Oltre la soglia del 42%: cosa cambia davvero per elettori, partiti e coalizioni
La nuova legge elettorale ridisegna il rapporto tra rappresentanza, premi di governabilità e dinamiche interne alle coalizioni. Un sistema che chiede di capire non solo chi vince, ma chi decide davvero le candidature e quanto potere resta nelle mani dei cittadini
Abbiamo letto con attenzione l’intervento di Guglielmo Scarlato, “Il Parlamento che cambia la politica”, pubblicato su Ulisse Online.
Lo diciamo subito: non abbiamo nulla contro Scarlato. Anzi, gli siamo grati per aver posto una questione che, a nostro avviso, merita di essere discussa ben oltre gli schieramenti politici.
Non siamo esperti di sistemi elettorali. E forse è proprio per questo che, leggendo il suo articolo, ci sono venute alcune domande.
Scarlato sostiene che la nuova legge elettorale potrebbe modificare profondamente il rapporto tra partiti, candidati ed elettori, rafforzando le segreterie e favorendo la formazione di partiti “vassalli” all’interno delle coalizioni. È una prospettiva che non ci sentiamo di liquidare.
Ma proprio qui nasce il nostro dubbio: possiamo fermarci alla diagnosi oppure dobbiamo provare a capire concretamente dove può portarci questo meccanismo?
Il testo approvato dal Senato e tornato alla Camera introduce un sistema a prevalente base proporzionale, con un premio di governabilità di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o coalizione che raggiunga almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere. Restano le soglie del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni. Il testo prevede inoltre fino a tre preferenze per i candidati, ad eccezione del capolista, che rimane escluso dalla scelta attraverso le preferenze.
Ed è proprio qui che vorremmo uscire dalla semplice discussione sui numeri.
Proviamo, per esempio, a immaginare cento voti.
Se alcune forze politiche decidessero di unirsi in due grandi coalizioni per tentare di raggiungere la soglia necessaria a ottenere il premio, cosa accadrebbe ai partiti più piccoli?
Sarebbero alleati alla pari?
Oppure il partito più forte della coalizione finirebbe inevitabilmente per esercitare un peso maggiore nella scelta delle candidature, nella definizione delle strategie e, domani, nelle decisioni di governo?
Non sosteniamo che questo debba necessariamente accadere.
Chiediamo se il meccanismo possa favorirlo.
E soprattutto ci chiediamo quanto rimanga effettivamente nelle mani dell’elettore.
Perché il problema della democrazia non è soltanto stabilire quanti seggi ottiene una coalizione. È anche capire chi sceglie le persone che occuperanno quei seggi.
Qui nasce un’altra domanda, forse ancora più semplice: il cittadino sceglie realmente il proprio rappresentante oppure vota soprattutto un sistema di liste e coalizioni costruito prima di lui?
Scarlato individua il rischio di uno spostamento della politica dal territorio alle segreterie. Ma, a nostro avviso, sarebbe utile fare un passo ulteriore: verificare con una simulazione concreta quanto questo rischio possa incidere sulla rappresentanza.
Non servono sondaggi né grandi studi.
Basterebbero cento voti ipotetici, alcune liste, due o più possibili coalizioni e l’applicazione delle regole previste dalla legge.
Vediamo cosa succede.
Vediamo chi prende il premio.
Vediamo cosa accade ai partiti piccoli.
Vediamo quanto pesa il partito più grande all’interno della coalizione.
E vediamo, soprattutto, quale rapporto si crea tra voti ricevuti, seggi conquistati e reale capacità dell’elettore di scegliere i propri rappresentanti.
Forse alla fine scopriremo che le nostre preoccupazioni sono esagerate.
Oppure scopriremo che Scarlato aveva visto soltanto una parte del problema.
O ancora, potremmo accorgerci che il problema è diverso da quello che immaginiamo.
Ed è proprio questo il motivo per cui non vorremmo trasformare questa riflessione in una contrapposizione politica.
Vorremmo invece rivolgere alcune domande allo stesso Scarlato, al direttore di Ulisse Online e, soprattutto, ai lettori.
Come vedete questo nuovo rapporto tra elettore, partito e parlamentare?
Una coalizione costruita per raggiungere una determinata soglia rafforza la rappresentanza o rischia di creare rapporti gerarchici tra le forze che la compongono?
Il premio di governabilità aumenta la stabilità oppure può aumentare la distanza tra consenso elettorale e potere parlamentare?
E infine la domanda più semplice e forse più importante: Quanto potere rimane realmente nelle mani del cittadino quando entra nella cabina elettorale?
Non abbiamo una risposta definitiva. Ma forse una democrazia sana non ha bisogno soltanto di cittadini che votano. Ha bisogno di cittadini che capiscano cosa stanno votando.
E allora, prima di scegliere da che parte stare, proviamo almeno a capire dove stiamo andando.
Senza destra, senza sinistra e senza tifoserie.
Un passo oltre la schiuma.







