scritto da Gabriella Avagliano - 09 Ottobre 2026 08:05

“Ottobre”, le suggestioni poetiche di Vincenzo Cardarelli

Nonostante il suo carattere decadente, la stagione autunnale può ancora regalarci momenti di bellezza delicata e rasserenante, configurandosi come “una dolcissima agonia”

La stagione autunnale rappresenta da sempre il cambiamento, un momento di transizione in cui la vitalità dell’estate cede il passo alla natura che si trasforma e cambia lentamente i colori del paesaggio. Gli alberi si tingono di giallo e arancio, le strade si ricoprono di folti tappeti di foglie, dai vicoli promana l’odore del mosto, l’aria si fa più fresca, e il golfino, riposto nel cassetto durante l’estate, torna a scaldare le giornate. Ottobre si lascia alle spalle i momenti spensierati, le corse in bicicletta e le risate dei bambini che giocano nei cortili. La nostalgia per quei giorni, però, fa spazio ad una stagione diversa, ma altrettanto bella, fatta di emozioni e colori differenti, atmosfere più intime e piccoli piaceri che solo l’autunno sa regalare.

Anche il poeta Vincenzo Cardarelli, nelle sue più celebri poesie “Autunno” (1931) e “Ottobre” (1938), racconta, seppur con toni diversi, la malinconia legata a questo periodo, trasformando il mutamento della natura in una riflessione sul tempo che passa. Se nella prima poesia prevale un tono più cupo e rassegnato, esemplificato nei versi: “È il tempo in cui si muore. Oggi ch’io non ho più la gioia di vivere”; nella seconda, al contrario, emerge un senso di speranza, accompagnato da una maggiore quiete interiore. In “Ottobre”, infatti, Cardarelli descrive con pacata serenità le suggestioni di un paesaggio autunnale che riflette lo stato d’animo dell’uomo. Così mentre l’incipit della poesia – “Un tempo, era d’estate,/ era a quel fuoco, a quegli ardori,/ che si destava la mia fantasia” – ricorda gli anni della sua giovinezza, i versi successivi – “Inclino adesso all’autunno… amo la stanca stagione/ che ha già vendemmiato” – sono un chiaro riferimento alla maturità del poeta, all’autunno della vita che attraverso la vendemmia ha già dato i suoi frutti. Ma questa nuova fase dell’esistenza umana può ancora offrire speranza e regalare piacevoli momenti di bellezza, proprio come il “vecchio sole ottobrino” che, inatteso, è ancora capace di donare calore, splendendo con “vagabonda felicità”.

Nella parte conclusiva, Cardarelli definisce la stagione autunnale come “una dolcissima agonia”, un’espressione ossimorica che racchiude una metafora della vita: anche nella malinconica consapevolezza del tempo che scorre può esistere una forma di bellezza, dolce e nuova.

Laureata in Filologia con 110 e lode, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Italianistica. Ha pubblicato diversi saggi in riviste scientifiche e una monografia dal titolo “Tracce del Mezzogiorno nel documentario etnografico”, dedicata alla ricerca storico-sociale del Sud Italia, dal Secondo Dopoguerra agli anni ’70. Attualmente è docente di materie letterarie presso la scuola secondaria di primo grado.

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