Contrada, fine di un’ombra
Morto a 94 anni l’ex dirigente del Sisde, figura centrale e controversa nella stagione delle stragi di mafia. Una vita segnata da processi, accuse e una lunga battaglia per riabilitare il proprio nome
Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde e protagonista della stagione più drammatica della guerra di mafia a Palermo, è morto a 94 anni. La sua vicenda resta una delle più controverse della storia repubblicana. Accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, fu arrestato il 24 dicembre 1992, lo stesso anno delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Condannato in primo grado, assolto in appello e poi nuovamente condannato. Trascorse anni tra carcere e domiciliari, continuando a proclamare la propria innocenza. La Corte europea dei diritti dell’uomo condannò due volte l’Italia, stabilendo che all’epoca dei fatti il reato contestato non era sufficientemente definito. Seguì una lunga battaglia per la revisione del processo, conclusa con un indennizzo di 285 mila euro. Nel 2017 l’allora capo della Polizia Franco Gabrielli revocò la sua destituzione, restituendogli lo status di prefetto in pensione. La sua figura continua a dividere. Per alcuni simbolo di un’ingiustizia, per altri un traditore dello Stato. La sensazione è che Contrada sia stato molto probabilmente vittima di un accanimento giudiziario. I dubbi restano, certo. Ma una cosa appare chiara: anche se fosse stato colpevole, il lungo e doloroso calvario giudiziario che ha affrontato rappresenta comunque un prezzo altissimo, quasi un debito già pagato.





