Pesce d’aprile del Ministro Tria

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foto tratta da profilo fb

Vorrei dire a qualche eminente politico: scusate tanto, ma volete farci capire? volete mettervi d’accordo con voi stessi, sintonizzando i due lombi del cervello, prima di sommergerci di discorsi e dichiarazioni che dicono tutto e l’esatto contrario, tanto che alla fine il povero lettore o ascoltatore, preso da un forte mal di tempie, decide di buttare via il giornale o chiudere definitivamente la radio o tv, e magari vi invia anche qualche “benedizione”?

Non da umile cronista di provincia, anzi di paese, o magari di paesone –e mi scuseranno i miei cinque fedeli lettori cavesi, cavoti o cavaiuoli, come vogliono definirsi–  ma da irriverente e incavolatissimo cittadino italiano, ho deciso di inviare un messaggio, poi deciderò come, ad uno dei big della politica nazionale, nientepopodimeno che il capo del Mif, che sarebbe il Ministero dell’Economia e Finanza.

Si, proprio all’ineffabile Ministro Giovanni Tria, il quale due giorni fa ha fatto “importanti” dichiarazioni, ma veramente importanti, a punto che solo gli addetti ai lavori, probabilmente, le hanno comprese, e magari non tutti, probabilmente nemmeno la sua collaboratrice Sottosegretaria Laura Castelli, quella oramai divenuta celebre per il ripetuto utilizzo della parafrasi “…ma questo lo dice lei…”, che pure è stimata come persona intelligente e preparata… .

Probabilmente è lo stress al quale il povero ministro Giovanni Tria è sottoposto da circa sette mesi da parte del “duo giallo-verde”, in perenne guerriglia tra i due colori, al vertice di questo governo, all’interno del quale c’è un terzo protagonista, il premier, che sembra il deus-ex-machina all’incontrario e che dà l’impressione dei capponi di manzoniana memoria che si beccavano tra loro ignari del destino al quali tutti i quattro andavano incontro mentra, a testa in giù, Renzo li portava al famoso luminare del foro, l’avv.  Azzeccacarbugli al quale si voleva affidare per ribellarsi alla violenza che don Rodrigo gli aveva fatto, tramite il timoroso Don Abbondio, impedendogli di convolare a giuste nozze con la sua amatissima Lucia, … : dicevo che probabilmente lo stress ha portato l’affabile e stralunato ministro a concepire pensieri talmente ingarbugliati che certamente pure ad esso saranno stati incomprensibili.

Certamente i lettori sono curiosi di sapere cosa abbia detto il Ministro Tria per farmi talmente irritare: e li accontento “tosto”.

Intervenendo il 31 marzo scorso al Festival dell’economia civile, tenutosi a Firenze, il Ministro Tria ha, finalmente, ammesso che la crescita in Italia nel 2019 si avvia “verso lo zero”, ma per addolcire la pillola ha aggiunto che “siano di fronte ad un rallentamento della crescita in tutta l’Europa”.

Ovviamente l’intervistatore ha chiesto lumi in merito ad una eventuale “manovra bis”, al che Tria, badate bene, non ha detto che non è necessaria, ma che “nessuna ce la chiede”; e ha spiegato che “una manovra correttiva, nel senso di restrittiva, e quindi ancora più recessiva, in questo momento non è logica e nessuno in Europa chiede una cosa illogica di questo tipo”.

Come a dire che una nuova manovra è necessaria necessaria, anzi indispensabile, ma se nessuno ce la chiede, perché vogliamo preoccuparci? quasi come se parlasse di economia e finanze di un altro paese, e non del suo!

Ma non è finita qui, perché ha poi ha sottolineato: “D’altra parte la manovra correttiva dobbiamo farla, nel senso che le misure urgenti sull’economia sono una manovra correttiva per sostenere l’economia senza mettere in discussione gli obiettivi di bilancio. Noi rispetteremo gli obiettivi che riguardano il deficit strutturale, ovviamente. Su quello stiamo discutendo”. Ma pochi istanti prima non aveva detto l’esatto contrario?

Poi sulla crescita, Tria ha spiegato che “E’ necessaria ma non sufficiente, però ci vuole. Ci può essere una crescita non inclusiva ma diretta, con un modello sbagliato che porta alla non crescita. Serve una crescita equilibrata, non squilibrata. L’impatto di una crescita squilibrata ha conseguenze anche sociali”.

Poi riguardo ai conti pubblici, ha detto, “non c’è stabilità finanziaria senza stabilità sociale”. Per il ministro “abbiamo un problema di crescita e dietro c’è una caduta di fiducia. L’incertezza creata dalla polarizzazione dell’economia creata a livello internazionale non si traduce in investimenti privati e neanche in investimenti pubblici. Per avere beni pubblici ci vogliono investimenti”.

Ma non è questo che da mesi tutti stanno chiedendo, dall’Unione Europea all’ultimo contabile del paese?

Nel corso del suo intervento, Tria ha quindi rimarcato che ”siamo ancora scioccati dalla crisi finanziaria del 2008, che ha avuto riflessi sulla crisi economica. Ora, forse, non ci stiamo accorgendo che questa volta la crisi economica ci sta precedendo e che probabilmente avrà conseguenze sulla crisi finanziaria”.

Il che dovrebbe (?) significare che la crisi economica attuale porterà conseguenza anche sulle finanze del paese, per arginare le quali occorrerà una manovra aggiuntiva, la quale però non è necessaria, e poi nessuna ce la chiede…

Comprensibile? Non direi.

Tria ha poi proseguito con la legge sblocca-cantieri, guardandosi bene dal citare il tunnel del Tav, con i problemi politici derivanti dalle diverse sensibilità delle forze di governo, con le spinte del paese che ha voglia di fare, con il sistema bancario che non deve essere continuamente attaccato perché non ha niente da nascondere e non ci sono dubbi sulla sua solidità, capacità e resilienza, che “le superfetazioni (ulteriore concepimento – ndr) prodotte non hanno dato un contributo significativo a questa battaglia”: vista la enorme dissonanza delle sue dichiarazioni dalla quotidiana realtà, cosa volessero significare queste sue considerazioni lo sa solo lui.

Ma non voglio ulteriormente dilungarmi per evitare di trasmettere il mio mal di testa agli affezionati lettori; sperando che non li abbia già colpiti!

A questo punto mi chiedo se, per caso, l’ineffabile Ministro non abbia voluto anticipare di un giorno il 1° aprile e fare agli attoniti italiani un solenne “pesce di aprile”; come se non ce ne avessero già fatti tanti in questi ultimi mesi di governo.

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