davvero di nasconderci?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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