scritto da Gennaro Pierri - 23 Marzo 2026 08:00

Il prezzo nascosto del restare uguali

C’è solo una certezza: che restare uguali, quando sai di dover cambiare, ti trasforma lentamente in qualcuno che non riconosci più

Non è il cambiamento a spaventarci davvero. È il momento esatto in cui capiamo che non cambiare ci sta già costando troppo.

Succede in silenzio. Non con grandi crisi, ma con piccoli tradimenti quotidiani: dire “va bene” quando non lo è, rimandare decisioni che sappiamo inevitabili, diventare esperti nell’arte di sopportare. E la sopportazione, diciamolo, è la forma più socialmente accettata di infelicità.

Ci piace pensare che cambieremo quando avremo più tempo, più certezze, più coraggio. Ma il coraggio non arriva prima: arriva dopo, quando ti sei già mosso. È una conseguenza, non una premessa. Il problema è che siamo bravissimi a costruire gabbie confortevoli. Le chiamiamo stabilità, sicurezza, “fase della vita”.

Dentro ci stiamo anche bene, finché non iniziamo a sentire che ci stanno strette. E allora iniziamo a negoziare con noi stessi: ancora un po’, ancora un anno, ancora questa versione di me. Ma ogni rinvio ha un costo invisibile: perdiamo possibilità, perdiamo energia, perdiamo pezzi di verità. E più aspettiamo, più il cambiamento diventa caro. Cambiare, invece, è scomodo e imperfetto. Non è una svolta cinematografica: è una serie di micro-decisioni che nessuno applaude.

È dire un no che ti fa tremare, iniziare qualcosa in cui sei goffo, deludere qualcuno per non deludere te stesso. Non c’è garanzia che andrà meglio.

C’è solo una certezza: che restare uguali, quando sai di dover cambiare, ti trasforma lentamente in qualcuno che non riconosci più. E allora forse la vera domanda non è “posso cambiare?”, ma “quanto ancora sono disposto a perdere per evitarlo?”

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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