NUTRIRE IL SÉ Esistono i super cibi per la mente?

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Peso, Alimentazione, Corpo, Emozioni (PACE)

Numerosi studi hanno indagato gli eventuali effetti benefici di specifici nutrienti e più in generale  di una sana alimentazione e di un’attività fisica costante sul tono dell’umore, il controllo dello stress, dell’ansia e della depressione.

Queste ricerche hanno portato ad importanti scoperte i cui risultati sono stati pubblicati su riviste autorevoli ed accreditate come The Lancet, l’American Journal of Cardiology, The New England Journal of  Medicine, Circulation, ecc. Ne citerò  alcune fra le  più significative.

Per esempio le proteine animali sembrano bloccare la capacità del cervello di produrre serotonina, la sostanza chimica che regola il tono dell’umore e facilita il sonno; al contrario i carboidrati come gli amidi naturali, la pasta il riso, il pane stimolano la produzione di serotonina e quindi favoriscono il rilassamento.

Il precursore della serotonina è un amminoacido particolare, il triptofano, il quale  dopo l’assorbimento passa dal sangue al cervello e in quella sede  si trasforma in serotonina. Se si mangiano cibi altamente proteici come la carne, in particolare durante le ore serali, gli altri amminoacidi entrano in competizione con il triptofano, rallentano il suo flusso verso il cervello e riducono  di conseguenza la produzione di serotonina [3].

I cibi ricchi di amido come i carboidrati invece determinano il rilascio di insulina che favorisce l’entrata nel cervello del triptofano bloccando gli altri amminoacidi concorrenti.

Questo spiegherebbe l’effetto benefico e soporifero  dei carboidrati la sera. Nonostante queste evidenze, molti regimi dietetici proposti dai soliti “funzionari delle calorie”, ne sconsigliano vivamente il consumo o addirittura prevedono l’esclusione totale di carboidrati nelle ore serali: un altro incomprensibile paradosso! Anche l’esercizio fisico ha un effetto benefico sul cervello molto  simile ai carboidrati perché con esso si produce serotonina. Più ci si muove, meglio si dorme e di conseguenza si migliora la memoria.

Recenti studi sui meccanismi neurobiologici che causano depressione hanno provato a spiegare perché chi ne soffre è spinto a consumare spesso particolari alimenti, ha difese immunitarie compromesse ed è più predisposto alla malattia. Le cellule del sistema immunitario deputate a difenderci dalle malattie,  non solo hanno recettori per diversi neuro peptidi, ma sono esse stesse  in grado di  produrre in modo autonomo neuro peptidi.

Questa potenzialità, assolutamente sconosciuta fino a pochi anni fa,  si sta rivelando una scoperta eccezionale  per le possibili implicazioni e le  ricadute terapeutiche sull’equilibrio corpo-mente. Esistono cioè sottoinsiemi di cellule immunitarie che creano le beta endorfine, e gli altri peptidi oppiacei.

In altre parole, le cellule del nostro sistema immunitario  sono in grado di produrre sostanze che agiscono  sul tono dell’umore nel cervello. Esse da un alto controllano cioè l’integrità dei tessuti nel corpo e allo stesso tempo producono anche le sostanze chimiche che influiscono sul tono dell’umore. Ancora una volta si conferma il principio: corpo e mente insieme. L’equilibrio fisiologico ed in particolare quello del sistema nervoso autonomo, deputato a governare le nostre funzioni vitali, possono essere influenzate in modo eclatante e senza più alcun dubbio da due elementi apparentemente distanti ma intimamente prossimi l’un l’altro: la meditazione e l’alimentazione.

In una ricerca pubblicata sull’American Journal of Cardiology i ricercatori dell’HearthMath Institute, un centro interamente consacrato allo studio e all’applicazione della coerenza del ritmo cardiaco, hanno verificato gli effetti della meditazione sul ritmo cardiaco.

I risultati sono stati sorprendenti! Attraverso la pratica della meditazione e  del rilassamento, che  favorisce l’evocazione di immagini ed emozioni positive, si induce in modo rapido e naturale la transizione dalla variabilità del battito cardiaco ( caos ed aritmia) verso una fase di aumento di coerenza del ritmo cardiaco (onde regolari e dolci) che si ripercuote beneficamente sul funzionamento  e le prestazioni del cervello emotivo.

Il cervello emotivo risponde a sua volta con un meccanismo di bio-feedback rafforzando ulteriormente la regolarità del ritmo cardiaco.  In questo stato di armonia fisiologica, la mente ottimizza l’intuizione, le funzioni di riflessione, di ragionamento astratto e di pianificazione.

In definitiva gli studi dimostrano chiaramente che il cuore e il cervello facilitano reciprocamente  il loro funzionamento. Ciò si traduce in risposte più rapide e precise migliorando le  prestazioni dell’organismo sotto stress.

Bibliografia essenziale

  1. Pert CB, Dreher HE et al. “The Psychosomatic network; foundations of mind-body medicine” In Alternative Therapies in Health and Medicine4, n.4, pp.30-41. 1998
  2. Makarness R “Not all in the mind” Pan, London. 1976
  3. Neal DB “Super cibi per la mente” Edizioni Sonda. 2013
  4. de Jager CA, Oulhaj A, Jacoby R, Refsum H Smith AD “Cognitive and clinical outcomes of homocysteine-lowering B-vitamin treatment in mild cognitive impairment: a randomized controlled trial” J.Geriatr.Psychiatry, n.27(6), pp.592-600. 2012
  5. Erikson KI, Miller DL, Roeklein KA “The Aging Hippocampus. Interaction between Exercise, Depression, and BDNF” Department of Psychology, University of Pittsburgh, PA, USA. 2013
  6. Neal DB “Super cibi per la mente” Edizioni Sonda. 2013
  7. Ruocco R, Alleri P “Il “peso” del corpo. Conoscere, affrontare e vincere i disturbi dell’alimentazione” Manuale di auto-aiuto. Ed. Franco Angeli. 2006
  8. Stoll AL, Severus WE et al. “Omega-3 fatty-acids in bipolar disorder: a preliminary doubl-binde,placebo-controlled trial”, in Archives of General Psychiatry, vol. 56, pp.407-412. 1999
  9. Stoll AL “The Omega-3 Connection: the Groundbreaking Omega-3 Antidepression Diet and Brain Program” Simon & Schuster, New York. 2001
  10. Mortensen EL, Michaelsen KF et al. “The association between duration of breastfeeding and adult intelligence” In Journal of the American Medical Association, vol.287, pp. 2365-71. 2002
  11. Stankiewicz JM, Brass S:D “Role of iron in neurotoxicity: a cause for concern in the elderly?” Opin. Clin. Nutr. Metab. Care, n.12,pp. 22-29. 2009

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