Voglia di politica senza avventure

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Il Presidente del Consiglio Mario Draghi (foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

“Il Governo va avanti”, detto da un Presidente del Consiglio dei Ministri in presenza di diatribe che mettono in discussione la compatibilità di convivenza tra partiti della medesima maggioranza che lo esprime, è una novità senza precedenti nella storia politica della Repubblica.

Sono quattro parole che in altri tempi avrebbero suscitato “scaldalo” evocando suggestioni autocratiche in controtendenza con la prassi dell’impianto del nostro sistema di democrazia parlamentare.

Certamente avrebbe posto le premesse per una crisi o una verifica dei rapporti di poteri tra l’inquilino di Palazzo Chigi e le forze parlamentari.

Uscite dalla bocca di Mario Draghi, che è secondo la rivista americana Time una delle persone più influenti nel mondo, assumono un taglio di necessità di autorevolezza in un momento in cui – come dice lui – “le cose vanno fatte anche quando sono impopolari”.

É il suo modello per un Governo nato per dare risposte alla crisi pandemica da Covid 19 ed alle conseguenti istanze di superamento e di ripresa e sviluppo del sistema Italia, la cui stella polare, che ha per base il Recovery Fund, alloggia a Bruxelles. E Va ricordato che l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi per chiamata del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è maturato nel momento di massima caduta di credibilità ed agibilità politica delle forze rappresentate in Parlamento.

Da qui prende corso la svolta di un metodo di lavoro che conferisce preminenza alle iniziative del Governo sulle rivendicazioni di bandiera dei partiti. Si tratta di una impostazione che può funzionare finché l’ex banchiere resti alla guida del Governo e permangano condizioni comatose per l’universo dei partiti ai quali la Costituzione assegna la funzione di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Sul punto si accende la voglia di un ritorno ad una politica senza le avventure dell’antipolitica o del ricorso al cosiddetto civismo che ne é succedaneo sotto altra forma. S20ono traiettorie di quest’ultima tendenza, presente negli ambiti del centrodestra e del centrosinistra, le proliferazioni di candidature, per le prossime consultazioni comunali, regionale, in Calabria, e supplitive, nel Collegio di Siena, senza simboli politicamente riconoscibili, perciò semplicemente motivate dalla ricerca di voti ad personam piuttosto che su un progetto o idea di comunità.

Si intravede una prospettiva di deriva che va al di là delle soddisfazioni o meno del dopo voto, per lo sfogo delle rispettive tifoserie. Perché, parafrasando un monito di Papa  Benedetto XIV (Enciclica Caritas in veritate – 2009) viene da dire che privare la politica “dalla sua anima etica”  si corre “il pericolo che la democrazia” paradossalmente “apra la strada a forme di totalitarismo mascherato”.

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