Cgil sotto accusa
Un ex dirigente ottiene in primo grado il riconoscimento di 125 mila euro per differenze retributive non pagate. La Cgil impugna la sentenza, mentre la vicenda alimenta il dibattito politico
Il tribunale civile di Roma ha condannato in primo grado la Cgil a versare 125 mila euro a un suo ex dirigente per differenze retributive maturate in oltre trent’anni di servizio. Il lavoratore, Stefano O., aveva assunto dal 1985 la responsabilità dell’ufficio legislativo del sindacato senza che il suo stipendio fosse adeguato al ruolo. Dopo il pensionamento nel 2015, ha avviato una diffida chiedendo gli arretrati. Il giudice gli ha dato ragione, riconoscendo la violazione del regolamento interno e il mancato adeguamento retributivo. La Cgil ha presentato appello: il nuovo processo è fissato per maggio. La vicenda si intreccia con le recenti dichiarazioni del segretario Maurizio Landini contro lo sfruttamento dei rider. Critiche arrivano anche dal fronte politico. Maurizio Gasparri definisce il caso “sconcertante” e accusa il sindacato di incoerenza. Il caso riapre il dibattito sul ruolo delle organizzazioni sindacali nella tutela dei lavoratori. Al di là delle polemiche e delle strumentalizzazioni, resta un dato evidente: una condanna alla Cgil in una vicenda del genere rappresenta un fatto davvero eclatante. È una questione che tocca direttamente la sua credibilità, per evitare di essere percepita come il bue che dà del cornuto all’asino. Per farla breve, essere tra quelli che predicano bene ma razzolano male.





