Contare i giorni, non le visualizzazioni
Viviamo nell’epoca in cui tutto si misura, ma quasi mai il tempo. Misuriamo i passi, le calorie, i follower, i minuti di attenzione. Eppure il tempo scivola via come una moneta che non guardiamo mai in faccia. Contare i giorni non è un esercizio malinconico. È un atto rivoluzionario
C’è un verso di un salmo (il n° 90) che suona incredibilmente moderno: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio.” Non dice “allungare” i giorni, né “riempirli”, né tantomeno “ottimizzarli”. Dice contarli. Uno per uno. Come si fa con qualcosa che conta davvero.
Viviamo nell’epoca in cui tutto si misura, ma quasi mai il tempo. Misuriamo i passi, le calorie, i follower, i minuti di attenzione. Eppure il tempo scivola via come una moneta che non guardiamo mai in faccia. Scorriamo, accumuliamo, rimandiamo. Poi un giorno, spesso all’improvviso, scopriamo che non è vero che “c’è sempre tempo”. È vero il contrario: il tempo c’è solo adesso.
Contare i giorni non è un esercizio malinconico. È un atto rivoluzionario. Significa smettere di vivere come se la vita fosse una bozza da sistemare più avanti. Significa capire che ogni giorno non è un contenitore neutro, ma una scelta in potenza. Non tutti i giorni saranno memorabili, certo. Ma tutti sono irreversibili. Ed è questo che li rende preziosi.
C’è una strana illusione che ci accompagna soprattutto da giovani: l’idea che la vera vita debba ancora iniziare. Quando avrò finito gli studi. Quando troverò il lavoro giusto. Quando avrò più tempo, più soldi, più sicurezza. Intanto i giorni passano, educati, in fila indiana. E nessuno torna indietro a bussare.
Contare i giorni vuol dire chiedersi: per cosa sto spendendo il mio tempo migliore? Per chi? Per quale storia? Per quale bene più grande di me? Non è una domanda religiosa, né filosofica: è brutalmente concreta. Il tempo è la materia prima della vita. E sprecarlo non è un peccato morale, è una perdita esistenziale.
Forse la saggezza di cui parla il salmo non è sapere tutto, ma scegliere meglio. Dare peso alle relazioni, alle parole, alle promesse mantenute. Capire che alcune cose urgenti non sono importanti, e alcune cose importanti non faranno mai rumore.
Alla fine, la provocazione è semplice e scomoda: se oggi dovessi contare questo giorno come uno dei pochi che hai, lo vivresti allo stesso modo?






