scritto da Redazione Ulisseonline - 23 Gennaio 2026 10:37

Cava de’ Tirreni, Massimo Mariconda: “Quale futuro per l’ex Manifattura? Servalli, se ci sei, batti un colpo!”

La Manifattura di viale Crispi riemerge come nodo irrisolto: una transazione è possibile, ma restano criticità procedurali e finanziarie che l’Amministrazione deve affrontare subito per evitare nuovi ritardi e perdere un’occasione storica

Riceviamo e pubblichiamo

Torna di attualità politica, grazie alla pregevole, puntuale e meritoria ricostruzione storico-documentale del Co.Be.Co, il tema della Manifattura di viale Crispi, oggetto di un contenzioso ultraventennale che vede contrapposto il Comune di Cava alla famiglia Maccaferri per la restituzione al patrimonio comunale della sede storica.

Una diritto di proprietà che il Comune rivendica, da anni, in ragione della clausola di destinazione riportata nell’originario atto di trasferimento del bene ai Monopoli di Stato, stipulato nel 1900.

Un atto rinvenuto nel 2008 presso l’Archivio di Stato, grazie alla tenacia dei componenti dell’Associazione MALC (Manifattura alla Città di Cava de’ Tirreni), che in sede processuale costituisce un incontrovertibile mezzo di prova a sostegno della richiesta avanzata, per via giudiziale dal lontano 2015, dalla Amministrazione.

Un documento, di rilevanza giuridica determinante che ha tradotto una presunzione di proprietà in prova concreta, in ragione del vincolo di destinazione espressamente riportata in essa con conseguente clausola di restituzione.

Una destinazione che sanciva, ab origine, da parte del Monopolio di Stato, l’obbligo di utilizzo del bene per lo stoccaggio e lavorazione del tabacco, in prevalenza di produzione autoctona.

Una attività che per quasi 80 anni ha dato lavoro e ricchezza a tante famiglie cavesi, fino alla definitiva chiusura ad inizio degli anni 2000 consegnando al silenzio ed alla azione di depauperamento del tempo locali depositari di storie di vita vissuta.

Una dismissione che, come contropartita alla cessazione di una realtà produttiva al tempo florida, avrebbe dovuto tradursi da parte del possessore nell’ obbligo di restituzione gratuita del bene, nei fatti mai intervenuta e probabilmente mai convintamente rivendicata dall’Amministrazione dell’epoca, alla Comunità cavese.

In ragione di tanto sono oramai oltre 20 anni, tanto intercorre dalla dismissione delle attività previste nella sede storica alla data odierna, che il bene risulta detenuto “sine titulo” da chi non ne aveva titolarità; in ultimo dagli attuali acquirenti.

Una ingiustizia che si spera possa trovare degna riparazione con una favorevole pronuncia sul ricorso, attivato dal Comune nel 2015, per la statuizione della effettiva titolarità del bene, almeno limitatamente alla sede storica gravata dal vincolo di destinazione.

Una storia lunga che ha visto la continua e tenace azione di diverse associazioni, identificate in una unica personalità giuridica MALC, supportate in ultimo dal comitato civico CoBeCo, che negli anni si sono interfacciate con le varie Amministrazioni comunali, nella figura del Sindaco pro tempore, allo scopo di affermare e rivendicare un diritto negato, contrastando nel contempo scelte politiche assunte in costanza di presupposti mai preventivamente e compiutamente accertati.

Ad oggi, nelle more della definizione della vicenda giudiziaria, dagli esiti auspicabilmente favorevoli per il Comune proprio in relazione agli atti esibiti in giudizio, appare ridimensionata la asserita pretesa della Famiglia Maccaferri in termini di rivendicazione della piena proprietà dell’intero compendio immobiliare afferente all’ area ex Manifattura.

Probabilmente, in ragione dei possibili esiti processuali e di una probabile soccombenza in giudizio con conseguente obbligo alla restituzione dell’immobile storico, sembrerebbe profilarsi la possibilità di chiudere anticipatamente la vertenza addivenendo alla stipula di un atto transattivo a tacitazione del contenzioso in corso.

I termini della transazione verterebbero, il condizionale è d’obbligo in pendenza della lettura della bozza di atto laddove formalizzata tra le parti, sul riconoscimento da parte del Comune alla famiglia Maccaferri di una somma di poco superiore a 2 milioni di euro a fronte della cessione delle aree retrostanti l’edificio storico e delle connesse cubature oggi dismesse.

Area e cubature retrostanti la struttura storica di cui appare certa ed indiscussa la proprietà esclusiva dei Maccaferri con contestuale restituzione, a titolo gratuito, al Comune della sede storica della Manifattura.

Una transazione che, laddove perfezionata, consentirebbe al Comune, con una somma sicuramente congrua rispetto ai beni oggetto di transazione, al netto del valore della sede storica, di abbreviare i tempi del giudizio sottraendo la vertenza a qualsiasi denegata ma non improbabile seppur residuale ipotesi di soccombenza in giudizio del Comune.

Una occasione imperdibile, di grande valenza politica in quanto compensativa del depauperamento patrimoniale registrato in questi anni di massicce alienazioni, per disporre, finalmente, in modo definitivo ed esclusivo, del bene storico destinandolo ad interventi di riqualificazione.

Programmando, in primis, senza incertezze, la somma di circa 5 milioni, a valere sul complessivo finanziamento ottenuto di 11 milioni di fondi PRIUS che l’Amministrazione sembra voler destinare, in quota parte, al recupero funzionale dell’immobile per destinarlo a funzioni pubbliche.

Fin qui la ricostruzione dei fatti e le volontà programmatiche della attuale Amministrazione.

Volontà, tuttavia, che rischiano di rimanere mere intenzioni, in coerenza con tanti annunci che hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni di storia politico amministrativa cavese, se non si provvede ad affrontare in modo diretto e inequivoco alcuni nodi procedurali, purtroppo connessi a scelte inopportune operate dall’amministrazione Servalli, che si prova a sintetizzare:

1) In vigenza di Piano di riequilibrio, il Comune di Cava può concludere la transazione attraverso il parziale impiego delle entrate derivanti dalle alienazioni di altri beni immobili comunali?

2) Il Comune ha attuato proficui confronti con le associazioni e/o interpellato consulenti specialistici per individuare soluzioni tecnicamente e giuridicamente ammissibili e finanziariamente sostenibili?

3) L’Amministrazione ha operato una valutazione tecnico giuridico contabile, che non la esponga a controlli postumi di legittimità, formalizzando la propria volontà al perfezionamento della transazione, dando contestualmente evidenza della compatibilità temporale del trasferimento del bene con il cronoprogramma finanziario previsto per l’utilizzo dei fondi PRIUS ovvero altri fondi ottenuti e ottenibili per attuare una rigenerazione delle aree retrostanti in coerenza ad un progetto di rigenerazione integrato?

Un progetto che consenta di valorizzare le restanti cubature acquisite, prive di pregio architettonico e destinate ad essere trasferite in altri siti con definizione della tempistica di intervento?

Quesiti che, pur se appaiono fuori tempo massimo in considerazione della prossima scadenza di mandato, appaiono ineludibili, soprattutto laddove un eventuale ulteriore ritardo concreterebbe la possibilità di perdita, anche parziale, del finanziamento ottenuto esponendo, al contempo, il Comune ad un giudizio, dai tempi incerti, con pregiudizio grave ed irreparabile alla prospettiva di restituzione di un bene storico ed identitario alla fruizione pubblica.

Saprà l’Amministrazione Servalli, con un imprevisto quanto improbabile colpo di coda, contraddistinguersi per trasparenza amministrativa, scelte partecipate e coraggio di azione allo scopo di rendere meno inclemente il giudizio che la Storia cavese gli riserverà?

Ai posteriori l’ardua sentenza!

 

ing. Massimo Mariconda

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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