NUTRIRE IL SÉ Cibo e intelligenza

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Peso, Alimentazione, Corpo, Emozioni (PACE)

Possiamo misurare la nostra efficienza intellettiva? Ritorniamo al rapporto fra memoria e cervello. I vuoti di memoria che  iniziano a verificarsi puntualmente con l’età sono una delle cose che ci creano maggior ansia e apprensione.

Questi episodi vengono vissuti ed interpretati come  la spia del nostro irreversibile declino cognitivo. Restiamo calmi, non disperiamo! Premetto che sono molte le situazioni che influenzano il funzionamento del nostro cervello e fra queste quelle che rivestono maggior importanza sono: la qualità del sonno che gioca un ruolo fondamentale in questo processo (integra e archivia i ricordi rendendo più facile recuperarli), alcune malattie ed  in particolare quelle della tiroide ed infine la mancanza o l’eccesso di alcuni elementi o nutrienti.

Adesso vi do due notizie: una cattiva ed una buona.

La cattiva notizia è che il deterioramento cognitivo è la  conseguenza della perdita di neuroni e di molte sinapsi (connessioni attraverso le quali le cellule comunicano fra di loro).

La buona, eccezionale, è che oggi possiamo invertire questo processo, possiamo evitare che ciò accada, possiamo in altre parole recuperare! Come? Sfruttando il potere del cibo in generale, di cui abbiamo già accennato, ma soprattutto stando un po’ più alla larga da alcuni alimenti e dagli  integratori in particolare. Molti metalli sono essenziali per il funzionamento cognitivo  del nostro organismo: per esempio lo zinco è coinvolto nella trasmissione nervosa, il rame nella formazione degli enzimi che avviano le reazioni biochimiche, il ferro per formare le cellule del sangue e trasportare l’ossigeno ai tessuti.

Sono tutti metalli contenuti naturalmente negli alimenti che assumiamo ogni giorno, ma che se ingeriti in quantità eccessive, danneggiano i nostri neuroni attraverso la produzione dei cosiddetti radicali liberi, molecole di ossigeno instabili che aumentano il processo di invecchiamento biologico [11].

Il problema è che la differenza fra le quantità fisiologiche necessarie e innocue per l’organismo e quelle tossiche è veramente  molto labile, piccolissima. Tutti questi metalli sono stati ritrovati nelle placche di beta- amiloide tipiche della malattia di Alzheimer.

Il quadro che sta emergendo quindi è che l’assunzione eccessiva di metalli attraverso la contaminazione del cibo ma soprattutto l’integrazione alimentare ha l’effetto di accelerare il processo di degenerazione della capacità cognitive e della memoria nell’individuo.

Dove sono più presenti questi metalli? Nell’acqua che scorre nelle vecchie tubature in rame, negli alimenti che vengono cotti nelle padelle in ghisa, negli integratori multivitaminici, nei cereali fortificati per la prima colazione. Se leggiamo attentamente la composizione di questi integratori minerali e vitaminici vi troviamo rame, zinco, ferro, selenio, ecc.

Questa aggiunta non solo è superflua, visto che li assumiamo sempre e comunque con il cibo, ma anche dannosa per il cervello. L’idea che la salute, la potenza muscolare e la forza fisica siano direttamente legate al consumo di proteine animali ed all’integrazione alimentare è dura da scardinare. Ma è ormai chiaro che le diete ricche in carne sono una delle principali cause di accumulo di metalli in particolare nei neuroni.

Prendiamo il ferro ad esempio: la  differenza fondamentale fra le diete ricche in proteine animali e quelle vegetali e che quello contenuto nelle verdure e nei legumi è in una forma speciale nota come ferro non-eme di cui l’organismo riesce a  controllarne l’assunzione in funzione di suoi bisogni reali.

Le carni contengono un po’ di questo tipo di ferro ma soprattutto del tipo eme il cui assorbimento da parte dell’organismo è più facile e meno controllabile e questo può causare un accumulo. Coloro che seguono diete a base vegetale hanno livelli di ferro negli intervalli di sicurezza, hanno probabilità molto basse di accumulare ferro, rame e zinco in eccesso.

Un accenno all’alluminio, un altro metallo trovato  dove non doveva trovarsi. Esso non svolge nessun ruolo nel funzionamento del nostro organismo e quindi del nostro cervello, ma è stato ritrovato in tracce importanti nel tessuto cerebrale delle persone con demenza senile. Da dove arriva? Probabilmente dalle pentole, dagli additivi dei cibi, è presente nelle lattine delle bibite e nelle bibite stesse, in vari coloranti alimentari denominati con la sigla E seguita da un numero  e infine nell’acqua potabile che viene purificata in alcune centrali con un processo definito di flocculazione che utilizza alluminio  per rimuovere particelle in sospensione.

Tracce di questo metallo restano nell’acqua e passano poi in bottiglia e nel bicchiere. Come proteggersi dai metalli tossici? In generale assumendo proteine vegetali, controllando le etichette dei cibi confezionati che utilizzano metalli per la conservazione e come coloranti, cuocendo in pentole e tegami che non rilasciano metalli, evitando bibite in lattina, evitando farmaci antiacidi che contengono alluminio, ma soprattutto evitando integrazioni inutili, costose e paradossalmente dannose.

Bibliografia essenziale

  1. Pert CB, Dreher HE et al. “The Psychosomatic network; foundations of mind-body medicine” In Alternative Therapies in Health and Medicine, 4, n.4, pp.30-41. 1998
  2. Makarness R “Not all in the mind” Pan, London. 1976
  3. Neal DB “Super cibi per la mente” Edizioni Sonda. 2013
  4. de Jager CA, Oulhaj A, Jacoby R, Refsum H Smith AD “Cognitive and clinical outcomes of homocysteine-lowering B-vitamin treatment in mild cognitive impairment: a randomized controlled trial” J.Geriatr.Psychiatry, n.27(6), pp.592-600. 2012
  5. Erikson KI, Miller DL, Roeklein KA “The Aging Hippocampus. Interaction between Exercise, Depression, and BDNF” Department of Psychology, University of Pittsburgh, PA, USA. 2013
  6. Neal DB “Super cibi per la mente” Edizioni Sonda. 2013
  7. Ruocco R, Alleri P “Il “peso” del corpo. Conoscere, affrontare e vincere i disturbi dell’alimentazione” Manuale di auto-aiuto. Ed. Franco Angeli. 2006
  8. Stoll AL, Severus WE et al. “Omega-3 fatty-acids in bipolar disorder: a preliminary doubl-binde,placebo-controlled trial”, in Archives of General Psychiatry, vol. 56, pp.407-412. 1999
  9. Stoll AL “The Omega-3 Connection: the Groundbreaking Omega-3 Antidepression Diet and Brain Program” Simon & Schuster, New York. 2001
  10. Mortensen EL, Michaelsen KF et al. “The association between duration of breastfeeding and adult intelligence” In Journal of the American Medical Association, vol.287, pp. 2365-71. 2002
  11. Stankiewicz JM, Brass S:D “Role of iron in neurotoxicity: a cause for concern in the elderly?” Opin. Clin. Nutr. Metab. Care, n.12,pp. 22-29. 2009

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