DONNA & SALUTE La contraccezione

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La contraccezione, cioè il metodo per evitare gravidanze indesiderate o troppo ravvicinate, ha sempre costituito un problema serio per le donne in età fertile, che vedono la loro affettività minata dall’ansia di una gravidanza non programmata.

L’efficacia di un metodo contraccettivo è valutata secondo l’indice di Pearl; più basso è questo indice e maggiore ne è l’efficacia.

Ripercorrendo un po’ di storia della contraccezione, ci sono stati innanzitutto i metodi non farmacologici. I cosiddetti metodi naturali consistono nell’astenersi dai rapporti sessuali durante il periodo fecondo, cercando di identificare quest’ultimo. Il metodo Ogino-Knaus, uno dei primi, individuava il periodo fertile in base alla media dell’intervallo tra un ciclo e l’altro, per cui qualsiasi alterazione del ritmo del ciclo lo rende inaffidabile, anche se viene scelto perché non richiede l’uso di mezzi chimici o meccanici.

Altro metodo naturale è la misurazione della temperatura basale, che aumenta di circa 5 decimi di grado dopo l’ovulazione e fino al ciclo successivo. Anche questo metodo non è molto efficace e ci sono molte variabili legate ad affaticamento, febbre anche leggera, assunzione di alcool a cena, per cui il periodo cosiddetto sicuro può essere molto breve.

Relativamente più recente è il metodo Billings, che consiste nell’osservazione del muco cervicale, che si modifica prima, durante e dopo l’ovulazione. Il metodo si affida alla “percezione” da parte della donna, per cui anche una banale infezione o aver effettuato un turno lavorativo notturno può essere confondente.

Il coito interrotto è invece ad appannaggio dell’uomo, che deve retrarsi prima dell’eiaculazione, ma questo metodo ha un indice di Pearl elevatissimo (circa il 30%) – e quindi un’efficacia molto ridotta – perché gli spermatozoi presenti nel liquido di lubrificazione maschile all’inizio del rapporto possono essere vitali e quindi portare a gravidanze indesiderate. Ciò altera anche il senso di soddisfazione e piacere in entrambi i partners, oltre che provocare disturbi sessuali di vario genere.

I metodi di barriera (preservativo maschile o condom) sono per alcuni di difficile utilizzo, per allergie o possibili rotture dello stesso (indice di Pearl del 10% circa). Deve essere indossato dall’inizio del rapporto. I vantaggi sono la facile reperibilità e la protezione da malattie sessualmente trasmissibili.

Altro metodo di barriera, ma femminile, è il diaframma, una cupola di gomma fissata con un anello flessibile sul fondo della vagina, che copre il collo dell’utero e impedisce la penetrazione degli spermatozoi. Va utilizzato insieme ad uno spermicida, prima del rapporto, e tenuto in sede per almeno 6 ore dopo il rapporto, poi lavato e conservato. La misura va stabilita con il ginecologo, perché per variazioni anche di 5 Kg o una gravidanza possono variarne la misura necessaria. In caso di infezioni non si può utilizzare. Il preservativo femminile è piuttosto in disuso negli ultimi anni e usato più nei Paesi esteri.

Gli spermicidi sono sostanze chimiche che, sottoforma di capsule per uso locale, ovuli, gel, creme, provocano la morte degli spermatozoi. Vanno inseriti profondamente in vagina prima del rapporto, perché hanno un’efficacia limitata nel tempo, e associati a preservativo o a diaframma, perché da soli non sono efficaci. Possono alterare la normale flora vaginale e sono relativamente costosi.

Il dispositivo intrauterino (IUD) può consistere in un metodo solo meccanico, in rame, che impedisce l’annidamento della gravidanza (Indice di Pearl del 3-5% circa). Non consigliato in persone giovani che non abbiano avuto ancora gravidanze, perché può predisporre ad infezioni tubariche ed eventualmente ad infertilità o gravidanze extrauterine.

Il miglior metodo contraccettivo a tutte le età, ma soprattutto per le adolescenti e le giovanissime – che necessitano di un metodo efficace, sicuro, reversibile e privo di effetti collaterali – è quello ormonale, che consiste in: compresse per via orale, anello vaginale, cerotto transdermico, impianto sottocute, sistema intrauterino medicato. Sono il frutto di un’evoluzione di decenni.

(1 – continua)

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