Mattarella e la Repubblica del nuovo Rinascimento
Nel messaggio di fine anno, il Presidente Sergio Mattarella richiama il Paese alla responsabilità collettiva, alla difesa della democrazia e alla ricerca della pace come dovere morale e civile
Il Presidente Sergio Mattarella, nel suo undicesimo discorso di fine anno, ha richiamato con forza il valore della pace, definendo «ripugnante» il rifiuto di chi la nega sentendosi più forte. Ha ricordato i drammi di Ucraina e Gaza e invitato gli italiani a “disarmare le parole”, riducendo l’odio e la violenza verbale. Il messaggio si è intrecciato con le celebrazioni degli ottant’anni della Repubblica, evocata come spartiacque democratico e frutto dell’impegno di una generazione che seppe ricostruire il Paese. Mattarella ha ripercorso le grandi riforme del dopoguerra — dal Servizio sanitario allo Statuto dei lavoratori — come pilastri da preservare. Ha esortato la politica a ritrovare toni più sobri e spirito di collaborazione sui temi fondamentali. Infine, un appello ai giovani: essere esigenti, coraggiosi e protagonisti del futuro, con la stessa responsabilità di chi costruì l’Italia moderna. Un passaggio del discorso presidenziale ha colpito più di tutti. “L’Italia della Repubblica -ha affermato Mattarella- è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi. Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico. In ogni casa, in ogni famiglia c’è una storia da raccontare”. E’ vero, una storia di successo quella della Repubblica Italiana. La storia di un nuovo Rinascimento per il nostro Belpaese.





