Torino, responsabilità senza alibi
Duro intervento di Luciano Violante sugli scontri a Torino. La partecipazione di intellettuali e politici ai cortei violenti viene letta come scelta consapevole e irresponsabile
Nel dibattito sugli episodi di violenza avvenuti a Torino, l’ultima dichiarazione di Luciano Violante assume un tono particolarmente netto. Pur riconoscendo la storica tradizione di partecipazione sociale della città — dai Salesiani all’azionismo, dal socialismo al comunismo — Violante esclude qualsiasi continuità tra quella storia e le aggressioni recenti. A suo avviso, chi appartiene al mondo intellettuale o politico e sceglie di unirsi a cortei noti per degenerare in violenza non può fingere ingenuità. Le alternative, afferma, sono solo due: l’imbecillità o l’irresponsabilità, propendendo chiaramente per la seconda. In entrambi i casi, si tratta di una colpa grave, perché viene meno il dovere di prevenire e contrastare la violenza. Violante auspica quindi una risposta ferma delle forze dell’ordine e della magistratura, ma soprattutto richiama a una responsabilità morale e civile di chi, per ruolo e visibilità, dovrebbe contribuire a isolare l’eversione, non a legittimarla. Le parole di Luciano Violante rappresentano una lezione di responsabilità, serietà e onestà intellettuale. A pronunciarle è un esponente storico della sinistra, già magistrato ed ex Presidente della Camera dei deputati. Non si tratta quindi di una figura di destra, né di una voce isolata: le opinioni espresse da Violante sono in realtà più diffuse e radicate nel Paese di quanto spesso si voglia ammettere. Proprio per questo, la sinistra dovrebbe incalzare il governo Meloni sui temi della sicurezza e dell’ordine pubblico, invece di arrampicarsi sugli specchi nel tentativo di giustificare certi cortei e determinate istanze. Altrimenti è inutile lamentarsi se questo atteggiamento finisce per rafforzare, anche elettoralmente, la maggioranza di centrodestra.





