LIBRI & LIBRI Elogio della Letteratura

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Zygmunt Bauman e Riccardo Mazzeo ci raccontano di due sorelle, la Sociologia e la Letteratura

Oggi vorrei parlarvi di un libro che trovo particolarmente importante per chi ama approfondire le grandi questioni del nostro tempo: il cambiamento tecnologico, la verità raggiungibile o, come si sarebbe detto un tempo, “società solida”, oggi contrapposta alla “società liquida” metafora della trasformazione continua.

Gli autori sono Riccardo Mazzeo e Zygmunt Bauman. Il titolo, molto bello, è ELOGIO DELLA LETTERATURA edito da Einaudi nel 2017.

Il libro ha l’ambizione di raccontarci di due sorelle, come le chiama Mazzeo, che hanno in comune un unico terreno di ricerca: l’esperienza umana.  Gli autori ci ripetono in più punti che non dobbiamo farci ingannare dagli strumenti diversi utilizzati dall’analisi, perché “esplorano lo stesso terreno”, testimoniando il passaggio di uomini e donne in questo mondo. Quello che cambia tra Sociologia e Letteratura è lo sguardo, ma l’obiettivo è lo stesso: sbrogliare i meccanismi che tengono insieme gli esseri umani. Questi meccanismi possono essere analizzati seguendo il binomio biografia e storia oppure individuo e società: è una questione di metodo. Mentre il fine è quello di arrivare a quella totalità dalla quale come esseri umani “ogni giorno diamo forma e dalla quale veniamo formati”.

Attraverso un linguaggio più o meno accessibile gli autori cercano le metafore chiavi che il nostro tempo ha a disposizione. Le metafore del XX secolo erano: “potere, classe, individuo, gruppo, azioni umane …”, quali sono quelle del XXI secolo?

Riccardo Mazzeo e Zygmunt Bauman provano a rispondere e così troviamo la già nota società liquida (autore lo stesso Bauman) che rende perfettamente l’idea di una società in continuo movimento, collegamento e trasformazione. E qui, naturalmente, diventa interessante l’ analisi degli autori sulla “rete”, che penalizza, per la sua impostazione, la qualità per la quantità di informazioni. “Il mondo liquido della modernità vede in ogni subacqueo (chi approfondisce) un aspirante suicida e gli preferisce il gabbiano che sfiora l’acqua beccando ciò che galleggia in superficie” (S. Fani: “Lo schermo, l’alzaimer e lo zombie” – ombre corte Verona 2014).

I due autori aprono così, citando l’opera di Stefano Fani, alle altre metafore del XXI secolo: lo schermo, l’Alzheimer e lo zombie.

Lo schermo, nell’epoca del selfie diventa specchio di Narciso che bandisce ogni comunità e si ritrova solo con se stesso. L’Alzheimer, il pieno che diventa vuoto, perché la memoria bombardata d’informazione ad un certo punto si azzera, fonde, separando la percezione sensibile dalle informazioni immagazzinate. In altre parole diventa una scatola vuota. E infine troviamo la metafora dello zombie, né morto né vivo, è l’uomo che osserva e tratta il suo corpo come un oggetto esterno, come Narciso ne contempla la bellezza e la perfezione, ma perde il contatto sensibile mediato dal corpo per portare informazioni all’anima. Le informazioni percepite dal corpo ci permettono di andare verso la costruzione della nostra vita e del senso che possono avere gli oggetti e gli strumenti di cui ci dotiamo.

Lo zombie è guidato dalla rete alla costruzione di un senso (come nella peste dell’insonnia, Gabriel Garcìa Marquez in Cent’anni di solitudine, si affidava ai fogliettini), un significato che è sempre lo stesso: tutti uguali verso un’unica direzione, finché la memoria va completamente perduta e noi non siamo in grado di riconoscere nemmeno i fogliettini che avevamo appeso sul singolo oggetto per ricordare i nomi.

“La parte online di questo universo che abitiamo ci permette di nascondere sotto il tappeto le sfide poste dal convivere con le diversità”. Con questi mezzi non riusciamo più a “affrontare queste sfide … a imboccare la lunga strada, dissestata e tortuosa che porta dalla società alla cooperazione e dalla cooperazione alla solidarietà”.

Non siamo in grado di dare, come Pigmalione l’archetipo dell’artigiano, ma solo di prendere, siamo soltanto visitatori di lusso dei centri commerciali. E non lasceremo memoria se non riusciremo a ritornare dalla “distruzione alla creazione e dai centri commerciali al lavoro e all’amore”.

A conclusione ci domandiamo: come sociologia e letteratura si saldano insieme?

La risposta è: dando il giusto spazio all’esperienza personale e al senso di comunità. Infatti l’esperienza personale rimane importante, perché è “l’archivio adeguato a sviluppare l’abitudine a riflettere su se stesso e a tenere desto il mondo interiore” come dice Wright Mills nel suo L’arte intellettuale. Le risposte quindi non le troviamo tutte su internet, ma nella nostra capacità di “fare” comunità. Quindi è la parola, è l’analisi ciò che unisce sociologia e letteratura: ”è l’immaginazione nell’analisi il destino comune”. L’unica certezza della sociologia e della letteratura, come direbbe Goethe, è che “la felicità non nasce dall’assenza di problemi, dolore e angosce, ma dalla volontà di non crollare sotto i loro colpi, di combatterli e sconfiggerli”.

Riccardo Mazzeo laureato Lingue e letterature straniere. Dal 1989 è stato editor per la casa editrice Erickson e responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione, della letteratura internazionale.Traduttore dall’inglese di Zygmunt Bauman. Il libro Elogio della letteratura, coautore Zygmunt Bauman, di Einaudi, è stato pubblicato nell’aprile 2016. In precedenza aveva pubblicato per Polity Press, prestigioso editore di Cambridge, Conversazioni sull’educazione, sempre coautore Zygmunt Bauman.

Zygmunt Bauman nato da genitori ebrei a Poznań nel 1925, è scomparso nel gennaio dello scorso anno. Laureato in sociologia all’Università di Varsavia, dove ha insegnato Stanisław Ossowski e Julian Hochfeld. Egli dapprima emigrò in Israele per andare a insegnare all’Università di Tel Aviv; successivamente accettò una cattedra di sociologia all’Università di Leeds, dove dal 1971 al 1990 è stato professore. Dal 1971 ha quasi sempre scritto in lingua inglese. Sul finire degli anni ottanta, si è guadagnato una fama internazionale grazie ai suoi studi riguardanti la connessione tra la cultura della modernità e il totalitarismo. Tra le sue opere più note (per citarne solo alcune) sono: La solitudine del cittadino globale, Milano, Feltrinelli, 2000, La società dell’incertezza, Bologna, il Mulino, 1999, Modernità liquida, Roma-Bari, Laterza, 2002, Il disagio della postmodernità, Milano, B. Mondadori, 2002.

 

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