NUTRIRE IL SÉ Cibi che proteggono o danneggiano il cervello

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foto tratta da profilo fb Vale cucina e fantasia di Valeria Ciccotti

Peso, Alimentazione, Corpo, Emozioni (PACE)

Negli ultimi anni  molti  ricercatori, nei diversi continenti, stano conducendo studi accurati su nutrienti specifici che intuitivamente potrebbero proteggere o danneggiare il cervello.

I risultati sembrerebbero sorprendenti. Ma prima di entusiasmarci vi invito a riflettere, solo per un attimo, sulla ricaduta economica e gli  interessi commerciali che già sfruttano in maniera strumentale, i risultati di queste ricerche!

E’ recentissima la scoperta, ad esempio, che tre vitamine del gruppo B, somministrate nelle persone che presentano deterioramento cognitivo lieve, sono in grado di rallentarne il processo, prevenire l’atrofia cerebrale, salvaguardare le funzioni mentali e prevenire inoltre l’azione delle proteine beta-amiloide Aβ42 e tau presenti nella demenza di Alzheimer [4].

Questa malattia che colpisce oggi un anziano su cinque oltre i 75 anni, è caratterizzata dal danneggiamento dei centri del cervello responsabili dell’apprendimento, della memoria, del ragionamento e del linguaggio. I geni svolgono un ruolo fondamentale nella malattia di Alzheimer, ma la ricerca indica che alcuni cambiamenti nella dieta e nello stile di vita possono contrastare ed impedire a quei geni di esprimere i loro effetti negativi sul deterioramento del cervello.

Gli abitanti di Okinawa, Loma Linda, di alcune zone della Sardegna, dell’isola greca di Icaria, della penisola di Nicoya in Costa Rica e di Santiago di Atlitan in Guatemala, pur distanti  tra di loro, hanno una caratteristica in comune: godono di una salute eccezionalmente buona, cervello compreso, anche in età avanzata. In queste particolari aree geografiche, alcune delle quali definite “Blue Zones”, le diverse tipologie alimentari sono accomunate da fatto che  privilegiano cibi di origine vegetale come patate dolci, verdure, riso, legumi, pane integrale, fave, frutta secca, olive, mais e polvere di cacao [5].

Le ricerche sul tema della prevenzione dell’invecchiamento cerebrale confermano in maniera sempre più evidente, che esiste un’ulteriore terza via di accesso al cervello emotivo oltre all’alimentazione e alla meditazione: l’attività fisica.

Questa terza via coinvolge tutto il corpo, ma  ciò nonostante  al momento viene in parte trascurata o marginalizzata, molto probabilmente a causa delle scarse ricadute economiche per le industrie farmaceutiche. Essa rappresenta una delle forme e delle fonti di “energia” dell’organismo più disponibili, naturali  e a buon mercato.

L’attività fisica, oltre a migliorare la funzionalità cerebrale di per sé, agisce in sinergia con la dieta, potenziandone l’impatto positivo o addirittura limitandone le conseguenze negative quando i cibi assunti non sono salutari.

Come agisce l’attività fisica sulla mente? Una revisione di diversi articoli scientifici recentemente pubblicata su “Preventive Medicine” conferma che l’esercizio fisico agisce sul nostro cervello attraverso gli stessi meccanismi che mediano gli effetti di alcuni fattori nutrizionali [6].

Si è dimostrato, in modelli animali, che alcuni nutrienti, come gli acidi grassi omega-3, i polifenoli presenti soprattutto in frutta e verdura e la curcumina, estratta dal Turmerico, pianta della stessa famiglia dello zenzero, molto usata in India come spezia, migliorano memoria e capacità di apprendimento.

L’effetto è dovuto  all’aumento dimostrato dei livelli di una proteina, il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF) che è fondamentale per questo organo sia durante lo sviluppo, sia nell’età adulta. L’esercizio fisico produce i medesimi effetti attraverso lo stesso meccanismo! Al contrario la funzione cognitiva risulta compromessa e i livelli di BDNF ridotti, con una dieta ad alto tenore in grassi e zuccheri e la sedentarietà.

Non credo ci sia molto altro da aggiungere sugli effetti benefici dell’attività fisica sulla salute  e la psiche!  Ma ritorniamo al tema conduttore del capitolo: il rapporto fra cibo e cervello.

E’ ormai chiaro a tutti gli studiosi che il cervello è altrettanto, e forse ancor più, sensibile del cuore e degli altri organi, alla qualità e quantità dell’alimentazione quotidiana. Le cellule del cervello si rinnovano perennemente e quelle di domani saranno l’espressione di quello che mangiamo oggi.

Bibliografia essenziale

  1. Pert CB, Dreher HE et al. “The Psychosomatic network; foundations of mind-body medicine” In Alternative Therapies in Health and Medicine4, n.4, pp.30-41. 1998
  2. Makarness R “Not all in the mind” Pan, London. 1976
  3. Neal DB “Super cibi per la mente” Edizioni Sonda. 2013
  4. de Jager CA, Oulhaj A, Jacoby R, Refsum H Smith AD “Cognitive and clinical outcomes of homocysteine-lowering B-vitamin treatment in mild cognitive impairment: a randomized controlled trial” J.Geriatr.Psychiatry, n.27(6), pp.592-600. 2012
  5. Erikson KI, Miller DL, Roeklein KA “The Aging Hippocampus. Interaction between Exercise, Depression, and BDNF” Department of Psychology, University of Pittsburgh, PA, USA. 2013
  6. Neal DB “Super cibi per la mente” Edizioni Sonda. 2013
  7. Ruocco R, Alleri P “Il “peso” del corpo. Conoscere, affrontare e vincere i disturbi dell’alimentazione” Manuale di auto-aiuto. Ed. Franco Angeli. 2006
  8. Stoll AL, Severus WE et al. “Omega-3 fatty-acids in bipolar disorder: a preliminary doubl-binde,placebo-controlled trial”, in Archives of General Psychiatry, vol. 56, pp.407-412. 1999
  9. Stoll AL “The Omega-3 Connection: the Groundbreaking Omega-3 Antidepression Diet and Brain Program” Simon & Schuster, New York. 2001
  10. Mortensen EL, Michaelsen KF et al. “The association between duration of breastfeeding and adult intelligence” In Journal of the American Medical Association, vol.287, pp. 2365-71. 2002
  11. Stankiewicz JM, Brass S:D “Role of iron in neurotoxicity: a cause for concern in the elderly?” Opin. Clin. Nutr. Metab. Care, n.12,pp. 22-29. 2009

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