Scenari, il ballo del Pd verso nuove avventure 

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foto tratta dal profilo Fb

Il prossimo Congresso del PD, destinato a tracciare un nuovo segno sul cammino della sinistra italiana, non è una variabile indipendente rispetto agli assetti delle rappresentanze politiche che andranno a definirsi nel Paese ed in Parlamento. Perché, ha radici, sotto forme ed esperienze diverse, nella storia della Repubblica, si regge su una vasta e diffusa rete di amministratori locali, ed i suoi leader fanno notizia ed opinione sui media al di là del credito riscosso in termini di consensi elettorali.

Si tratta della sorte di un partito nato con vocazione maggioritaria e retrocesso al terzo posto, dopo FdI e M5S, nel gradimento degli elettori può tuttavia ancora contare su un personale bene inserito e ramificato negli apparati delle istituzioni nazionali ed europee.

Questo sembra essere il “dramma” vissuto dal suo gruppo dirigente che si avvia ad un congresso “senza contenuti” (copyright ed opinione di Massimo Cacciari) sull’onda di un derby emiliano/romagnolo tra Stefano Bonaccini, Presidente della relativa Regione, e la sua ex vice Elly Schlein. Competono anche Paola De Micheli e Gianni Cuperlo, entrambi deputati: la prima Ministro nell’edizione giallo/rossa dei governi a trazione pentastellata di Giuseppe Conte ed il secondo ex Presidente del PD: candidature dovute al risveglio di passioni svanite e di militanze smarrite?

Forse è meglio immaginarle motivate da resistenze alla smobilitazione del consolidato modello di partito articolato sul territorio e costruito sulla difesa dei ceti deboli, sulla cultura della partecipazione, rappresentanza ed affermazione dei diritti sociali e di libertà.

Sul punto sono in discussione anche consolidate regole operative interne sul voto in presenza o telematico e sono in gioco genesi culturale e valenza politica nel rapporto con altre forze in termini di alleanze o competizioni sia a livello nazionale che nelle realtà locali.

Nell’ultimo sondaggio di Swg condotto per La7 il PD è dato al minimo storico (14%), calano i suoi alleati Verdi/SI, è in crescita il M5S, suo competitor in contigue aree sociali, che lo supera di tre punti. Ulteriore certificazione del suo stato di salute sarà data dagli esiti delle prossime consultazioni regionali nel Lazio ed in Lombardia.

Il rimando della celebrazione del Congresso a dopo i citati responsi offrirà ai candidati Segretari spunti di animazione per dibattito sulle strategie da porre in essere per future alleanze, ma non ne esaurirà il ballo di prospettiva che riguarda il ruolo di forza trainante o subalterna nella costruzione di coalizioni alternative alla destra.

Chiunque prevarrà dovrà fare i conti – come osserva Massimo Franco sul Corriere della Sera- con il proprio blocco sociale di rifermento “sfiduciato” e con una nomenklatura che senza “il balsamo del potere” difficilmente resterà unità.

Come dire che dopo il Congresso sono possibili scissioni o migrazioni verso altre sigle già in campo (M5S o Terzo Polo) o di nuovo conio più congeniali alle culture politiche fondative del PD: comunista e cattolica. Non basterà la toppa “progressista” a ridare energia propulsiva ad un partito deviato dalle originarie radici.

Sarà un’altra cosa a viaggiare sui binari di una nuova avventura.

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