Palcoscenico, Salvini e Delle Piane

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foto Michele Mari

Davanti al foglio bianco sul quale mi accingevo a scrivere qualche commento sulla politica di questi giorni ho avuto qualche perplessità indotta dal timore di annoiare i miei cinque lettori con fatti e argomenti già ampiamente riportati da tutti gli organi di stampa e televisivi nazionali e internazionali: i giorni convulsi che hanno poi portato alle dimissioni del Premier Giuseppe Conte hanno fatto nuovamente balzare agli onori delle cronache, anche internazionali, la pochezza di tanti personaggi che ci rappresentano e che noi elettori abbiamo eletto: il “noi” è inteso come plurale maiestatis, visto che io e tantissimi elettori questi personaggi ci siamo ben guardati dal votarli.

Prioritariamente mi domando quale peccato tanto grave abbiamo fatto noi poveri italiani, già abbondantemente tartassati non solo dalle tasse, per doverci sorbire, proprio nel periodo meno indicato, quello delle vacanze estive, che dovrebbero avere il solo scopo di farci rilassare e dimenticare gli affanni quotidiani, per aver dovuto subire, proprio tra luglio e agosto, uno spettacolo indefinibile e inqualificabile avviato da quel tale leghista “faso tutto mi” che alla fine è stato cacciato, quasi a calci nel sedere, da un redivivo Premier.

Parlare di Salvini, che prima ha sfiduciato Conte, pensando di essere in una posizione vincente perché sostenuto da un largo consenso popolare, ma che alla fine, considerata la reazione, coerente e giustificata del Premier, ha pensato bene, raccomandandosi a santi e madonne e aggrappandosi a rosari e crocifissi, di ritirare la sfiducia?

Parlare di Di Maio che, seduto alla sinistra di Conte, che come un carro armato smontava pezzo per pezzo la corazzata Salvini, gongolava sornione alle bordate che il Premier sparava contro il vice-premier leghista, il quale dava sempre più la sensazione di essere un pugile suonato, stretto nell’angolo del ring che Conte colpiva con una serie di distruggenti uppercut?

Parlare degli atteggiamenti dei due protagonisti del duro confronto, iniziato con una formale anche se non fredda stretta di mano Conte e Salvini, e dal successivo gesto della mano di Conte sulla spalla di Salvini, che mi ha ricordato tanto il bravo professore che chiama accanto a se sulla cattedra il pessimo allievo, e con la mano sulla spalla gli dice che è un asino, che merita la bocciatura e che ripeterà l’anno?

Parlare dell’ultima boutade di Salvini e la giustificata, ma anche elegante, intransigenza di Conte il quale, dopo aver appreso che il Salvini aveva ritirato la sua sfiducia (“cosa da Sant’Uffizio”, avrebbe detto il mio dotto docente di lettere), ha dato a Salvini il colpo finale accusandolo di non avere avuto il coraggio di andare fino in fondo e che quel coraggio egli, Conte, lo aveva ed era lui a staccare la spina?

Sul palcoscenico del teatrino della politica italiana tutto ha avuto un che di surreale, e solo Conte se l’è cavata con apprezzabile dignità, e ha mantenuto fede all’impegno di andare dal Presidente Mattarella per rassegnare le dimissioni.

Ed è proprio pensando al palcoscenico che, venuta meno la iniziale idea di approfondire un discorso del genere, racchiudibile nelle quattro parole scritte prima, mi sono orientato a parlare di un altro tipo di palcoscenico, anzi di scena, vale a dire quella calcata da attori e registi cinematografici che le scene sono abituate a farle e disfarle in un batter d’occhio (probabilmente Salvini si era illuso di essere un regista cinematografico forte del sostegno del produttore, scoprendo poi che era quella nullità che politicamente ha dimostrato di essere), e mi è venuta l’idea di cambiare argomento e fare il mio omaggio Carlo Delle Piane, recentemente scomparso, il “bruttissimo” dello schermo, entrato nel mondo cinematografico per caso, che è diventato un personaggio di tutto rispetto nel cinema italiano.

Un brutto anatroccolo che è rimasto fisicamente brutto per tutta la vita, ma che sulle scene si è gradualmente trasformato in un cigno, lasciandoci scene intense per interpretazione e valori, che rimangono negli annali della buona cinematografia nazionale.

Era nato a Roma il 2 febbraio 1936 ed è morto a Roma all’età di 83 anni dopo una emorragia cerebrale del 2015, dalla quale non si era mai del tutto ripreso.

Carlo Delle Piane ha recitato con alcuni dei più importanti registi, Vittorio De Sica, Roger Vadim, Mario Monicelli, Steno, Sergio Corbucci e Cristian Polanski.

Nella sua lunga carriera ha recitato con molti dei nostri principali attori del secolo scorso, Alberto Sordi, Totò, Vittorio Gassman, e il suo grande amico Aldo Fabrizi, che non si faceva benvolere per la sua rude schiettezza che ha caratterizzato tutto il suo percorso sullo schermo.

Negli ultimi dieci anni della sua carriera è stato diretto da Pupi Avati in film per i quali ha ricevuto i maggiori riconoscimenti.

Carlo Delle Piane ha girato 110 film (pochi lo avrebbero immaginato) il primo all’età di soli 12 anni (nel 1948) scritturato per caso da “talent-scout” che cercavano un ragazzo per il film “Cuore” tratto dal romanzo di Edmondo De Amicis. Di questa esperienza avrebbe poi detto che, essendo uno scolaro svogliato e poco promettente a scuola, occupava sempre gli ultimi banchi e si manteneva defilato perché nemmeno gli insegnanti lo vedessero e lo interrogassero; purtroppo non sfuggì ai ricercatori di talenti che lo scritturarono anche per il suo strano viso, invaso da un naso grande e storto, e le gambe che erano due grissini.

Era un naso particolarmente invasivo, deformato a seguito di una frattura durante una partita di calcio tra ragazzini, quando Delle Piane era molto giovane e magro; allora quel naso sembrava veramente un insopportabile attributo, che col tempo e con l’età è venuto gradatamente a integrarsi nel volto più maturo.

Gli esordi furono, come per tanti altri, duri, ma gli consentirono di mettere qualche soldo in tasca e vivacchiare; il suo personaggio di riferimento era Buster Keaton, il taciturno attore statunitense che sapeva riempire lo schermo solo con la sua presenza e il volto serio e compassato, senza mai parlare (all’epoca il cinema era muto) ma esprimendosi con espressioni intense e per lo più dolenti: sembra che nessuno l’abbia mai visto ridere; un personaggio tutto proteso a sottrarre piuttosto che aggiungere.

Carlo Delle Piane probabilmente si sentiva inadeguato anche nell’ambiente cinematografico, tant’è che era sempre disponibile e servizievole con tutti: sul set faceva di tutto per rendersi utile.

Tralasciando i film cosiddetti “di cassetta”, molti di essi pure pregevoli, dedichiamoci a quelli degli ultimi anni, quasi tutti diretti da Pupi Avati, che hanno dato a Delle Piane le maggiori soddisfazioni, sia da parte della critica e del pubblico, sia per i premi e riconoscimenti ricevuti.

Parlo di film come “Una gita scolastica”, del 1983, nel quale Delle Piane interpreta il ruolo del prof. Balla, un insegnante fortemente innamorato della collega Serena che, proprio durante la gita, lo illude per poi intrecciare una relazione con uno degli studenti; e quando la cosa viene scoperta, il mito Balla-Delle Piane, nonostante la delusione, prenderà le sue difese e questo lo avvicinerà alla donna preludendo ad una relazione duratura. Delle Piane ricevé, come migliore attore, il Premio Pasinetti, uno dei premi collaterali assegnati al Festival Cinematografico di Venezia.

O dell’altro, “Regalo di Natale” del 1986, nel quale Carlo Delle Piane, che vinse la Coppa Volpi, interpreta il ruolo dell’Avvocato Santelia, impenitente giocatore costantemente perdente, tratto nel tranello di una partita dalla quale gli altri giocatori dovranno ricavare il più possibile per consentire ad uno di essi di racimolare le risorse economiche per la pubblicazione di un’opera cinematografica. E Santelia-Delle Piane, abilmente raggirato, se ne esce con un “regalo di Natale” di mezzo miliardo a favore degli altri, che lo porterà quasi alla pazzia.

E l’ultimo, per citarne solo tre, “Dichiarazione d’Amore” del 1994, ambientato durante la seconda guerra mondiale a Bologna, nel quale Delle Piane ha il ruolo del Comandante invaghito di Sandra la quale è a sua volta innamorata di una altro per il quale si mette anche contro la sua famiglia; la storia è raccontata in flashback dalla oramai novantenne Sandra.

Tutte opere delicate, basate su sentimenti ed emozioni, che ci hanno lasciato l’immagine di un Delle Piane attore intenso e delicato, convincente e memorabile.

Il brutto anatroccolo che così si è trasformato in cigno.

Consentitemi una disgressione finale: ma vuoi vedere che, come per Carlo Delle Piane, per il quale all’origine nessuno avrebbe pronosticato il successo che ha poi ottenuto, anche per i nostri “politici mezza-calzetta” il futuro sarà radioso e ricco di successi?

Personalmente ho qualche dubbio, ma in questo strano paese, un manicomio senza mura, tutto può accadere; qualche tempo fa un acuto osservatore della politica italiana chiedeva a Corrado Augias come fosse possibile che, nonostante la presenza, in passato e oggi, di tante grandi intelligenze, molti di coloro che ci governano sono goffi, capaci solo di parlare, e a volte anche male nel senso più ampio del termine.

Sarebbe fin troppo facile rispondere che la classe politica è l’espressione del popolo il quale, attraverso le consultazioni elettorali, esprime i suoi rappresentanti alle Istituzioni; facile e in parte corretto, salvo ad approfondire un tantino l’argomento, giungendo alla conclusione che, nello scenario politico recente pochi sono stati i “cavalli di razza” che si sono candidati a rappresentare il popolo, il quale ha fatto ciò che poteva. Ovviamente, giacché non c’è mai fine alla stupidità popolare, il popolo ha scelto il peggio del peggio, i più ignoranti tra gli ignoranti, i più arroganti e presuntuosi, i personaggi più squallidi e beceri.

Tutto questo non riqualifica la nostra già danneggiata immagine a livello mondiale, ma fortunatamente ci sono figure, nel passato e anche nell’odierno, che bilanciano la mediocrità dei nostri politici, e non c’è bisogno di andare a Francesco Petrarca, a Dante Alighieri, a Leonardo da Vinci; anche oggi abbiamo menti sopraffine che ci onorano; una per tutte Renzo Piano, per fare un solo esempio.

E quando penso a un Renzo Piano e poi a un Gigino Di Maio, mi scoppia l’orticaria, che aumenta se penso a Delle Piane e a Salvini.

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