scritto da Gennaro Pierri - 21 Febbraio 2026 10:28

Dimmi cosa butti e ti dirò in cosa credi

I cestini dell’umido sono uno specchio brutale. Raccontano le nostre distrazioni, la nostra fretta, il nostro consumismo travestito da normalità

La nostra fede si vede dai cestini dell’umido.
Non dalle citazioni condivise, non dalle storie con la candela accesa, non dalle parole solenni. Dai sacchetti che chiudiamo la sera, quando raschiamo il piatto e gettiamo via quello che “tanto è solo un avanzo”.

Ogni volta che buttiamo cibo, stiamo buttando qualcosa di più. Tempo, acqua, lavoro, terra. Stiamo buttando il volto invisibile di chi quel cibo l’ha coltivato, trasportato, cucinato. E stiamo dicendo, senza accorgercene, che per noi è sostituibile. Sempre. Come tutto.

Secondo i dati della FAO, un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. Un terzo. Mentre milioni di persone non hanno accesso a un pasto adeguato. E non è solo una questione economica: è una questione spirituale. Perché lo spreco non è un errore logistico, è una visione del mondo. È l’idea che le cose non abbiano un valore, ma solo un prezzo.

Nella tradizione cristiana il pane non è mai stato “solo pane”. È segno, è dono, è memoria. Pensate alla forza simbolica dell’Eucaristia nella Chiesa cattolica: un pezzo di pane che diventa presenza, relazione, alleanza. Se quel pane è sacro sull’altare, perché diventa irrilevante nel frigorifero?

Forse la fede, prima di essere un discorso su Dio, è un modo di stare al mondo. È imparare a guardare le cose come se fossero affidate, non possedute. Il cibo avanzato non è un fastidio da eliminare, ma una domanda: potevo comprare meno? Organizzarmi meglio? Condividere di più?

I cestini dell’umido sono uno specchio brutale. Raccontano le nostre distrazioni, la nostra fretta, il nostro consumismo travestito da normalità. Ma possono diventare anche un laboratorio di conversione concreta. Pianificare la spesa, riutilizzare gli avanzi, sostenere chi recupera eccedenze alimentari: gesti minuscoli che cambiano mentalità.

Perché la fede non è un’idea astratta. È materia. È pane spezzato, non pane sprecato.

La prossima volta che legherai il sacchetto dell’umido, fermati un secondo.
Non per sentirti in colpa. Ma per chiederti: ciò che sto buttando è solo cibo… o è un’occasione mancata di essere più umano?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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