scritto da Redazione Ulisseonline - 02 Marzo 2026 18:36

Caso Sarastra, il sindaco di Scafati Aliberti assolto anche in Appello: si chiude una vicenda durata tredici anni

Il sindaco Pasquale Aliberti annuncia la definitiva assoluzione nel procedimento “Sarastra”. Dichiarata inammissibile la richiesta di appello della Procura. «Tredici anni di sofferenza, oggi vince la verità»

il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti (foto tratta dal profilo Fb)

La vicenda giudiziaria nota come Sarastra si chiude definitivamente per il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. La Corte d’Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la sentenza di primo grado che lo aveva assolto con la formula «il fatto non sussiste». Una decisione che pone fine a un percorso giudiziario durato tredici anni.

Aliberti, attraverso un lungo post sui social, ha ripercorso il peso umano e politico di questa storia, ringraziando gli avvocati Sica, Pepe e Cardiello per l’assistenza legale. «Tredici anni in cui su di me è stato gettato fango, tredici anni di sofferenza, processi, attese», scrive il sindaco, ricordando anche i momenti più duri: l’arresto, la detenzione, l’isolamento e il giudizio dell’opinione pubblica.

Il primo cittadino sottolinea come la battaglia sia stata combattuta non solo per la propria libertà, ma per la dignità personale e familiare. «Ho conosciuto il gelo delle manette e quello di una cella. Ho resistito contro accuse pesanti e contro la lentezza della giustizia», afferma.

Nel suo messaggio emerge anche un dolore privato: la scomparsa dei genitori, che non hanno potuto assistere alla conclusione del processo. «Avrei voluto gridare questa verità a mia madre e a mio padre. Sono morti prima di vedermi libero».

Con la pronuncia della Corte, Aliberti parla di una verità che “arriva con il tempo” e che oggi, dopo oltre un decennio, trova conferma definitiva. «Restano le cicatrici, ma è il tempo degli affetti, della famiglia, di chi ha creduto in me. La verità è figlia del tempo… e quel tempo è ora».

La sentenza chiude uno dei capitoli giudiziari più discussi della recente storia politica scafatese, con inevitabili riflessi sul dibattito pubblico e sull’immagine istituzionale della città.

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