Papa Francesco e la pedofilia

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Che Papa Francesco non vada tanto per il sottile lo ha dimostrato sin dall’inizio del suo pontificato allorquando -sotto le vesti del parroco di paese, bonaccione, che ispira benevolenza perché proveniente da così lontano, e anche simpatia per essere un emigrato italiano tornato nel suo paese di origine, come un vecchio parroco di campagna che tornato tra i cuoi amati campi- aveva mostrato un piglio determinato, aveva operato scelte controcorrente (la residenza a Santa Marta, ad esempio) che lasciavano riflettere; e tutti i suoi successivi interventi hanno dimostrato che colpisce con pugno duro ammantato dal guanto di velluto.

Insomma uno “tosto” che già sapeva dove voleva arrivare, segno che già prima di essere eletto era a conoscenza delle segrete cose vaticane ed era perciò determinato a dare una svolta alla Chiesa per farle riprendere il ruolo di guida del Popolo di Dio e riattrarre coloro che, negli anni passati, se ne sono allontanati anche a causa di tanti scandali e “segreti” che comunque emergevano, pure se in maniera velata.

Eppure Papa Francesco non era succeduto a Pontefici di secondo livello: quelli che lo hanno preceduto sono state figure di primo piano sullo scenario mondiale, tutti, nel secolo scorso, hanno lasciato impronte importanti; ma tutti hanno operato nel segno della tradizione, della ortodossia formale che alla fine si traduce in quella sostanziale, e non sempre quella ortodossia è compagna della efficienza e dell’incisività; tutti quelli che lo hanno preceduto hanno fatto cose egregie, ma soprattutto all’esterno delle mura Leonine, all’interno delle quali tradizione e potentati li hanno spesso pesantemente condizionati.

Non è credibile, infatti, che un grande Pontefice, come Giovanni Paolo II, non fosse a conoscenza del potere di un Segretario di Stato che faceva e disfaceva a suo piacere, né di quello che era accaduto e ancora accadeva nello Ior (la Banca Vaticana crocevia di traffici internazionali incredibili), né della diffusa pedofilia all’interno e all’esterno di quelle mura, che però non era emersa se non in qualche timido documento o ammissione, tant’è che, a fronte di un verminaio sotterraneo che percorreva l’intero globo e coinvolgeva tanti sacerdoti e prelati, quasi nulla in superficie traspariva.

Un accenno a tutto ciò che un Pontefice, sia pure bravo e timorato di Dio, doveva sopportare, lo si poté scorgere nelle impreviste dimissioni di Benedetto XVI, il Pontefice braccio destro di Giovani Paolo II il quale, proprio in quella posizione, certamente era venuto a conoscenza di ciò che era diventato il governo e la burocrazia vaticana: aveva anche tentato di incidere qualche bubbone, ma per la sua età, la sua esperienza, il suo carattere aveva dovuto arrendersi fino a quando, rendendosi conto che non avrebbe potuto fare più di tanto, aveva preferito farsi da parte.

Papa Francesco non è uno che va tanto per il sottile, sa quando, come e dove colpire, e lo ha dimostrato tante volte, rimuovendo prelati, cambiando le regole, dando insegnamenti intransigenti, nel nome di quel Cristo su cui si fonda la Chiesa, e di quel Poverello del quale ha voluto prendere il nome.

Molto spesso riceve pugnalate proprio dall’interno dell’ “establishment”, spesso anche i suoi detrattori non vanno tanto per il sottile nel criticarlo aspramente, e talvolta non hanno nemmeno tutti i torti; ma Papa Francesco ha abbracciato la croce conscio e determinato a trasportarla fino a quando le forze glielo consentiranno, e senza fare sconti a nessuno, e pazienza se gli giungono critiche.

E ora lo ha dimostrato ancora una volta con il provvedimento recentissimo contro la pedofilia all’interno della Chiesa, da troppo tempo tollerata e fatta passare sotto silenzio, anche grazie a norme che impedivano o rendevano difficoltosi interventi drastici da parte della magistratura dei paesi nei quali quei crimini venivano commessi, compreso il nostro.

Vediamo più approfonditamente qual è stato il drastico intervento di Papa Begoglio per comprenderne meglio l’impatto che avrà nel mondo intero.

Fino al 17 dicembre appena trascorso i delitti di abusi sui minori, violenza sessuale e pedo-pornografia erano coperti dal Segreto Vaticano, con l’abolizione del quale all’interno della chiesa di Cristo rimane il solo segreto confessionale: tutti gli altri sono aboliti e la Chiesa diventa ancora più trasparente.

Papa Francesco, con la “Istruzione sulla riservatezza delle cause” ha modificato, con un “motu-proprio”, le norme del diritto canonico Vos estis lux mundi”, ossia i casi di violenza e di atti sessuali compiuti sotto minaccia o abuso di autorità; i casi di abuso sui minori e su persone vulnerabili; i casi di pedo-pornografia; i casi di mancata denuncia e copertura di chi ha commesso gli abusi da parte dei vescovi e dei superiori generali degli istituti religiosi.

L’esclusione dal segreto pontificio sussiste «anche quando tali delitti sono stati commessi in concorso con altri delitti». Resta il segreto di ufficio, che però «non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo alle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili».

Il Prof. Giuseppe Dalla Torre, ex Presidente del Tribunale dello Stato del Vaticano, spiega che, in questo modo, diventa piena la collaborazione con le autorità civili dei vari paesi evitando che esse possano essere considerate interferenze nei confronti del diritto canonico. E a chi effettua una segnalazione che riguarda tali delitti per essere stato offeso non può essere imposto alcun vincolo di silenzio, come in passato.

Ma vi è un secondo provvedimento che pure riguarda la stessa materia, vale a dire la acquisizione, la detenzione e la divulgazione, a fini di libidine, di immagini pornografiche di minori di diciotto anni: anche questo è un delitto che viene sottratto al segreto vaticano.

E per dimostrare concretamente che nessuno potrà più sottrarsi ai rigori delle nuove norme, il Papa “ha accettato” la rinuncia di Mons. Luigi Ventura, il 74.enne prelato arcivescovo titolare di Equilio, denunciato per molestie sessuali da quattro francesi, tra i quali Mathieu de la Souchere, responsabile delle relazioni internazionali presso il Sindaco di Parigi, che lo ha accusato di essere stato “palpeggiato” nello scorso mese di gennaio.

Su questo drammatico problema già in passato il siciliano don Fortunato Noto, che ha dedicato la sua vita a contrastare gli abusi sui minori, aveva denunciato gli errori commessi anche da diocesi che hanno coperto chi si era macchiato di questi delitti; ma la pagina ha cominciato a chiudersi già da una decina d’anni, grazie ai precedenti pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che tra il 2011 e il 2012 cacciarono dalla chiesa circa 400 sacerdoti riconosciuti colpevoli di pedofilia dal tribunale vaticano.

Quindi, Papa Francesco si è mosso all’interno del solco già tracciato da tempo, e i suoi recenti provvedimenti non potranno che fare ulteriore bene alla Chiesa e al Vaticano e, in definitiva, alla religione cristiana.

E se si considera che solo quest’anno sono giunte in Vaticano circa mille denunce di abusi sessuali nei confronti di minori, si comprende che si è sulla buona strada.

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