Salvini pigliatutto

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foto tratta dal profilo Fb

Il Titolo III del Decreto Sicurezza mette insieme due problematiche: l’incremento delle retribuzioni del personale della Polizia di Stato e dei Vigili del Fuoco e la gestione dei beni confiscati alle mafie.

Quanto al primo punto vengono incrementate le risorse destinate alla retribuzione del lavoro straordinario e concesse deroghe al loro limite fissato dalle norme pre-vigenti. A questo riguardo segnalerei solo come l’attenzione riservata alle forze dell’ordine e della sicurezza venga limitata ai corpi dipendenti dal Ministero dell’Interno – Polizia di Stato e Corpo dei Vigili del Fuoco – mentre nulla viene assegnato agli altri corpi afferenti a ministeri diversi, quali l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza. L’impressione è che il ministro Salvini abbia voluto assicurarsi anche normativamente la centralità della sua funzione nel Governo. Sarà una lettura maliziosa, ma io la leggo così.

Impressione confermata anche quando si affronta la tematica dei beni confiscati, laddove vengono innanzitutto emendati con chiarezza gli articoli delle vecchie norme in cui si inquadrava l’ANBSC (Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata) come una struttura facente capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, trasferendola alle dipendenze del Ministero dell’Interno.

Quanto al merito della gestione dei beni immobili confiscati, notoriamente di difficile assegnazione per le convergenti titubanze degli Enti al cui patrimonio essi sono conferiti e degli eventuali interessati alla gestione, timorosi di subire poi ritorsioni, viene ora concessa la possibilità della loro locazione a famiglie disagiate ovvero della loro vendita a privati, con particolare riferimento alle cooperative edilizie di personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, ma non solo ad esse. Gli acquirenti, in caso di irregolarità urbanistiche dei manufatti, in sussistenza delle condizioni per ottenerlo, potranno accedere alle vecchie leggi di condono edilizio. In pratica: dal 2003, anno dell’ultima legge di condono edilizio, qualsiasi immobile costruito in difformità alle norme urbanistiche non può più essere condonato; ora, con la 132/18, viene concesso all’acquirente di un manufatto confiscato alla criminalità, di presentare istanza di condono in deroga alle norme già vigenti, pur se gli abusi sono stati perpetrati dopo il 31 marzo del 2003.

È del tutto evidente che si apra un varco rischiosissimo. I sodalizi criminali, ai quali questi beni sono stati confiscati, potrebbero infatti riprenderne il controllo, spingendo famiglie da essi controllate e singoli soggetti a partecipare ai bandi di assegnazione in locazione ovvero di vendita degli immobili e trovando il modo di condizionarne gli esiti. Di qui alcune rilevanti disposizioni contenute nella Legge 132/18, puntualmente all’art. 36, volte a prevenire il rischio che tali beni tornino nelle mani della criminalità. Sono disposizioni minuziose e dal vago odore di grida manzoniane. In realtà il rischio è davvero elevato.

Ora alcune considerazioni finali, a conclusione di questo nostro piccolo excursus sul Decreto Sicurezza.

La legge più che rappresentare un organico corpus legislativo è un insieme di emendamenti alle leggi pre-vigenti, più un segnale politico di attenzione alle paure degli Italiani e l’avvio di un lavoro in materia che la sua conclusione. Considerazione quest’ultima rafforzata dall’imminente varo della legge sulla legittima difesa e di altre norme afferenti al tema.  Al termine della nuova attività legislativa, decreto dopo decreto, legge dopo legge, avremo senza dubbio una riforma organica del diritto penale italiano e ne potremo dare una valutazione compiuta; per ora siamo in mezzo al guado.

Limitandoci quindi all’oggi, le norme del Decreto Sicurezza in molte parti appaiono ragionevoli e condivisibili; in altre parti tradiscono i continui bracci di ferro tra le due forze politiche della maggioranza parlamentare, con la Lega che conquista nuovi spazi sottraendoli alla Presidenza del Consiglio; infine e per quanto attiene il Titolo I,  esse a mio avviso sono norme odiose, razziste, insostenibili da una coscienza umanitaria e democratica.

4/fine

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