Trattativa Stato-mafia, sentenza della post-verità

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Sarà la Cassazione a sancire se la trattativa Stato-mafia sia stata una bufala giudiziaria.

La sentenza della Corte di Assise d’Appello di Palermo sgombra la narrazione che se n’è fatta finora dalle ombre di comportamenti criminogeni di tre Ufficiali dei Carabinieri e di un ex Senatore della Repubblica.

Ha assolto perché il fatto non costituisce reato gli ex Generali Mario Mori, Antonio Subranni e l’ex Capitano Giuseppe Di Donno, e per non aver commesso il fatto l’ex Senatore della Repubblica Marcello Dell’Utri.

In sostanza ci dice che contatti o interlocuzioni tra gli uomini dei Ros ed esponenti di Cosa Nostra non si siano concretizzati sotto il profilo del dolo in reato e che siano da ricondurre a funzioni e necessità di assunzioni di conoscenze ed informazioni da parte di uomini dei servizi di Stato preposti alla prevenzione e lotta contro la criminalità organizzata.

Restano aperti l’uso politico e l’aspetto mediatico di un processo ultra decennale: a partire dal maldestro tentativo di coinvolgere nelle indagini il Quirinale, durante la Presidenza di Giorgio Napolitano, alla bizzarra ipotesi di configurare un partenariato dei padrini di Cosa Nostra nel cambio di uomini di potere dalla prima alla seconda Repubblica, di cui Marcello Dell’Utri, cofondatore di Forza Italia, sarebbe stato garante.

Lo smentisce la relativa cronologia, avendo avuto origine la cosiddetta trattativa prima della stessa nascita di Forza Italia e dell’arrivo di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi.

Nelle motivazioni della sentenza ci saranno informazioni più dettagliate. Il dato di riflessione riguarda una “post-verità” che mette in discussione indipendenza e qualità delle narrazioni di élite intellettuali dei media.

C’è qualcosa da rivedere nel rapporto triangolare media-Procure-politica, stante l’inimicizia tra verità e politica “nota almeno a partire da Machiavelli”, osserva Franca D’Agostini in “La verità al potere” a proposito di nuovi diritti aletici per “una nuova idea di politica democratica e per fermare la circolazione incontrollata di inesattezze e falsità dannose per tutti”.

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