SVALUTATION Quando la volatilità della politica svilisce le istituzioni

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Più che la filosofia ci è d’aiuto la fisica per comprendere il caos della politica. Le sue leggi sulla trasformazione degli stati della materia ci danno una immagine quasi fotografica del passaggio dei partiti dalle forme fisicamente strutturate in entità liquide ed ora in evaporazione gassosa.

Una metafora preferibile alle suggestioni dei logos per comprendere il senso della crisi che investe l’intero sistema dei partiti, tutti in cerca di strumenti credibili per la selezione delle loro rappresentanze.

Primarie, con o senza trucco, consultazioni on line, genuine o pilotate, plebiscitarie, libere o orientate, hanno alimentato la cronaca con notizie più nere che bianche, più grigie che azzurre, più viola che rosa.

Al di là delle sfumature dei colori, hanno in comune dissonanze tra parole e fatti. Così, le transazioni euro/voti davanti i seggi elettorali del PD sono irrilevanti e non inquinanti; la ressa di comitive cammellate presso i gazebo di FI assume i contorni di un raduno di boy-scout; i meet-up di 5 Stelle se non piacciono sono emendabili; la candidata di FdI in gravidanza, già politica di professione, per i suoi ex alleati divenuti concorrenti, metterebbe a rischio il nascituro.

Si capiscono, allora, i fenomeni  di diffidenza nei confronti dei resoconti dei media, i sondaggi negativi sulle promesse dei politici e la disaffezione all’esercizio del voto. Si tratta di manifestazioni di sfiducia verso una politica fondata sulle parole che avvilisce le passioni e svilisce le istituzioni.

Nel gergo partenopeo si direbbe che “il Banco di Napoli non impegna chiacchiere e tabacchiere di legno”, dove il potere dell’istituto di credito è paragonabile a quello degli elettori a fronte della volatilità delle responsabilità degli operatori della politica. (foto Michele Mari)

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