Situazione sempre più grave, ma assolutamente poco seria

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(foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Ci scuseranno gli assidui e pazienti lettori di questo giornale se ci permettiamo, nonostante il “provincialismo” che ci distingue, di parafrasare l’aforisma del grande Ennio Flaiano, sul quale è basata una precedente chiosa di qualche giorno addietro.

Alla fine della quale ci siamo riservati di tornare sull’argomento per commentare le vicissitudini di un personaggio che di provinciale non ha niente in quanto è abituato a districarsi in problemi e vicissitudini a livello nazionale, europeo e, in parte, anche mondiali.

Facendo, infatti, continuamente la spola tra Roma e Bruxelles, facendo il paciere tra i due “statisti” l’uno giallo e l’altro verde, trovando qualche “quadra”, come i medesimi amano dire, tra situazioni che dire contrapposte sembra eufemistico.

In pratica, barcamenandosi tra un Di Maio che sembra voler bloccare tutto, e probabilmente proprio per questo ha dimezzato i consensi che appena pochi mesi fa aveva guadagnato.

E dall’altra parte un Salvini che sembra l’asso piglia-tutto di questo governo e che, più che il Ministro degli Interni, sembra il Ministro “faso tutto mi” giacché si scapicolla tra i migranti, i produttori di latte in esubero, i campi di accoglienza, la criminalità organizzata e non, gli invidiabili recenti risultati elettorali, il non convincente rapporto costi-benefici sul Tav, l’autonomia delle regioni del nord, le trivelle, il Tip, i gilet gialli tanto cari all’altro, la crisi con la Francia, il Rdc, la quota 100, la sostenibilità dei conti pubblici, la richiesta di autorizzazione per sequestro di persona, e chi più ne ha più può metterne…

Parliamo del Premier Giuseppe Conte, purtroppo stretto tra i due suoi vice, dai quali viene pesantemente condizionato.

E si destreggia tra il Leghista Salvini che sembra il grillo saltante tra i vari problemi , e il pantastellato Di Maio che sembra sempre più imbambolato, con la testa fra le nuvole, che subisce l’iper-attivismo dell’omologo vice, il quale, per il suo modo di fare, ricorda una figura della passata epoca canzonettistica italiota, vale a dire la canzone “Fatti più in là” cantata dalle Sorelle Bandiera nel 1989, e ricorda in particolare la scena esilarante dell’ancheggiamento con il quale una delle tre cercava di buttare fuori di scena le altre…

Ecco, oggi il Salvini super-star sembra continuamente buttare fuori scena l’imbambolato Di Maio, marcandolo sempre più stretto.

E’ in tutta questa bagattella che il Premier Giuseppe Conte deve barcamenarsi, vivendo il suo non facile ruolo con molto “aplomb”, sempre serio, compassato, dai toni miti, mai sopra le righe, fortunatamente ipoteso nel mentre le situazioni nelle quali si trova farebbero venire la super-nevrosi anche al paziente profeta Giobbe; ma tant’è, il ruolo che è stato chiamato a svolgere non glielo ha prescritto il medico, inizialmente sembra che glielo abbia prescritto il suo amico Bonafede, oggi gongolante Ministro della Giustizia, poi glielo hanno appiccicato addosso i due super-statisti suoi vice e, per ultimo, non sembra ora estraneo il Presidente Mattarella che riesce, in maniera molto defilata, a tenere le fila di un discorso politico e istituzionale complicatissimo anche grazie alla diffusa ignoranza di quasi tutti i nostri governanti.

Certamente stare nei panni di Conte è un compito estremamente difficoltoso, sia per i problemi interni al governo e al paese che egli è chiamato a governare, sia per le difficoltà a livello europeo che, a causa di quei problemi, oggi il nostro paese ha, derivanti da una credibilità che oramai si avvicina allo “zero” e a causa della quale Conte, e di riflesso tutto il paese, ha dovuto subire, pochi giorni fa, il durissimo apprezzamento, durante la riunione dell’Europarlamento, di essere il burattino di Di Maio e Salvini.

“Per quanto tempo ancora sarà il burattino mosso da Matteo Salvini e Luigi Di Maio?” lo ha apostrofato Guy Verhofstadt, un anonimo, occhialuto e zazzeruto eurodeputato belga, il cui cognome è anche difficile da pronunciare, appartenente al gruppo politico Alde, al quale il compassato Conte, nonostante il suo “aplomb”, ha risposto per le rime, tanto che qualcuno ha commentato “se le sono dette di santa ragione e date di tutti i colori”, manipolando la composizione delle due frasi!

E nel mentre, da un lato, la scaramuccia sembra far gongolare gli oppositori di questo governo, non ci possiamo nascondere che un apprezzamento così pesante è il sintomo evidente della scarsissima considerazione che a livello comunitario, e sullo scenario mondiale, si ha del nostro paese, al punto da potersi permettere di offendere così pesantemente il nostro primo-ministro.

Oramai sembrano lontani anni luce i giorni in cui l’Italia, grazie a governanti come Craxi, Fanfani, De Mita, Andreotti, Amato, Ciampi, Dini, Prodi, D’Alema, Monti, e pure al criticatissimo Berlusconi, sembrava una stella fulgida nella comunità, perché all’interno avevamo statisti di quel livello, giganti al confronto con questi “pescetti” che ora si affannano a governarci (sic!).

Perché siamo caduti tanto in basso è una domanda più che legittima alla quale la risposta è di una semplicità estrema: questo governo non solo ci sta riducendo con le toppe nei fondelli, ma ci sta pesantemente “sputtanando” (scusate il termine pesante, ma non ne abbiamo trovato un altro che renda così bene il concetto) dinanzi al mondo intero.

Grazie a quei milioni di elettori che si sono lasciati abbindolare da un giullare e da un secessionista, sostenuto perfino da meridionali traditori che lo hanno votato.

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