Salve Terza Repubblica

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Roma - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine delle consultazioni, oggi 29 gennaio 2021. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Sarà un Governo di legislatura o di transizione, traghettatore fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica?

Certamente reca il segno della discontinuità rispetto all’esperienza precedente e si presenta come Esecutivo della ricostruzione post Covid e della rimessa a punto della macchina dello Stato, avendo tra i suoi dossier l’implementazione delle strutture istituzionali ed amministrative per l’attuazione del Recovery Plan.

Perciò, se c’è una parola azzeccata per definirne la genesi è “efficienza”, finora assente dal vocabolario dei leader della passata e nascente maggioranza parlamentare, prodighi di una aggettivazione suggestiva: costruttori e responsabili, prima, e poi europeisti, atlantici, ecologisti e così via.

Il che non fa meraviglia nei trambusti parlamentari quando la professione di fede ideologica e/o di opportunità dialettica prevale sulla sostanza delle cose da fare.

Alla loro loquacità, più derimente che inclusiva, ha fatto da contrappunto la sobrietà del Premier incaricato, Mario Draghi, conoscitore, per cultura ed esperienza, dei meccanismi che fanno funzionare le istituzioni internazionali e dell’aria che tira nelle cancellerie europee quando si tratta di movimentare risorse finanziarie.

Scandagliandone gli umori, forse, si capirebbero meglio sia le ragioni della crisi che ha posto fine all’esperienza del Conte bis che la sterzata del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per un Governo di “alto profilo” e “senza formula politica”, vale a dire senza caciare partitiche, essendo in ballo il superamento di una pandemia sanitaria e socioeconomica con l’accesso ai finanziamenti al Recovery e Resilience facility (Rrf).

Sul punto poco si è detto rispetto alle reazioni di Bruxelles e di altre cancellerie alle linee di impostazione del Rrf trapelate da Palazzo Chigi prima e durante il blitz di Matteo Renzi. La loro conoscenza, depurata da risentimenti domestici, renderebbe più chiara la situazione rispetto al quoziente di credibilità dell’Italia guidata da Giuseppe Conte o da Mario Draghi, a prescindere dalle maggioranze in loro sostegno.

Quello che si va delineando, al di là dell’attualità del cambio di inquilini di Palazzo Chigi, sembra avere sembianze di passaggio epocale.

Il travaglio di identità interno al M5S, le inquietudini dei dem in cerca di un loro protagonismo, i turbamenti nell’area del centrodestra, che non riguardano soltanto equilibri elettorali, prefigurerebbero cambi di ripensamenti culturali piuttosto che di riposizionamento di personale politico o di aggiustamenti di colori e sigle come nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica.

Coltivare l’illusione dell’avvento di una nuova stagione non è peccato; è un modo per rimettere debiti e di non abbandonarsi in tentazioni incompatibili per la convivenza democratica.

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