scritto da Gennaro Pierri - 26 Febbraio 2026 08:31

Il giorno che non arriva mai: “Cambierò quando…” è la bugia più elegante che raccontiamo a noi stessi

Non è l’orologio a decidere quando è il momento giusto: è il coraggio. Eppure noi aspettiamo condizioni perfette che non esistono

C’è una frase che sembra innocua, quasi prudente, e invece è una trappola perfetta: “Cambierò quando…”. Quando avrò più tempo. Quando starò meglio. Quando finirò gli studi. Quando troverò il lavoro giusto. Quando gli altri mi capiranno.

È la forma più raffinata di procrastinazione: non quella delle email lasciate in bozza, ma quella della vita lasciata in sospeso.

Gli antichi parlavano di kairos, il tempo opportuno, diverso dal semplice scorrere dei minuti. Non è l’orologio a decidere quando è il momento giusto: è il coraggio. Eppure noi aspettiamo condizioni perfette che non esistono. Rimandiamo la versione migliore di noi stessi come se fosse un aggiornamento software da installare più avanti. Intanto viviamo in modalità provvisoria.

La verità, scomoda e liberante, è che il famoso “quando” è quasi sempre una forma di paura mascherata da buon senso. Paura di perdere, di fallire, di non essere all’altezza. Così costruiamo un alibi elegante: non è che non voglio cambiare, è che non è il momento.

Ma se il momento fosse adesso, con tutte le sue imperfezioni?

Rimandare il cambiamento ha un costo invisibile: l’erosione lenta dell’autostima. Ogni promessa fatta a noi stessi e non mantenuta è una piccola crepa nella fiducia personale. Non diventiamo peggiori per gli errori; diventiamo più fragili per le attese infinite.

C’è un paradosso che vale soprattutto per i giovani, ma non solo: crediamo di avere tutto il tempo del mondo e proprio per questo lo sprechiamo. Pensiamo che la versione migliore di noi stessi richieda condizioni ideali, mentre in realtà nasce nelle condizioni reali. Non serve sentirsi pronti per iniziare; è iniziando che ci si sente pronti.

La svolta non è eroica. È minuscola. È decidere oggi una cosa sola che rimandavi da mesi. Una telefonata. Un curriculum inviato. Un “ti voglio bene” detto ad alta voce. Un’ora dedicata a ciò che sogni. Il tempo favorevole non è un evento cosmico: è una scelta.

Forse la domanda giusta non è “quando cambierò?”, ma “quanto ancora voglio aspettare per essere me stesso fino in fondo?”.

Perché il rischio più grande non è fallire. È arrivare un giorno, quel giorno che credevamo lontanissimo, e scoprire che abbiamo sempre vissuto in anticipo sul futuro, ma in ritardo sulla vita.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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