Scenari: verso congresso Pd, rinascita o declino?

0
50
foto tratta dal profilo Fb

I sondaggi condotti dopo il voto del 25 settembre confermano uno stato di salute cagionevole per il PD, sorpassato dal M5S, e buono per FdI.

Nelle intenzioni di voto rilevate da SWG, che concorrono alla media di you/trend dell’AGI, il primo viene dato al 16%, il secondo al al 17% ed il terzo al 30%.

Le rispettive variazioni danno in crescita sia i fratelli della fiamma tricolore che i grillini in versione contiana  ed in calo i dem impantanati in un processo di identità dopo il disastroso risultato elettorale soccombente rispetto alla destra di FdI e scartato nelle preferenze espresse dai tradizionali ceti sociali di riferimento per la sinistra.

A seguito di questo risultato Carlo De Benedetti, uno dei primi tesserati del PD, lo definisce, in una intervista al Corriere della Sera, “partito dei baroni che ha conquistato la borghesia ed ha perso il popolo”.

Si tratta di materia impegnativa per le riflessioni delle élite di pensiero dem finora alle prese con il post fascismo ed il post comunismo e, sbilanciate a processare il passato, hanno perso di vista le criticità della transizione finanziaria del capitalismo, fonte di diseguaglianze, emarginazioni e nuove forme di sfruttamento del lavoro.

Se ne comprende il travaglio che precede il loro congresso di rifondazione dibattuto, secondo le voci di dentro, tra ricambio o  mantenimento di establishment e forma di partito o navigare in mare aperto verso nuove alleanze sociali ed aggregazioni.

Fondato da Walter Veltroni, con vocazione – secondo il suo disegno  – maggioritaria, sulla base di convergenze delle diverse sinistre novecentesche cattoliche, comuniste e laiciste, il PD ha perso empatia e contatto con il popolo proprio nel decennio successivo in cui i suoi leader sono entrati, tranne la parentesi giallo/verde, a far parte stabilmente del Governo del Paese senza il conforto di investiture elettorali maggioritarie.

Ed “in qualche momento è apparso – secondo la opinione resa da  Massimo D’Alema “A l’aria che tira” de La7” – un partito senza radici, un qualcosa che non ha piedi e non ha funzionato l’idea di cancellare il passato come una vergogna”.

Viceversa, a suo dire, “ha funzionato  la rottamazione come una sorta di autorottamazione”. E dati i risultati conseguiti, non resta da decriptare se dietro la dialettica congressuale si celi un regolamento di conti tra gli aspiranti alla leadership del partito o si muova il ripensamento di una nuova piattaforma politica compatibile con istanze e bisogni del tempo.

Certamente sarà un appuntamento di svolta per lo scenario del sistema di rappresentanza dei partiti, trattandosi di un evento di rinascita o declino di una forza  che ha radici nella storia politica italiana.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.