Politica, bravi “muratori” cercansi per salvare la legislatura

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Roma - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso del messaggio di fine anno del 31 dicembre 2020. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“Costruttori” può considerarsi la parola chiave del messaggio agli italiani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In essa ci sono la presa di coscienza dei danni prodotti dalla pandemia del Covid-19 e la necessità di un impegno collettivo a rimboccarsi le maniche per risalire la china.

L’esortazione chiama in causa responsabilità decisionali e di rappresentanza di interessi politici e di valori sociali. Identificate nel Governo e nei partiti vale come monito comportamentale da parte di ciascuno.

Sul punto ognuno ha declinato una propria interpretazione: come e dove allocare le risorse del Recovery Fund concepito per la Next Generation Eu.

L’auspicio del Capo dello Stato, perché tutto vada bene, é la determinazione di una comunione di intenti: premessa per ricostruire e risalire, condivisibile sul piano teleologico, travagliata nell’attualità del confronto all’interno delle forze politiche che hanno deleghe decisionali.

Si capiscono le preoccupazioni esternate dal Presidente Mattarella, un po’ meno le parole rassicuranti di esponenti di PD e M5S, il tono di sfida tra il Premier Giuseppe Conte e Matteo Renzi.

L’uno ha anticipato che andrà in Parlamento qualora qualcuno dovesse tirarsi fuori dalla maggioranza che lo sostiene; l’altro ha dichiarato di aspettarlo per “vedere se ha la maggioranza in aula” e per bocca della sua capogruppo a Montecitorio, Maria Elena Boschi, fa sapere: “se le nostre idee non piacciono, allora le nostre poltrone non servono”, naturalmente in Consiglio dei Ministri.

Al di là delle parole e delle dietrologie che si possono imbastire dietro di esse, in realtà si fronteggiano due modi di essere “costruttori”. Entrambi fondati su dati di fatto divergono nella lettura della crisi e sulla priorità degli obbiettivi.

Dalla parte di M5S si tende a privilegiare il “ristoro” dei danni per dopo ripartire, dall’altra, quella di Italia Viva, si intravede la rinascita, o come si dice resilienza, attraverso investimenti di prospettiva. Nel mezzo il PD dibattuto tra l’uovo e la gallina: restare al Governo oggi, per senso di responsabilità come si dice al Nazzareno, posta l’incertezza del domani. Come in tutte le “costruzioni” non si può prescindere dagli strumenti finanziari da attivare e dagli attrezzi per la loro realizzazione.

La metafora che più si adatta alla parola chiave del Presidente Mattarella è configurabile nell’uso della cazzuola e del filo a piombo. Il primo serve sia per tappare buchi e restaurare lesioni che per legare ed issare i mattoni; il secondo è essenziale per allinearli e conferire forza e stabilità all’edificio.

Sono gli attrezzi dei bravi muratori cercati da Mattarella per evitare rotture traumatiche della legislatura in corso. Dove e quando li troverà? E se ci riuscirà per non andare alle urne prima che il semestre bianco gli leghi le mani.

Draghi o Monti gli potrebbero dare una mano?

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