POTPOURRI Buone feste… nonostante Sgarbi e WhatsApp

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foto Gabriele Durante

MORTE DI DON ANTONIO RIBOLDI – Il Vescovo anticamorra della Campania e dei terremotati del Belice ci ha lasciato all’età di 94 anni: un settentrionale trapiantato in Campania che ha lasciato un grande ricordo per il suo impegno civile in favore dei terremotati, ma ancor più per la sua lotta contro la delinquenza organizzata in Campania; ricordiamo le indimenticate marce anticamorra e il suo continuo predicare contro i camorristi, impegno che gli procurò minacce di morte tant’è che fu costretto a vivere sotto scorta alla quale dovette sottostare pure non gradendone il condizionamento che gli impediva di muoversi in piena libertà, com’era nel suo carattere. Era un anticonformista, molto caustico e disinibito che non faceva sconti a nessuno, meno che mai ai politici, che le cose non le mandava a dire, né ai camorristi e tantomeno ai politici: è ugualmente celebre la sua battaglia contro l’allora erigendo inceneritore di Acerra, che egli in tutti i modi ostacolò, cosa che gli attirò le ire dell’allora Premier Silvio Berlusconi il quale, in occasione della inaugurazione dell’impianto, dovette subire l’onta della mancata partecipazione proprio di quel Vescovo ribelle. E non fu dolce nemmeno nei confronti di personaggi celebri, come, ad esempio, Roberto Saviano, sul quale non volle mai pronunciarsi e riuscì a svicolare da domande insidiose che tanti maliziosi giornalisti gli ponevano, facendo così chiaramente intendere come la pensasse. Onore a un grande settentrionale che tanti meridionali rimpiangono.

INTEMPERANZE DI VITTORIO SGARBI – E giacché sono in tema, voglio ricordare l’ultima intemperanza di Sgarbi sul quale, come critico d’arte, e difensore dei beni culturali italiani, non c’è che dire, tanto che è stato appena nominato assessore ai Beni Culturali in Sicilia dal neogovernatore Nello Musumeci; per altre cose, è da prendere sempre con le pinze. Ricordo un  acceso confronto televisivo, l’8 agosto 2013, con una esterrefatta Barbara Alberti la quale per poco non subì un’aggressione fisica da Sgarbi che, come di consueto, anche in quella occasione non seppe contenersi. Ma l’uscita del 6 dicembre in occasione della morte di Totò Riina, “ ‘o curtu “, ha dell’incredibile e ha scatenato le ire di mezza Italia; questa volta Sgarbi se l’è presa con il Giudice Di Matteo il quale, a suo dire, “Ha tratto beneficio delle minacce di morte ricevute dal carcere da Totò Riina. Ha cavalcato l’onda per fare il martire”.

L’ha detto il 5 dicembre scorso intervenendo ad Agorà di Rai3, commentando, in occasione della morte di Riina, l’intercettazione del colloquio dello stesso con la figlia nel carcere , durante il quale aveva “condannato a morte” tramite un attentato proprio Di Matteo.

“Di Matteo non è un martire, tanto è vero che Riina è morto e lui è stra-vivo. Quante cittadinanze onorarie ha avuto dopo le minacce? Ne hanno fatto un martire. Che bisogno c’è di raccontare al mondo quelle intercettazioni?”, ha detto Sgarbi, riferendosi alle registrazioni del colloquio tra Riina e la figlia nel carcere di Opera in cui il capo dei capi di Cosa nostra augurava a Di Matteo di fare “la fine del tonno” come “il giudice Falcone”. “Le hanno diffuse ovunque -ha insistito Sgarbi- perché non le tengono nascoste? Non dico che le minacce le ha volute lui ma ne ha tratto beneficio”.

Beneficio? Chi è sano di mente cose del genere non dovrebbe dirle. Purtroppo questo è Sgarbi: o lo accetti, o cambi canale quando lo vedi in TV.

WHATSAPP – UN PSICODRAMMA – Si sa, i “social” oggi sono un male indispensabile, non se ne può fare più a meno, sono utili perché oltre a costituire una “agorà” mediatica nella quale tutti possono dire la loro, come all’epoca dei greci i cittadini facevano nelle piazze o, più recentemente, nei bar, risolvono anche tanti problemi di contatti immediati tra gli utenti.

Numerosi sono questi moderni strumenti, il primo e più diffuso è Facebook, ma non è da meno, per efficacia e immediatezza, la famigerata Whats-App che imperversa solo sui telefonini-smart.

Il problema è che, come gli altri “social”, anche Whats-App consente la creazione di gruppi all’interno dei quali gli iscritti possono scambiarsi con immediatezza infiniti messaggi; e finché tali messaggi sono finalizzati a segnalare ai vari iscritti problemi e determinare un confronto di idee, di esperienze e, magari, portare alla soluzione di problemi, nulla da eccepire; il problema però sono i numerosissimi messaggi che i vari membri si scambiano tra loro in tutte le ore del giorno, per i più svariati motivi, dal cane che ha fatto la pipì dinanzi al cancello, al comignolo della villetta del dirimpettaio che ogni mattina a una certa ora comincia a fumicare, al sacchetto della “monnezza” lasciato fuori del bidone, e alla miriade di saluti, auguri, congratulazioni e commenti vari per i momenti di vita quotidiana.

Non parliamo, poi, delle preghiere, delle pubblicazioni di interminabili passi delle Sacre Scritture, o di freddure e barzellette, talvolta irripetibili, spesso filmate, nonché delle varie citazioni più o meno colte o poetiche o romantiche prese da innumerevoli siti specializzati in tali pubblicazioni, che spaziano dalle poesie di Madre Teresa di Calcutta e dalle esortazioni dei Pontefici (i più gettonati sono Giovanni Paolo II e ora Papa Francesco) ai filmati delle esibizioni di artisti di strada e quant’altro.

E in occasione delle feste la rete si scatena con messaggi augurali, più o meno banali, e gli utenti di Whats-App pure, e quelli dei gruppi più di tutti, e un messaggio che mi perviene se lo giro ad altri amici e ad altri gruppi coloro che lo ricevono si sentono in dovere di rispondere e magari inoltrarlo ad altri utenti e ad altri gruppi e, dopo vari giri, quel messaggio me lo ritrovo più volte proveniente da altre fonti e se mi sono dimenticato del precedente, contribuisco a intasare la rete e i telefonini sempre con le medesime sciocchezze.

Una tragedia, o meglio un psico-dramma quotidiano che fa perdere la testa, il tempo e la pace.

Ma chi ha il coraggio di dire: basta, non ce la faccio più, mi cancello e chi s’è visto s’è visto?

Buone feste.

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Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

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