Cava de’ Tirreni, Premio Com&Te: la giornalista e scrittrice Alessandra Libutti con il romanzo “La memoria del giglio” ha aperto ieri sera la XVII edizione
Sollecitata dalle numerose domande degli studenti della giuria popolare del Premio speciale Com&Te Giancarlo Siani, Alessandra Libutti ha rivelato che il libro ispiratore, in parte, è stato "La storia" di Elsa Morante
“Noi abbiamo delle radici che tendiamo a dimenticare e che riaffiorano con il passare del tempo. Per me questo è stato un viaggio a ritroso, partendo dal rapporto con mia madre, un rapporto stretto, quasi morboso. Ho ricostruito la sua infanzia, riflettendo su quanto scoprivo e sulle influenze sulla sua indole, la sua vita e, di riflesso, sulla mia”.
A rivelarlo al folto pubblico che ha partecipato ieri sera, nella Sala Maestrale dell’Holiday Inn di Cava de’ Tirreni, al primo appuntamento della XVII edizione della Rassegna letteraria Premio Com&Te, è stata la giornalista Alessandra Libutti.
In dialogo con Angela Senatore e Francesco Accarino, l’autrice ha presentato la sua ultima pubblicazione, La memoria del giglio, edito da Rizzoli, un romanzo storico che scava nella genealogia della famiglia d’origine della scrittrice. La scintilla, come poi ha spiegato, si è accesa osservando l’albero genealogico dal lato materno della sua famiglia: la sua bisnonna era la prima di 8 figli, alcuni premorti, e di tutti era stata l’unica a diventare madre. Inizia così una ricerca a ritroso per capire cosa fosse successo nella sua famiglia dove le donne, ad un tratto, avevano smesso di avere figli.
“Le grandi rivoluzioni -ha spiegato l’autrice in un passaggio- si fanno partendo dalla famiglia, dell’educazione che si dà e sai semi che si coltivano”.
Sollecitata dalle numerose domande degli studenti della giuria popolare del Premio speciale Com&Te Giancarlo Siani, Alessandra Libutti ha rivelato che il libro ispiratore, in parte, è stato La storia di Elsa Morante, sia perché il racconto avviene attraverso persone comuni, sia perché la vera tragedia non si prova durante la guerra, bensì immediatamente dopo, nel dopoguerra, quando si dovrebbe tornare alla normalità e ci si accorge che niente più è come prima.
L’autrice ha poi confessato quali sono state le scene più complesse da raccontare. Da una parte, quella cruenta dello stupro da parte dei marocchini, giunti in Italia con gli Alleati, dall’altra quella di sua nonna Rina che vuole farla finita gettandosi sotto un tram e che, inseguita da sua figlia Adriana, capisce che l’amore l’avrebbe salvata.
A uno studente che le ha chiesto se “ricordare è una libertà o una condanna?”, Alessandra Libutti ha risposto che “la libertà è una condanna perché per ogni scelta fatta, c’è una strada che si chiude”.
“Anche il tentativo di non scegliere -ha continuato- prendendosi la libertà di fare ciò che si vuole, in realtà è una scelta che implica conseguenze. Libertà, infatti, è anzitutto responsabilità”.
Nel libro, infatti, tutti scelgono, pur inconsapevolmente.
“Se Babà, la primogenita -ha evidenziato l’autrice- sembra avere un’indole libera e indomita, per affermare la propria identità, si impone al padre, studiando e diventando maestra, ma cede poi all’amore per l’uomo sbagliato che rovinerà la vita a lei e anche alla figlia, Rina, in una tragica sequenza per cui i traumi si tramandano ereditariamente di generazione in generazione”.
“Nel mio romanzo -ha chiarito l’autrice in un altro passaggio- si trova una realtà di donne che si auto-flagellano e di uomini che si auto-assolvono”.
“Questo libro -la confessione conclusiva di Alessandra Libutti- è stato un modo di capire meglio me stessa attraverso le altre generazioni”.
Prossimo salotto letterario giovedì 9 aprile con il libro Un milione di scale Le ragazze della Rinascente di Giacinta Cavagna di Gualdana, edito da Neri Pozza.
Per ogni altra informazione può essere consultato il sito www.premiocomete.it
(foto di Francesco Cuccaro)






























