ALIMENTAZIONE & PSICOLOGIA Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata

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foto tratta dal sito www.confartigianto.it

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata o BingeEatingDisorder (BED) è il disturbo alimentare maggiormente diffuso ma ancora poco conosciuto rispetto ad altre forme cliniche conclamate come Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa.

Consiste in episodi di abbuffata (perdita di controllo verso il cibo) ricorrenti (almeno una volta a settimana per tre mesi consecutivi) utili a regolare le proprie emozioni senza però essere seguiti da condotte di compenso (vomito autoindotto, uso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno, iperattività fisica).

In seguito all’episodio di abbuffata la persona con BED vive un grande senso di colpa e un vissuto di sgradevolezza.

Gli episodi di abbuffata avvengono generalmente in assenza di fame fisiologica o reale e si accompagnano a un forte senso di disgusto e di vergogna.

In genere esse avvengono in solitudine proprio a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando (ad esempio in casa o in auto in totale segretezza).

Il DAI è presente in percentuale maggiore nelle persone che secondo l’Indice di Massa Corporea(IMC) rientrano in una condizione di obesità o per meglio dire hanno un peso al di sopra del proprio peso naturale.

L’eziopatogenesi è multifattoriale. Le cause possono essere diverse come: fattori biologici, genetici, psicologici, ambientali, culturali, …

Secondo Fairbrurn, uno dei massimi esperti di disturbi alimentari a livello mondiale, le abbuffate tipiche del DAI sono dovute a tre condizioni:

  • Restrizione (cognitiva e/o calorica);
  • Rottura di una regola rigida (pensiero dicotomico o tutto/nulla);
  • Utilizzare il cibo per modulare stati emotivi disturbanti e situazioni problematiche;
  • Uso eventuale di sostanze disibinitorie (alcool o droghe).

Fatte queste considerazioni, perché prescrivere una dieta (anche non necessariamente ipocalorica) ad una persona con BED può essere controproducente?

Uno schema dietetico è sempre caratterizzato dalla presenza di regole giuste e regole sbagliate, di cose permesse o non permesse, di decisioni prese dal professionista e non dalla persona con BED in base ai propri personali bisogni, desideri, senso di fame/sazietà, gusti, situazioni esterne, ecc.

Nel setting di tipo ambulatoriale, tra le modalità di intervento nutrizionale raccomandate dalle linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionalenei pazienti con disturbi dell’alimentazionevi è un approccio di tipo non prescrittivo.

L’obiettivo di tale approccio è quello di rendere il paziente autonomo nella gestione della propria alimentazione e consapevole delle proprie emozioni.

Solitamente l’intervento nutrizionale si suddivide in 3 fasi di intervento:

  • Conoscenza del problema e motivazione al cambiamento;
  • Induzione al cambiamento (riabilitazione nutrizionale, training di familiarizzazione con il cibo, educazione alimentare e terapeutica, pasti assistiti);
  • Mantenimento dell’equilibrio raggiunto e prevenzione delle scivolate (riconoscere i campanelli di allarme).

Il lavoro interdisciplinare integrato prevede la collaborazione di più professionisti (dietista o nutrizionista, psicoterapeuta, psichiatra, medico internista, endocrinologo, fisioterapista,..) che condividano lo stesso modello terapeutico, gli stessi obiettivi, lo stesso linguaggio e la stessa formazione specifica in materia di disturbi alimentari.

La terapia psiconutrizionale mira in sostanza a stimolare un lavoro retrospettivo utile ad individuare quei vissuti che hanno indotto il disturbo per poi elaborarli e rendere la persona in grado di aumentare l’autostima, l’autoconsapevolezza corporea e l’autoaccettazione del Sé.

La comprensione dei significati psicologici degli eventi è finalizzata a scrutare le profondità dell’anima grazie alla relazione terapeutica che si viene a creare tra paziente e professionista, la vera chiave di volta per aprirsi alla guarigione.

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