Il seme che non fa rumore
Il granello di senape non è romantico. È scomodo. Dice che ciò che conta davvero all’inizio non convince, non seduce, non rassicura
Il granello di senape citato nel Vangelo di Matteo (se volete approfondire: capitolo 13 versetti 31-32) è una provocazione più che una parabola edificante. È minuscolo, quasi irrilevante. Non promette risultati rapidi né successi garantiti. E proprio per questo mette in crisi una mentalità che misura il valore solo in base alla visibilità, ai numeri, all’impatto immediato. Qui non c’è l’elogio della potenza, ma la sfida della pazienza. Non il dominio, ma la crescita.
Letto senza incenso né devozione, questo racconto parla anche a una città come Cava de’ Tirreni. Una città che con la campagna elettorale iniziata già in modo silente vorrebbe non conoscere il peso delle attese, delle promesse che non saranno mantenute, dei progetti annunciati che non saranno mai compiuti. A me pare che nella nostra valle metelliana, il cambiamento raramente arriva in forma clamorosa. Arriva piuttosto nei gesti quotidiani, nelle scelte ostinate di chi resta, di chi prova a fare bene il proprio mestiere, di chi non si rassegna al declino come destino inevitabile.
Il granello di senape non è romantico. È scomodo. Dice che ciò che conta davvero all’inizio non convince, non seduce, non rassicura. Dice che le trasformazioni vere non partono da ciò che appare forte, ma da ciò che resiste. E che il tempo è una componente essenziale: senza attesa non c’è crescita, senza radici non c’è ombra.
In un contesto urbano abituato a chiedere soluzioni rapide, questa parabola ribalta la prospettiva. Servono anche grandi opere, pochi slogan a effetto, ma penso che ci sia necessità di semi affidati alla terra giusta: relazioni, responsabilità condivise, visioni sobrie ma tenaci. Piccole scelte che, una alla volta, cambiano il paesaggio umano prima ancora di quello urbano.
Alla fine resta una domanda, più civile che religiosa: siamo ancora capaci di credere in ciò che non impressiona subito? O continuiamo a scartare i semi, convinti che solo ciò che è già grande meriti attenzione?







