scritto da Gennaro Pierri - 06 Gennaio 2026 14:53

Epifania: davvero solo calze e zucchero?

L’Epifania nasce come un fatto cristiano, certo: ma racconta una storia di stranieri che cercano senso, attraversano confini e si lasciano guidare da una luce che non controllano. I Magi non appartengono, non possiedono, non comandano. Cercano. E trovano non un palazzo, ma una fragilità

re magi stella comete epifania

Ogni anno, il 6 gennaio, le città si svegliano con una sensazione ambigua: da un lato l’eco delle feste, dall’altro la fretta e l’ansia di “tornare alla normalità”. L’Epifania resta sullo sfondo come una ricorrenza simpatica ma marginale, ridotta a calze, dolci e folklore. Ma siamo sicuri che sia tutto qui?

L’Epifania nasce come un fatto cristiano, certo: ma racconta una storia di stranieri che cercano senso, attraversano confini e si lasciano guidare da una luce che non controllano. I Magi non appartengono, non possiedono, non comandano. Cercano. E trovano non un palazzo, ma una fragilità.

In una città contemporanea – plurale, inquieta, spesso divisa – questo racconto è sorprendentemente attuale. L’Epifania dice che la verità nasce a volte dove non te l’aspetti, che il valore non coincide con il successo, che ciò che conta davvero può apparire ai margini. È una provocazione forte per comunità urbane abituate a misurare tutto in termini di visibilità, profitto, performance.

C’è poi un dettaglio scomodo: la luce dell’Epifania non è per pochi. Non seleziona, non esclude. Una città che celebra questa festa dovrebbe almeno chiedersi chi resta oggi invisibile: chi non ha voce, chi non fa notizia, chi non “serve” al racconto dominante.

E infine i doni. I Magi portano ciò che hanno. Noi cosa portiamo alla città in cui viviamo? Solo consumo e lamentele, o anche tempo, responsabilità, cura degli spazi comuni?

Forse l’Epifania non è la festa che chiude il Natale. Forse è una domanda scomoda lasciata aperta!

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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