scritto da Nino Maiorino - 19 Novembre 2018 13:36

Procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Cosa rischiamo?

Ora che il gioco sta diventando pesante e la procedura di infrazione per deficit eccessivo sembra ad un passo, è opportuno vedere di cosa si tratta e a cosa il nostro paese sta andando incontro.

Questa procedura è una sanzione che l’Unione europea applica ai paesi membri i quali, pure avendole sottoscritte, non intendono rispettare le regole, anzi si intestardiscono, come sta facendo questo governo, a voler fare di testa loro come se non ne facessero parte o non ne riconoscessero il valore; per fare un esempio molto elementare è come se due persone avessero sottoscritto un preliminare di compravendita, fissando delle clausole di garanzia di buon fine, tra le quali una penale per la mutata intenzione, e alla fine, verificandosi l’ipotesi di non voler più vendere/acquistare, la parte inadempiente non volesse pagare la penale stabilita.

Tale procedura non ha niente a che vedere con le conseguenze che la manovra determinerà (o ha già determinato) sul bilancio dello stato e sull’economia del paese per l’aumentato spread, la sfiducia dei mercati, la fuga di capitali, e tutte le altre conseguenze negative che più volte abbiamo analizzato.

Per mercoledì 21 novembre è attesa l’opinione della Commissione europea sul documento programmatico di bilancio inviato dall’Italia; se, come è prevedibile, il verdetto sarà negativo e il nostro governo non sarà disposto a seguire le prescrizioni, potrebbe scattare ai nostri danni la procedura per deficit eccessivo (E.D.P. nel linguaggio dell’UE): la procedura è già stata applicata a 24 paesi dal 2011, ultimo la Grecia, con la quale si è chiusa a luglio dello scorso anno dopo l’attuazione di una cura drastica che, anche per aiuti della stessa UE,  la fece avvicinare ai parametri europei.

Pertanto, il 21 novembre prossimo potrebbe essere presentato il rapporto ex articolo 126.3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) che rappresenta il primo passo formale della procedura d’infrazione.

La procedura per deficit eccessivo (EDP – Excessive Deficit Procedure) che l’Italia rischia di subire è prevista dalle norme correttive del patto di stabilità, che vengono applicate a un Paese che non rispetta gli obblighi previsti dal patto (situazione in cui l’Italia si trova attualmente), discostandosi in maniera rilevante dai parametri europei: la inosservanza di tali norme fa scattare l’applicazione delle disposizioni per deviazione significativa.

Il Trattato è pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’U.E. n. 115 del 9 maggio 2008, ed è costituito da articolate norme che disciplinano il funzionamento dell’Unione e dettano le regole alle quali gli Stati membri debbono sottostare, tra le quali quella prioritaria di evitare livelli eccessivi di deficit e di debito, alla luce della interdipendenza degli Stati membri.

Infatti, il comma 1 dell’art. 126 recita: “Gli Stati membri devono evitare disavanzi pubblici eccessivi”. Con il comma 2 viene demandata alla Commissione la sorveglianza della evoluzione della situazione di bilancio e della entità del debito pubblico negli Stati membri, e vengono indicati in dettaglio i criteri da seguire e, specificamente, che il P. I. L. (Prodotto Interno Lordo) di uno Stato superi il valore di riferimento, oppure, se non lo supera, che si sta avviando a farlo con ritmo adeguato.

E’ da tener presente che le norme UE prevedono che i Paesi membri contengano i disavanzi di bilancio sotto il 3% del PIL e a mantengano i rapporti di debito sotto il 60%.

Il comma 3 dell’art. 126 del trattato prevede che, se uno Stato membro non rispetta i requisiti previsti da uno o entrambi i criteri menzionati, la Commissione prepari una relazione la quale tiene conto anche dell’eventuale differenza tra il disavanzo pubblico e la spesa pubblica per gli investimenti e di tutti gli altri fattori significativi, compresa la posizione economica e di bilancio a medio termine dello Stato membro. La Commissione può inoltre preparare una relazione (anche: ndr) se ritiene che in un determinato Stato membro, malgrado i criteri siano rispettati, sussista il rischio di un disavanzo eccessivo; questa clausola à significativa perché fa comprendere che la Commissione deve intervenire non solo in presenza di un eccesso effettivo di deficit, ma anche se esiste il pericolo che esso lo diventi successivamente.

Segue una serie di commi che prevedono l’iter che lo Stato inadempiente deve seguire per rientrare nei parametri previsti.

In base al successivo paragrafo 7, qualora il Consiglio decida l’esistenza di un disavanzo eccessivo, invia allo Stato membro raccomandazioni per far cessare l’irregolarità entro un determinato periodo. Se questo non avviene, il successivo paragrafo 9 conferisce alla Commissione il potere di imporre le misure idonee, e, perdurando l’inadempienza, dà facoltà alla Commissione di richiedere che lo Stato membro costituisca un deposito infruttifero di importo adeguato presso l’Unione, fino a quando il disavanzo eccessivo non sia stato corretto.

E’ anche previsto che lo Stato che subisce la procedura venga monitorato semestralmente, e in qualsiasi momento la Commissione può emettere ulteriori raccomandazioni se viene percepito un rischio di mancato rispetto della scadenza fissata per correggere il deficit eccessivo.

Come ha più volte detto il Vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, l’Italia rischia seriamente che venga aperta una Edp per il debito, come già evidenziato dallo scorso mese di maggio: infatti, secondo le raccomandazioni del Consiglio approvate all’unanimità (anche dal nostro Paese), l’Italia avrebbe dovuto ridurre il deficit strutturale, ma, avendo programmato per il 2019 un deficit nominale del 2,4%, incompatibile con la richiesta di riduzione del disavanzo, si è posta fuori dalle regole del patto di stabilità.

Con l’apertura della procedura per disavanzo eccessivo, il Consiglio deve approvare la raccomandazione ex articolo 126.7 della Commissione, la quale stabilisce un limite temporale per correggere lo squilibrio di finanza pubblica e riportarlo in linea con i requisiti del deficit e del debito e, entro la scadenza indicata, l’Italia dovrà dimostrare di aver adottato azioni volte a rimediare al deficit eccessivo.

Se l’Italia non si atterrà alle disposizioni dell’UE scatteranno le sanzioni: dovrà costituire un deposito infruttifero pari allo 0,2% del PIL, che può salire allo 0,5% se la procedura di infrazione dovesse proseguire: ciò sta a significare che rischiamo di dover depositare da 400.milioni ai 1 miliardo di Euro circa, vincolati fino a quando non saremo rientrati nei parametri.

Orbene il nostro Paese ha sempre avuto il problema del deficit eccessivo, e i precedenti governi, consci di questa nostra debolezza, hanno avuto il buon senso e le doti diplomatiche di colloquiare con la Commissione Europea in maniera civile e pacata, con il “cappello in mano” come sul dirsi, aggirando i vincoli con educazione e comportamento adeguato; e l’UE, pure cosciente del superamento dei limiti, non lo ha fatto mai pesare con la determinazione attuale e ci ha sempre accompagnati; lo ha fatto con Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, ed è sempre andata bene.

Allora cos’è cambiato? E’ cambiato che i “ragazzacci” che oggi ci governano, si sono impuntati e hanno risposto a muso duro e in maniera poco cortese alla superiore autorità comunitaria che ci chiede solo di rispettare quelle regole da tutti accettate e sottoscritte. E non è a caso che paesi come l’Austria e l’Olanda, che si proclamano nostri amici, ma che rispettano le regole, sollecitino l’UE ad essere inflessibile con l’Italia.

La guerra, lo scontro duro, non porta mai risultati efficaci specialmente a chi è posizione di debolezza; fa solo prevalere, alternativamente l’uno sull’altro, senza risolvere il problema.

Una delle doti che manca a questo Governo, è la disponibilità al colloquio, la umiltà di comprendere le proprie debolezze e, nonostante le stesse, farsi accettare nel consesso europeo.

Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

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