Violenza a Termini e immigrazione clandestina fuori controllo
Nuovi arresti per il pestaggio del funzionario ministeriale davanti alla stazione Termini. Il movente resta sconosciuto mentre cresce l’allarme sicurezza
Il funzionario 57enne del Ministero per le Imprese e il Made in Italy, aggredito brutalmente sabato sera fuori dalla stazione Termini, resta ricoverato in prognosi riservata ma non è in pericolo di vita. La polizia ha arrestato altri due presunti complici, entrambi tunisini, mentre almeno un membro della banda è ancora ricercato. Nelle ore successive all’aggressione, gli arrestati si sarebbero resi responsabili di molestie sessuali, aggressioni e rapine tra Termini e Ostiense. Il movente del pestaggio resta un mistero e non sarebbe legato a una rapina. Intanto il Viminale ha disposto l’invio di 470 agenti a Roma e un rafforzamento dei controlli nell’area di Termini, aprendo anche alla vigilanza privata non armata. Misure indubbiamente necessarie. Occorre tuttavia cambiare le norme sulle espulsioni, che non possono restare un semplice atto burocratico, ma devono diventare realmente efficaci. Quando l’espulsione non è possibile, è necessario prevedere strutture adeguate in cui trattenere i soggetti pericolosi per la sicurezza dei cittadini. Servono quindi regole chiare e rigorose, che non possano essere aggirate o applicate in modo discrezionale. Senza una repressione concreta e senza una normativa chiara, capace di garantire la certezza del diritto, non è possibile uscire dall’attuale situazione. A queste misure devono affiancarsi il contrasto agli sbarchi clandestini e il rimpatrio di chi non ha titolo a restare. Allo stesso tempo, però, sono necessarie politiche di accoglienza più adeguate, soprattutto per i minori anche se clandestini, e strumenti efficaci di inserimento sociale ed economico per gli stranieri regolarmente presenti in Italia. Le diverse azioni non si escludono, ma devono procedere insieme.





