scritto da Gennaro Pierri - 09 Febbraio 2026 07:58

Contare i giorni, non le visualizzazioni

Viviamo nell’epoca in cui tutto si misura, ma quasi mai il tempo. Misuriamo i passi, le calorie, i follower, i minuti di attenzione. Eppure il tempo scivola via come una moneta che non guardiamo mai in faccia. Contare i giorni non è un esercizio malinconico. È un atto rivoluzionario

tempo orologio

C’è un verso di un salmo (il n° 90) che suona incredibilmente moderno: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio.” Non dice “allungare” i giorni, né “riempirli”, né tantomeno “ottimizzarli”. Dice contarli. Uno per uno. Come si fa con qualcosa che conta davvero.

Viviamo nell’epoca in cui tutto si misura, ma quasi mai il tempo. Misuriamo i passi, le calorie, i follower, i minuti di attenzione. Eppure il tempo scivola via come una moneta che non guardiamo mai in faccia. Scorriamo, accumuliamo, rimandiamo. Poi un giorno, spesso all’improvviso, scopriamo che non è vero che “c’è sempre tempo”. È vero il contrario: il tempo c’è solo adesso.

Contare i giorni non è un esercizio malinconico. È un atto rivoluzionario. Significa smettere di vivere come se la vita fosse una bozza da sistemare più avanti. Significa capire che ogni giorno non è un contenitore neutro, ma una scelta in potenza. Non tutti i giorni saranno memorabili, certo. Ma tutti sono irreversibili. Ed è questo che li rende preziosi.

C’è una strana illusione che ci accompagna soprattutto da giovani: l’idea che la vera vita debba ancora iniziare. Quando avrò finito gli studi. Quando troverò il lavoro giusto. Quando avrò più tempo, più soldi, più sicurezza. Intanto i giorni passano, educati, in fila indiana. E nessuno torna indietro a bussare.

Contare i giorni vuol dire chiedersi: per cosa sto spendendo il mio tempo migliore? Per chi? Per quale storia? Per quale bene più grande di me? Non è una domanda religiosa, né filosofica: è brutalmente concreta. Il tempo è la materia prima della vita. E sprecarlo non è un peccato morale, è una perdita esistenziale.

Forse la saggezza di cui parla il salmo non è sapere tutto, ma scegliere meglio. Dare peso alle relazioni, alle parole, alle promesse mantenute. Capire che alcune cose urgenti non sono importanti, e alcune cose importanti non faranno mai rumore.

Alla fine, la provocazione è semplice e scomoda: se oggi dovessi contare questo giorno come uno dei pochi che hai, lo vivresti allo stesso modo?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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