Seminatori di Apocalisse

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Giorgia Meloni (foto tratta da profilo Fb)

Non promette bene questo inizio di campagna elettorale se dovesse prevalere nel dibattito pubblico il linguaggio della demonizzazione sulle analisi dei costi che gli italiani saranno costretti a pagare in termini di arretramenti economici e sociali e di caduta di prestigio delle loro istituzioni di rappresentanza politica.

Con la fine del bipolarismo, scaduto in transumanze bastarde, spirano venti di scontro epocale anche su eventuali futuri assetti costituzionali che potrebbero profilarsi con il nuovo Parlamento.

E fa specie che a battere la grancassa negli intrattenimenti televisivi e sui media stampati siano opinionisti come pensatori autonomi o delegati dai partiti che al momento sono impegnati in strategie di alleanze elettoralistiche.

Si può dire che a dare il “la” ad inquietudini apocalittiche siano stati il New York Time ed il Guardian, paventando preoccupazioni per il destino dell’Italia se dovesse vincere la destra.

Nella traduzione della testata la Repubblica si tratta di “Ombra Nera” e del rischio di una sorta di “Diktat” di Giorgia Meloni discettando sulla “M” di Mussolini, come se nella grafica di un cognome si potesse leggere un pensiero politico.  A

dottando lo stesso criterio che vuol dire la “M” di Mattarella? E la “S” di Speranza e la “L” di Letta che riconducono a Stalin ed a Lenin?  Ma non è una cosa seria, mutuando il commento dal titolo di una celebre commedia di Luigi Pirandello.

Se ci sono preoccupazioni esse – puntualizza l’ex giudice della Consulta Sabino Cassese in una intervista al Messaggero – riguardano “la tenuta del sistema politico costituzionale introdotto 74 anni fa” e “l’Italia ha anticorpi per mettere in guardia e correggere derive illiberali o non democratiche”.

Come dire che la democrazia non è a rischio in una leale competizione elettorale, libera da lobby e da caste di potere già acquisto. O chi esterna timori preventivi è condizionato dall’andamento negativo dei sondaggi che lo darebbero perdente?

Più che discettare su storie pregresse sarebbe utile concentrarsi su programmi e risposte da dare ai problemi ed ai bisogni dell’attualità vissuta dagli italiani.

“Quello che manca al Paese sono politici capaci”: valutazione categorica data dal prof. Cassese, osservatore al di sopra delle parti. Perciò, privilegiando calcoli di convenienza elettorale senza il collante di ideali e proiezioni programmatiche comuni, si capisce l’assenza di un loro pensiero politico che viene surrogato con invettive demoniache o drammatizzanti di cui gli operatori di alcuni media di prestigio si fanno portavoce, giustificandone la divulgazione, – come si dice nel gergo giornalistico – per dovere di cronaca e giammai per compiacenza.

Oppure come influncer per tracciare percorsi di interessi ultra politici senza l’assunzione di responsabilità diretta per la loro praticabilità?

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