scritto da Gennaro Pierri - 14 Gennaio 2026 14:29

Francesco, l’uomo che ci mette ancora in crisi

L’Anno Giubilare Francescano non è una devozione per anime pie. È una proposta radicale, quasi scandalosa, rivolta a tutti

Otto secoli dopo, Francesco d’Assisi non riposa in pace. Disturba. Interroga. Scomoda.
Lo scorso10 gennaio 2026, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi, si è aperto ufficialmente l’VIII Centenario dalla morte di “frate Francesco”. Ma guai a chiamarlo anniversario: qui non si tratta di ricordare un santo, bensì di fare i conti con un uomo che ha messo il mondo sottosopra scegliendo di vivere senza difese, senza potere, senza soldi.

Papa Leone XIV lo ha capito bene, tanto da indire un Giubileo speciale che durerà fino a gennaio 2027. Un anno intero dedicato a Francesco, come estensione naturale del Giubileo del 2025. Un messaggio chiaro: la speranza celebrata non serve a nulla se non diventa carne, scelte, attrito con la realtà.

L’Anno Giubilare Francescano non è una devozione per anime pie. È una proposta radicale, quasi scandalosa, rivolta a tutti: credenti convinti, fedeli distratti, cittadini disillusi. Francesco non chiede di essere ammirato, ma seguito. E seguirlo significa rivedere il nostro rapporto con il denaro, con il potere, con l’altro. Temi che fanno paura, soprattutto nella nostra quotidianità dove tutto corre e poco si ascolta. Francesco, insomma,  non è solo patrimonio della Chiesa, ma una domanda aperta per la società intera.

La Chiesa offre anche un segno forte, concreto: l’indulgenza plenaria. Non un premio magico, ma un invito a rimettere ordine dentro di sé. Basta poco, almeno in apparenza: un pellegrinaggio in una chiesa francescana, una preghiera essenziale, i sacramenti, l’unità con il Papa. Anche chi è malato o anziano può partecipare, perché la misericordia non esclude nessuno.

E allora la provocazione finale è inevitabile: siamo pronti a celebrare Francesco solo finché non ci chiede di cambiare stile di vita? O avremo il coraggio di ascoltare davvero un uomo che, dopo ottocento anni, continua a dirci che senza povertà, senza pace e senza fraternità non c’è futuro né per la fede, né per la nostra città?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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