Tony Tammaro, “Re” della musica demenziale: “Ridere è sempre una cosa sana”

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Nel suo genere musicale è uno dei cantautori più seguiti e amati d’Italia, ma i suoi fans non lo vedranno mai salire sul palco dell’Ariston per partecipare a San Remo. O forse un giorno accadrà davvero. Di sicuro anche lì riuscirà a riscuotere successo e strappare qualche risata al pubblico presente. Perché è impossibile ascoltare le canzoni di Tony Tammaro, nome d’arte di Vincenzo Sarnelli, e non sorridere alle sue parodie musicali.

Non a caso in molti l’hanno definito il “Re” della musica demenziale, anche se lui, Tony, preferisce altri termini come antidepressiva o satirica. Dal 1989 ad oggi ha sfornato pochi album, ma  tante sue canzoni sono dei veri e propri tormentoni  come Patrizia, Supersantos, A’smart, Scalea, Il parco dell’amore, O’trerrote, Se potrei avere te  e tante altre perle che hanno come unico soggetto la “tamarraggine” nelle sue mille sfumature.

Dal tamarro napoletano al tamarro italiano più in generale, nella sua carriera Tony Tammaro è riuscito a raccontare in maniera ironica e dissacrante la vita e le avventure del tamarro. Sempre con parole semplici, ritornelli accattivanti e quasi mai banali, ha conquistato una larga fetta di pubblico, soprattutto tra i più giovani, che lo segue costantemente in ogni suo show. Perché di show, seppur demenziale, bisogna parlare quando si esibisce Tony Tammaro.

E la conferma è arrivata la settimana scorsa durante la sua esibizione al Tex Steak House, storico locale della movida metelliana che da pochi mesi ha riaperto i battenti sotto una nuova gestione. A Cava, Tony, mancava da diversi anni e la sua prima volta fu proprio al Tex come lui stesso ci racconta in questa intervista tra il serio e il faceto.

“E’ il primo locale in cui mi sono esibito a Cava. Parliamo di davvero tanti anni fa, circa 25, e non so se era addirittura proprio per l’inaugurazione del pub oppure no, ma di sicuro è stato nei primi anni novanta. Proprio quando scoppio la moda di Tony Tammaro e scoppio anche quella del Tex. Diciamo che siamo scoppiati insieme”.

Ma se il Tex ha cambiato gestione negli anni, il genere musicale di Tony Tammaro è rimasto immutato.

“Assolutamente. E chi cambia!? Questo genere mi ha dato la ribalta e mi ha portato fortuna. E poi funziona sempre, tant’è che le mie canzoni sono conosciute e vengono cantate anche dalle nuove generazioni, che probabilmente non sanno neanche che macchina è la 127. Da quando ho iniziato ad ora tante volte sono stato  invitato nelle scuole medie e perfino alle elementari canticchiano le mie canzoni. Credo di aver  accompagnato tre generazioni con la mia musica e non mi so spiegare questo successo. O forse si, me la spiego. Quando fai ridere è sempre una cosa sana e la risata piace a tutte le generazioni”.

Tra una battuta e un’altra Tony svela che per l’inizio dell’estate uscirà un suo nuovo album e che il titolo, o almeno quello che potrebbe essere, sarà “New York, Londra, Scalea”.

“Si, il nome di tre grandi metropoli. A Scalea sono legato da un rapporto strano, forse anche un po’ triste. Perché quel luogo è meraviglioso, ha un mare fantastico però è anche un posto in cui si vedeva il degrado. Si affittavano i garage, c’era veramente chi faceva la villeggiatura in dieci in una stanza, come nella canzone, mancava l’acqua. Insomma, si vedano situazioni davvero estreme. Ora ci manco da diversi anni e probabilmente sarà cambiato. Per me resta un caro ricordo della mia infanzia perché in quelle zone ho trascorso diverse estati quando ero bambino”.

Buona parte del suo successo Tony Tammaro lo deve ai falsari che all’inizio degli anni novanta invasero tutta l’Italia con le “cassette pirata”, ma lui ha saputo sfruttare al meglio anche la rete dove alcuni suoi video hanno più di un milione di visualizzazioni.

“Il mio successo è dovuto fondamentalmente ai falsari e ai dischi falsi. Loro mi hanno permesso di farmi conoscere ed avere una grossa risonanza. Poi sono andato in televisione, ho lavorato alla radio e questo mi ha permesso di raggiungere il grande pubblico. Ma i tempi cambiano e ad esempio ora c’è una mia canzone, A’smart, che è uscita solo su internet, il mio primo successo internettiano, e pur non essendo stata promossa in radio o tramite altri canali, ha avuto un grossissimo successo. Il futuro è questo e non a caso il mio prossimo album penso che lo metterò direttamente in rete su youtube”.

Ma riavvolgendo il nastro e tornando agli esordi, Vincenzo Sarnelli si sarebbe mai immaginato di continuare a fare spettacoli musicali a distanza di tanti anni?

“Assolutamente no. Quando ho scritto le prime canzoni non avrei mai pensato di avere quel successo e di ritrovarmi venticinque anni dopo ancora su di un palco. Pensavo di fare un paio di anni e poi sarei tornato a fare il lavoro di prima. Invece siamo ancora qua e credo proprio che morirò cantante. Anche perché ora c’è un grande problema. Siccome c’è la crisi, la gente non ha soldi e non può chiamare Gigi D’Alessio o un altro artista e allora chiama a me. Qualche mese fa il mio impresario mi ha chiamato e mi ha detto “Tony vai in palestra, tieniti pronto fisicamente che dovrai fare quasi novanta date”. E a questa età (54 anni, ndr) non è facile, ma che me ne frega… vado in palestra”.

Ma che sia in gran forma lo si capisce subito non appena mette piede sul palco, così come per capire quanto è tuttora seguito, basta guardare la fila di ragazzi e ragazze che lo attendono a fine spettacolo per una foto e un autografo. (foto Tex  – Sara Angrisani)

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