Unione Europea verso il voto: in Italia alle urne domenica 26 maggio

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Ormai siamo finalmente agli sgoccioli: tra una settimana si voterà per eleggere i nuovi organi dell’Unione Europea e finalmente noi italiani decideremo che fine farà questo governo giallo-verde che da mesi ci sta massacrando con quotidiani bisticci tra i due vice premier, i massimi esponenti delle forze leghiste e grilline sulle quali l’attuale governo si basa, che il premier Conte riesce con molta difficoltà a controllare.

Qualcuno argutamente ha osservato che, con i risultati usciti dalle urne, quella attuale è l’unica maggioranza possibile e che non vi sono alternative: pertanto, in mancanza di una opposizione adeguata, nell’attuale governo Di Maio e Salvini fanno alternativamente maggioranza e opposizione, così anche coloro che li hanno votati trovano la loro soddisfazione, e, come concludono le vecchie favole, vivono tutti felici e contenti; io aggiungerei anche “gabbati”, ma probabilmente i votanti e i fan di questo governo non si sentono tali, o non si sentono ancora: dalle urne emergerà il loro vero stato d’animo che, personalmente, mi auguro modificato rispetto a quello di un anno fa.

Fino a qualche giorno fa i sondaggi davano per stabile l’attuale maggioranza, anche se con rilevanti variazioni rispetto ai risultati del 4 marzo 2018; infatti l’Istituto WinPoll, stimava La Lega di Salvini proiettata al 33,80%, il M5S di Di Maio al 22,75%, il PD di Zingaretti al 22,00%, FI di Berlusconi al 7,80%, FdI della Meloni al 5,80%.

Non erano tanto diversi i risultati di Desmopolis, che dava la Lega al 31,00%, il M5S al 23,00%, il PD al 22,20%, FI all’6,40%, FdI al 5,50%.

Entrambi comunque davano in notevole calo il M5S e a favore della Lega, il che prospettava una svolta a favore del sovranismo che essa sostiene.

Ma c’è qualcosa che negli ultimi giorni è cambiata in quanto, dal caso del sottosegretario Siri in avanti, la Lega sembra sotto attacco non solo da parte della Magistratura, ma anche, e pesantemente, da parte dell’ “alleato” di governo con un Di Maio improvvisamente più combattivo e determinato rispetto ai mesi passati; eravamo abituati a vedere un Di Maio remissivo e quasi succube di Salvini, oggi si scopre una grinta inaspettata e insospettabile; probabilmente Di Maio ha finalmente capito che Salvini lo stava cuocendo a fuoco lento, ed ha avuto uno scatto di orgoglio, basato principalmente sulle “disgrazie” legali del concorrente e della Lega, ma anche sulle notevoli differenze tra le due forze alleate, con una Lega sempre più sbilanciata verso la destra estrema fino a quella ai margini della legalità, mentre Il M5S ha finalmente esplicitato gli orientamenti più verso il centro sinistra; tant’è che i due “contendenti si accusano a vicenda, l’uno di strizzare l’occhio non solo a Berlusconi, ma anche a Casapound “et similia”, l’altro di intrallazzare con il PD.

Ed è possibile che la nuova strategia del M5S riservi qualche sorpresa.

Comunque, sempre sulla base dei sondaggi, pure se il sovranismo italiano sembra guidare quello europeo, tanto che Salvini viene visto come il leader dello stesso, la stima è che nel prossimo Parlamento europeo i parlamentari sovranisti si attesterebbero a circa 100 unità, mentre quelli delle altre forze, il Partito popolare europeo, i Socialisti e democratici, l’Alleanza dei liberali e dei progressisti e i Verdi, sarebbero oltre 450; una minoranza consistente, ma pur sempre minoranza; e non è detto che i partiti sovranisti degli altri paesi europei saranno davvero alleati di Salvini.

Frattanto dobbiamo resistere ancora una settimana.

Intanto prepariamoci al voto per eleggere i nostri 73 deputati al Parlamento di Strasburgo, che successivamente diventeranno 76 se e quando il Regno Unito abbandonerà effettivamente l’Unione.

Il sistema elettorale è quello proporzionale con soglia di sbarramento fissata al 4%.

Gli elettori dovranno votare presso i seggi elettorali ai quali sono iscritti, indicati sui certificati elettorali. Potranno votare tutti coloro che avranno compiuto i 18 anni; norme particolari accompagnano i cittadini europei residenti in Italia e, viceversa, i cittadini italiani residenti in uno dei paesi dell’UE.

Il voto sarà espresso tracciando un segno di croce sul contrassegno della lista scelta, e potranno essere espressi da uno a tre voti di preferenza, ma di sesso diverso, per i candidati compresi nella lista votata.

L’Italia è divisa in cinque Circoscrizioni elettorali: Nord-Ovest (20 deputati), Nord-Est (14 deputati), Centro (14 deputati), Sud (17 deputati), Isole (8 deputati).

I seggi saranno ripartiti attribuendoli alle liste, proporzionalmente ai voti conseguiti in ambito nazionale, e riassegnati alle circoscrizioni in proporzione ai voti ottenuti in ciascuna di esse; una volta determinato il numero dei seggi spettanti alle liste in ciascuna circoscrizione, verranno proclamati eletti i candidati che avranno ottenuto il maggior numero di voti di preferenza.

Una chiosa finale: c’è chi si ostina a rifiutare il voto, sintomo di una sfiducia persistente nelle istituzioni democratiche italiane ed europee, e gli avvenimenti degli ultimi tempi, ma anche di quelli degli anni precedenti, effettivamente non sono stati esemplari. Ma il rifiuto di recarsi ai seggi non migliora la situazione e consegna le Istituzioni al voto di minoranze che solo per effetto dell’astensionismo diventano maggioranza.

Al voto del 4 marzo 2018 non parteciparono il 27,1 degli elettori, il più alto mai registrato: quindi votarono meno del 73%; in pratica di un elettorato di circa 46.milioni e 600.mila per la Camera, e di circa 42.milioni e 870.mila per il Senato, votarono rispettivamente 34.milioni e 31.milioni; per la Camera circa 12.600.000, per il Senato circa 11.570.000 si astennero.

Chi può dire che se questi milioni di elettori avessero partecipato alle votazioni il risultato sarebbe stato lo stesso? E’ una responsabilità che ricade interamente su chi ha disertato le urne, e se essi si lamentano di quel che accade debbono prendersela solo con loro stessi.

Pertanto nessuno deve sentirsi immune da responsabilità, ma più di tutti coloro che quel diritto fondamentale non hanno ritenuto di esercitarlo. Mi auguro che gli astensionisti riflettano e, dalle prossime elezioni in avanti, siano maggiormente consapevoli della loro importanza.

E allora, buon voto e che Dio ce la mandi buona: per l’Unione Europea, ma anche per il nostro Paese.

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