scritto da Gennaro Pierri - 10 Marzo 2026 10:55

I cento giorni dopo

La scuola è uno dei pochi luoghi della vita dove il tempo è condiviso ogni giorno. Stesse persone, stessi corridoi, stessi ritmi. Una piccola società in miniatura. E per anni sembra una prigione. Si aspetta la campanella. Si aspetta il venerdì. Si aspetta giugno. Si aspetta sempre di uscire. Poi arriva l’ultimo anno. E il paradosso è questo: quando la porta si apre davvero, ci si accorge che quel posto non era soltanto una gabbia. Era anche una casa

Ai miei studenti delle quinte che ieri hanno festeggiato i 100 giorni… per riflettere insieme…

Ieri avete festeggiato i cento giorni. Le foto sono già sui social e un po’ mi sono commosso nel guardarvi: gruppi sorridenti, cartelli ironici, cori, abbracci. Ogni anno la stessa scena: gli studenti delle quinte che celebrano il conto alla rovescia verso la maturità. Ma c’è un dettaglio curioso. Quasi nessuno, ieri, stava pensando davvero all’esame. La maturità è lì, certo. Ma in fondo tutti sanno che passerà: con più o meno ansia, con più o meno studio. L’esame è una soglia. Quello che i cento giorni segnalano è qualcosa di molto più serio. Segnalano la fine di un mondo.

La scuola è uno dei pochi luoghi della vita dove il tempo è condiviso ogni giorno. Stesse persone, stessi corridoi, stessi ritmi. Una piccola società in miniatura. E per anni sembra una prigione. Si aspetta la campanella. Si aspetta il venerdì. Si aspetta giugno. Si aspetta sempre di uscire. Poi arriva l’ultimo anno. E il paradosso è questo: quando la porta si apre davvero, ci si accorge che quel posto non era soltanto una gabbia. Era anche una casa.

Perché tra quei banchi non avete imparato solo formule o date. Avete imparato le prime amicizie vere, le prime delusioni, le prime discussioni serie sulla vita. Avete imparato — spesso senza accorgervene — a diventare adulti. I cento giorni servono a questo: a mettere un numero su qualcosa che normalmente non si misura. Il tempo che resta insieme. E allora la vera domanda non è se la festa di ieri sia stata bella. La domanda è un’altra. Adesso che sapete che mancano cento giorni… cosa farete di questi cento giorni? Perché c’è una lezione che la scuola raramente insegna, ma che la vita ripete spesso: quasi tutte le cose più importanti finiscono senza avvisare.

I cento giorni, invece, l’avviso lo danno. Sta a voi decidere se ascoltarlo.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.