Tre buone notizie

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(foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Abbiamo celebrato ieri la festa del 1° maggio, con tre buone notizie che fanno intravedere uno spiraglio di luce e di speranza nello scuro panorama nazionale, giacché, nonostante l’antipatia che suscita questo governo in larghi strati della popolazione, e che sta sullo stomaco, per non dire altro, di tantissima gente, non è auspicando una “debalcle” nazionale che si risolve il problema del paese, anzi fa piacere evidenziare le cose positive che accadono, le quali sono merito della operosità del popolo, degli imprenditori, delle classe sociali, piuttosto che dei bellimbusti che ci governano, e di quelli che ci hanno governato in passato, e che hanno fatto e fanno tutto il possibile per ostacolare le libere iniziative e l’estro degli italiani, loro tesi esclusivamente alla salvaguardia delle poltrone, degli inammissibili privilegi,  che probabilmente ancora godranno per chi sa quanti decenni grazie anche alla estrema, sconfinata pazienza della popolazione che probabilmente, in altre occasioni e in altre epoche, si sarebbe liberata di loro in maniera anche traumatica.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, la Rivoluzione francese, ma nemmeno lo sciopero del tabacco del 1848 a Milano, che si concluse con le “Cinque giornate di Milano” che inflissero una dura sconfitta alle truppe austriache del Generale Radetzky,  né le quattro giornate di Napoli ed i tanti moti rivoluzionari che la storia ci ricorda.

La prima buona notizia è che l’Agenzia di Rating Standard and Poor’s   ha confermato la valutazione del nostro paese a BBB con outlook negativo nonostante la previsione della stagnazione produttiva, ferma all’1% del Pil; certamente sarebbe stato preferibile che scomparisse qualche B per far posto a qualche A, e che l’outlook fosse diventato positivo, ma vista la situazione generale del paese, e soprattutto le dannose influenze della politica, sarebbe potuta andare anche peggio, per cui meglio accontentarsi, come sembrano aver fatto anche i mercati.

Dobbiamo solo attendere le valutazioni delle altre Agenzie, nei prossimi mesi.

Frattanto anche lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è leggermente calato, scendendo a 255 punti sui precedenti 258, con il rendimento del 2,55% per i titoli decennali.

Il che comunque non ci deve far fare salti di gioia in quanto il nostro “spread” rispetto a quello degli altri paesi dell’UE, è tra i più alti: ci supera solo l’Ungheria col 333, mentre la Spagna è a quota 100, la Repubblica Ceca a 196, il Portogallo a 110, per non parlare del Belgio a 43.

La seconda buona notizia è che finalmente il Governo ha ratificato le nomine del Direttivo della Banca d’Italia. L’adempimento sarebbe dovuto avvenire entro il prossimo 9 maggio, in quanto fino a tale data è pienamente in carica il Direttivo uscente; se la ratifica non fosse avvenuta ci sarebbero state serie conseguenze negative su operazioni di importanza fondamentale, come emissione di titoli e obbligazioni, fusioni bancarie, e anche sulla vigilanza sulle Compagnie di assicurazioni, l’Ivass,  il cui Presidente è il proprio il Direttore generale della banca d’Italia.

E’ positivo che il Governo, nonostante i quotidiani bisticci e le polemiche varie, abbia trovato il tempo di provvedere a questa ratifica: probabile effetto Conte, il quale sembra che stia prendendo saldamente in pugno le redini della guida del governo, dando qualche gomitata a destra (Salvini) e a sinistra (Di Maio); probabilmente ha finalmente capito che il capo del governo è lui, nonostante qualcuno si ostini a proclamare “qui comando io”.

E a proposito di nomine in Banca d’Italia, le quali erano già state effettuate in piena autonomia dall’Istituto (il Governo ha solo obbligo di ratifica) il nuovo direttorio è composto da Fabio Panetta-Direttore Generale, e da Daniele Franco, Alessandra Perrazzelli e Federico Signorini.

La terza buona notizia è che, secondo le previsioni di crescita dell’Istat sembra che l’Italia sia fuori dalla recessione, in quanto il Pil si attesterebbe a +0,2%, la prima volta con segno positivo dopo due trimestri; la crescita sarebbe del +0,1 rispetto allo stesso periodo 2018.

Ovviamente non è che si debbano fare salti di gioia per queste previsioni di decimali, ma sempre meglio vedere il segno “piu’ ”  invece di quello “meno“.

Trattasi comunque solo di previsioni, che se confermate dai risultati definitivi, potrebbero veramente certificare che la recessione è stata solo sfiorata. Staremo a vedere se, come ci auguriamo, queste previsioni saranno confermate.

Le previsioni sono state però aspramente criticate dalle opposizioni: Roberto Gualtieri del PD, Presidente della Commissione Affari Economici e Monetari dell’Europarlamento, sostiene che “l’economia italiana è sostanzialmente ferma, ma i cantori del governo oggi festeggiano e celebrano un’uscita tecnica dalla recessione”; mentre Renato Brunetta di F.I. osserva che “l’Italia è ferma, mentre il resto dell’Europa torna a crescere”.

Rincara la dose il Direttore del capo dell’Unità di Politica economica del Ceps – Center for European Policy Studies, Istituto di ricerche economiche con sede a Bruxelles , uno dei più importanti centri di studio dei problemi comunitari: “una rondine non fa primavera, non si può prendere solo questo trimestre, bisogna guardare a quelli precedenti, che erano negativi; la media sull’ultimo anno è sempre più o meno zero”.

E gli fa eco Cinzia Alcidi, dello stesso Ceps, la quale afferma “Sarei cauta a parlare di ripresa visto che ci troviamo davanti a dati trimestrali. Si tratta di incrementi ai decimali che in generale indicano una situazione di stagnazione e questo è il messaggio di fondo”.

Ci auguriamo che i critici si dimostrino solo Cassandre estremamente pessimiste: speriamo bene.

Frattanto buona festa del lavoro.

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