Intervista al dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo ed esperto di cardioprotezione: “In caso di arresto cardiaco si interviene sul posto: ogni minuto perso riduce la sopravvivenza”
Il cardiologo Giuseppe Colangelo richiama l’attenzione sull’urgenza di intervenire subito in caso di arresto cardiaco: ogni minuto senza rianimazione riduce drasticamente le possibilità di sopravvivenza. Formazione, defibrillatori e responsabilità collettiva sono gli elementi chiave della cardioprotezione
“Arresto cardiaco, la vita si gioca in pochi minuti”
L’appello del cardiologo Giuseppe Colangelo
Dottor Colangelo, qual è oggi la dimensione del problema dell’arresto cardiaco in Italia?
In Italia si registrano ogni anno circa 60.000 arresti cardiaci extraospedalieri, un’emergenza sanitaria di grande impatto sociale. La sopravvivenza media è ancora bassa, intorno all’8–10%, ma può aumentare sensibilmente quando i soccorsi vengono attivati subito e quando chi assiste all’evento inizia immediatamente la rianimazione cardiopolmonare (RCP) e utilizza il defibrillatore automatico esterno (DAE).
Qual è l’errore più frequente davanti a un arresto cardiaco improvviso?
Uno degli errori più gravi è trasportare la persona in auto verso l’ospedale senza avviare alcuna manovra salvavita. È una reazione istintiva, ma clinicamente pericolosa. L’arresto cardiaco è una condizione tempo‑dipendente: la rianimazione deve iniziare sul posto, non durante il tragitto.
Perché è così determinante intervenire subito?
Dopo 4–5 minuti senza ossigenazione cerebrale iniziano danni neurologici irreversibili. Ogni minuto senza RCP riduce la sopravvivenza del 7–10%. Al contrario, massaggio cardiaco precoce e defibrillazione tempestiva possono raddoppiare o triplicare le possibilità di vita. È il principio alla base della “catena della sopravvivenza”.
Cosa deve fare concretamente un cittadino?
Verificare coscienza e respirazione, chiamare immediatamente il 112 o il 118 e iniziare il massaggio cardiaco senza esitazioni. Se è disponibile un DAE, va utilizzato seguendo le istruzioni vocali: è uno strumento sicuro, pensato anche per i non sanitari.
Quanto è importante diffondere la cultura della cardioprotezione nei luoghi di aggregazione?
È essenziale. Nei luoghi di comunità possono trovarsi persone fragili, anziane o con patologie cardiache, ma anche individui apparentemente sani. La presenza di un DAE e di personale formato può fare la differenza nell’attesa del soccorso avanzato.
In questa prospettiva, domani 26 febbraio alle 17:30 si terrà un incontro di sensibilizzazione in un santuario di Sarno, nella provincia di Salerno. La chiesa è uno spazio frequentato quotidianamente, soprattutto da anziani: dotarla di un DAE e formare frati e collaboratori significa trasformarla in un luogo cardioprotetto, capace di garantire una risposta immediata nei primi minuti decisivi.
Qual è il messaggio conclusivo?
L’arresto cardiaco è un evento improvviso che richiede responsabilità collettiva. Non si salva una vita caricando una persona in auto, ma intervenendo subito, attivando il sistema di emergenza e iniziando la rianimazione. La cardioprotezione è un impegno civile oltre che sanitario: ogni comunità può diventare parte attiva della catena della sopravvivenza.







