scritto da Francesco Angrisani - 27 Settembre 2026 10:50

Nucleare: cosa cambia in Italia tra costi, tempi e bollette

La delega non autorizza la costruzione di una centrale specifica e non indica siti. Affida invece al Governo il compito di definire, entro dodici mesi dall'entrata in vigore, le regole per produzione, localizzazione, autorizzazione e gestione degli impianti, sicurezza, combustibile, disattivazione e rifiuti radioattivi

Il ritorno del nucleare in Italia entra in una nuova fase. Il 23 settembre 2026 il Senato ha approvato definitivamente la delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile, dopo il via libera della Camera del 4 giugno.
La delega non autorizza la costruzione di una centrale specifica e non indica siti. Affida invece al Governo il compito di definire, entro dodici mesi dall’entrata in vigore, le regole per produzione, localizzazione, autorizzazione e gestione degli impianti, sicurezza, combustibile, disattivazione e rifiuti radioattivi. Dovranno inoltre essere definite le modalità di finanziamento e le garanzie finanziarie.

Il nodo dei costi

La legge non stabilisce ancora quanto costeranno eventuali centrali italiane né chi ne sosterrà il rischio finanziario. Prevede però 20 milioni di euro all’anno nel 2027, 2028 e 2029 per gli investimenti collegati all’attuazione della delega: non si tratta del finanziamento della costruzione di una centrale.

Il tema dei costi è rilevante perché il nucleare richiede investimenti iniziali elevati e tempi lunghi. La Banca d’Italia ha evidenziato che l’effetto sui prezzi dell’elettricità dipenderebbe anche dal costo degli impianti e dalle modalità di finanziamento.

Flamanville: un precedente, non una previsione

L’EPR di Flamanville 3, in Francia, rappresenta uno dei casi più significativi per valutare i rischi di costo e di calendario. Secondo la Corte dei conti francese, il costo totale a completamento è stimato in 23,7 miliardi di euro a valori 2023, mentre EDF indica 13,2 miliardi a valori 2015 per il costo di costruzione. Le cifre hanno perimetri differenti e non vanno quindi confrontate come se fossero la stessa voce.

Il progetto ha accumulato circa 12 anni di ritardo rispetto alla pianificazione iniziale. Nel frattempo, però, Flamanville 3 è entrato nella fase operativa: è stato collegato alla rete nel dicembre 2024 e ha raggiunto il 100% della potenza nel dicembre 2025. Nel 2026 sono proseguiti gli ultimi test in vista della piena messa in servizio industriale.

Il caso francese mostra quindi quanto tempi e costi possano incidere su un grande progetto nucleare, ma non consente di prevedere automaticamente il costo di eventuali centrali italiane.

E le bollette?

Non è ancora possibile quantificare l’effetto del futuro nucleare sulle bollette italiane.

Uno studio della Banca d’Italia del 2025 conclude che, nello scenario analizzato, una ripresa della produzione nucleare avrebbe effetti limitati sul livello dei prezzi finali dell’elettricità, pur potendo contribuire a ridurne la volatilità. Una successiva analisi del 2026 sottolinea che l’eventuale riduzione dei prezzi all’ingrosso si trasferirebbe solo in parte sulle bollette, che comprendono anche rete, oneri di sistema, accise e imposte.

Anche il PNIEC 2024 considera uno scenario con circa 16 GW di capacità nucleare nel 2050, pari a circa il 22% della domanda elettrica nazionale. È però una simulazione del sistema energetico e non un piano di centrali già autorizzate.

Per l’Italia, dunque, la questione decisiva sarà nella fase successiva: quali tecnologie verranno scelte, quanto costeranno, come saranno finanziate e quanto tempo servirà per costruirle. La delega crea il quadro normativo; non permette ancora di stabilire quale sarà il costo del futuro nucleare italiano né il suo effetto sulle bollette.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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