Salerno, Pass Press per Palazzo di Città: ipocrisia e trasparenza

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Non sono convincenti le motivazioni addotte dalla Giunta comunale di Salerno per la regolamentazione degli ingressi dei giornalisti nel Palazzo di Città.

Dietro di esse si nasconde tanta ipocrisia quando se ne giustifica la necessità “per evitare l’ingresso di soggetti non autorizzati, a tutela delle persone, degli edifici e dei dati, oltre che per l’organizzazione del lavoro improntata a criteri di efficacia ed efficienza”.

Si tratta di un disciplinare che vale per salvaguardare strutture e funzioni di istituzioni pubbliche da frequentazioni inopportune e/o dannose nelle cui fattispecie rientrano protestatari e provocatori, questuanti e trafficanti di favori (quasi sempre, quest’ultimi, premuniti del cosiddetto “previo appuntamento”).

In questa casistica, fino a prova contraria, non è riscontrabile la figura del giornalista nell’esercizio delle sue funzioni professionali attivate per rendere e garantire ai cittadini il diritto all’informazione ed alla conoscenza delle dinamiche dei Palazzi del potere politico. Perciò, appare pretestuoso invocare la “sicurezza” come valore costituzionale che di fatto condizione la libera ed autonoma ricerca di notizie ed opinioni garantita dall’Articolo 21 della Costituzione.

Passi pure come espediente dialettico la loro assimilazione termini di valori le cui ricadute, però, non hanno ugual peso nella trasparenza delle relazioni tra chi governa l’Amministrazione locale e la platea degli amministrati. Si comprendono le preoccupazioni per i clamori suscitati dalle inchieste giudiziarie in corso; sfugge come la circolazione  dei giornalisti nel Palazzo possa condizionarne l’evoluzione o pregiudicare “sicurezza”, “efficacia  ed efficienza” della vita degli apparati dell’Amministrazione.

Se ci sono o si temono spifferi, i relativi sbocchi con consegna di dati e materiali di solito oltrepassano i muri e si concretizzano fuori dai Palazzi. Ne offrono una ricca e consolidata letteratura le cronache giudiziarie connesse alle vicende politiche degli ultimi decenni della Repubblica.

Sul punto è legittimo interrogarsi sull’utilità di un regolamento che il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della  Campania, Ottavio Lucarelli, lo definisce “medievale ed anticostituzionale”.

É più appropriato definirlo un caso di ipocrisia elevato a galateo istituzionale. Perché, è stupido  se lo scopo è quello di condizionare l’operato del giornalista, incongruente con la stagione della trasparenza, in carico ad un ex magistrato di provata esperienza, Claudio Tringali, ed addirittura intimidatorio prevedendo sanzioni pecuniarie per i trasgressori.

L’ingresso per appuntamento dà l’idea di qualcosa di disbrigo di specifiche pratiche che non si addice alla funzione pubblicistica del giornalista. É più consone al suo ruolo la prassi dell’accredito permanente in vigore a Montecitorio come in tutte le sedi di assemblee elettive, essendo il Palazzo di Città sede di gruppi consiliari investiti di rappresentanza politica.

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