NUTRIRE IL SÉ La mente… “al dente”

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Peso, Alimentazione, Corpo, Emozioni (PACE)

In questo nuovo ciclo di articoli affronteremo temi molto interessanti con l’intento di raggiungere tre obiettivi: il primo è quello di modificare l’approccio ed il campo di azione nel nostro rapporto con il cibo prendendo come dato acquisito il fallimento dei modelli culturali e dei codici tradizionali (diete ipocaloriche) che promettono maggiore piacere e gioia di vivere, ma stanno esitando in un serio pericolo per la salute psico-fisica dell’individuo; il secondo obiettivo è di fornire un contributo, una sollecitazione, uno spunto di riflessione critica circa la complessa e ambivalente relazione che esiste fra cibo, corpo, mente ed emozioni, sulla necessità di mangiarne e parlarne tanto, di amarlo al punto di “fare l’amore” con uno yogurt o rifiutarlo in alcuni casi fino alla morte; il terzo obiettivo forse più faticoso ma più ambizioso è di aiutare le persone a trasformare l’attuale ossessione per il cibo in una sana attenzione.

La relazione dell’uomo con il cibo, ribadiamo, non si limita ad una semplice questione nutrizionale, riguarda piuttosto il rapporto più complesso che esso ha con il nostro corpo, il cervello, i sensi e le emozioni ma non solo.

Prepariamoci ad esplorare insieme nelle prossime settimane questi complessi rapporti declinati nei dieci temi qui elencati:

  • cibo e origini
  • cibo e bisogni
  • cibo e corpo
  • cibo e peso
  • cibo e psiche
  • cibo e emozioni
  • cibo e ritmi
  • cibo e cervello
  • cibo e informazione
  • cibo e potere

Partiamo dal tema forse più affascinante ma allo stesso tempo drammaticamente attuale: il rapporto fra il cibo e la psiche. Nel soggetto che manifesta gravi disturbi alimentari c’è una grande fame di libertà.

Di una libertà che vorrebbe rifiutare ogni limite. Ma la mancata accettazione di regole fa sì che questo desiderio smisurato si trasformi nel suo opposto: una totale dipendenza. Siamo di fronte cioè a persone onnipotenti-impotenti.

Il cibo si trasforma in un  “cibo delle dee”, che non si costituisce degli alimenti ordinari, ma dei sogni onnipotenti che questi soggetti coltivano e che si capovolgono in stati di penosa impotenza.

Un paradosso, sia sul piano filosofico che su quello medico ed esistenziale. I disordini dell’alimentazione e della nutrizione oggi rappresentano un’importante causa di morbilità e mortalità soprattutto nelle adolescenti, nelle giovani donne adulte e incominciano a diffondersi sempre più e con altre caratteristiche anche negli uomini.

L’attuale classificazione medica ufficiale ancora divide questa malattia in tre categorie diagnostiche: anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbi dell’alimentazione atipici. I primi due sono i più noti e “pubblicizzati” ma  più del 60% circa delle persone è affetta da disturbi dell’alimentazione definiti atipici.

Questi rappresentano la percentuale maggiore dei casi clinici, quelli che non si “vedono”, ma sempre più nuove forme di disturbi alimentari e dell’immagine corporea  rappresentano un’esperienza comune a molti terapeuti.

Nuovi disturbi vengono diagnosticati e si fanno sempre più frequenti come l’ortoressia caratterizzata dall’ossessione del mangiare sano, dalla ricerca spasmodica del cibo giusto, genuino e naturale che la dieta diventa monotona, carente e sbilanciata. La persona passa da una sana attenzione ad una preoccupazione  che si trasforma poi in una grave ed invalidante ossessione al  punto da trascurare ogni altro interesse. Una recente ricerca della Loyola University nata per cercare le conseguenze morali delle scelte di cibo “organico” ha dimostrato che chi è ossessionato dal cibo buono si ritiene nel giusto su tutto autoassolvendosi anche da ogni egoismo; si sente addirittura superiore, come se avesse acquisito una moralità da spendere anche in altri campi!

La vigoressia o bigoressia è caratterizzata da un’applicazione maniacale all’esercizio fisico praticato in palestra (body building in particolare) e dall’adozione di pericolose diete squilibrate iperproteiche e uso di farmaci che possono provocare in particolare danni renali, epatici e metabolici in generale in alcuni casi irreversibili.

La sindrome da alimentazione notturna  è una combinazione di un disturbo dell’alimentazione, di un disturbo del sonno e di un disturbo dell’umore e coinvolge in particolare le persone adulte. Il  ritmo sonno veglia è alterato, e si assume cibo durante la notte.

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