Ordinaria follia

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Vi sono avvenimenti che sembrano ben poca cosa rispetto ai gravosi problemi e preoccupazioni che tutti hanno, specialmente in questo periodo di grande incertezza e precarietà, per la salute, per il lavoro, per il futuro denso di incognite.

Ciononostante alcuni avvenimenti, pure minimi, sovrastano le quotidiane preoccupazioni e ti colpiscono talmente in profondità da far passare in secondo piano tutto il resto.

Qualche giorno fa, nella quotidiana trasmissione “Focus Economia” di Sebastiano Barisoni su Radio 24 è stata data notizia di una incredibile esperienza vissuta da un bambino di Mantova.

Paolo, nome di fantasia, è un bambino di undici anni il quale riceve dai genitori l’autorizzazione a trascorrere per la prima volta da solo un pomeriggio con qualche amichetto.  Alla fine per rientrare prende un autobus del servizio pubblico, inserisce il biglietto nella obliteratrice, la macchinetta glielo restituisce e il bimbo, inesperto, non si accorge che il biglietto è stato rifiutato. Sale un controllore il quale rileva l’anomalia, contesta al bimbo la infrazione per mancata obliterazione e per il biglietto di importo inferiore di 20.centesimi (!) rispetto al prezzo dovuto, gli chiede il documento di identità, che il bimbo purtroppo non ha; Paolo cerca di giustificarsi  ma il solerte controllore non sente ragioni, prende tutti i dati identificativi del “portoghese” e, per evitare future contestazioni, lo fotografa e gli consegna il verbale con una sanzione di oltre 60 euro.

Giunto a casa piangente, Paolo riferisce l’accaduto al suo papà il quale chiede spiegazioni all’azienda dei trasporti, la quale conferma il corretto modo di agire del controllore, la validità della contestazione e della multa comminata.

Tutto regolare, allora? Certamente!

Ma queste regolarità, in una società che in tema di regolarità lascia molto a desiderare, fanno veramente bollire il sangue, e non ai familiari del bimbo che inconsapevolmente si è macchiato di così grave colpa, ma a tutti i cittadini che vedono in giro irregolarità, infrazioni e delitti di ogni genere, quasi tutti impuniti: come non indignarsi di fronte a tanto rigore, confrontato con tanto lassismo?

I disservizi dei servizi metropolitani pubblici sono sotto gli occhi di tutti in tantissime città italiane grandi e importanti, come, ad esempio Roma e Napoli; come pure i tantissimi viaggiatori senza biglietti, che quasi sempre la fanno franca. E, allargando l’orizzonte, tutti conoscono le altissime percentuali di contravvenzioni per infrazioni al codice della strada con multe che non vengono pagate: in alcune città sembra che le evasioni sfiorino il 93 per cento.

Io giro molto per Napoli, e ormai mi sforzo di fingere di non vedere le innumerevoli infrazioni che in alcune zone vengono commesse; solo girando per Piazza Garibaldi, non riesci a elencare le infrazioni delle quali nessuno si preoccupa e che tutte le autorità cittadine, dal Sindaco all’ultimo operatore, fingono di non  vedere; se volessero farlo e svolgere il loro ruolo potrebbero non dico salvare, ma almeno rimpinguare le striminzite finanze comunali solo con le contravvenzioni per divieto di sosta, per vendita abusiva di tutto e di più, comprese le false griffe; per non parlare di centri commerciali, per lo più cinesi, che occupano interi quartieri a ridosso del centro, che vendono ogni ben di Dio, regolarmente senza fattura né scontrino fiscale; o di interi stabili, per lo più fatiscenti, occupati prevalentemente o esclusivamente per esercitare la prostituzione, o di capannelli di giocatori di azzardo e relativi complici che spillano quattrini ai poveri gonzi che cascano nelle grinfie di quei volponi, o magari degli spacciatori di sostanze stupefacenti che alla luce del sole in tantissimi quartieri anche centrali vendono la loro mercanzia.

E non parliamo delle zone circostanti, quelle, per intenderci, di Porta Capuana, Porta Nolana, Forcella, la Duchesca, e un poco più su verso il Teatro Trianon, e salendo ancora Via Foria, per non parlare dei Quartieri Spagnoli…

E fa veramente ridere l’ultima “boutade” del Sindaco di Napoli il quale, in occasione della intitolazione a Titina De Filippo della strada di fronte al Teatro San Ferdinando, contestato da alcune persone per il degrado in cui versa la zona, non ha saputo fare di meglio che prendere carta e penna e annotarsi le segnalazioni. Vien da dire: ma come, dopo tanti anni di mandato, solo oggi si accorge di quel degrado, segno che mai, in tanti anni, gli è venuto in mente di girare per la città per rendersi personalmente conto dei problemi. E come non fare il paragone, a questo punto, con l’ex Sindaco De Luca, che quotidianamente era in strada, in tutte le circostanze e a tutte le ore, per rendersi conto e controllare; e lo fa anche ora da Governatore.

Insomma, per non farla lunga, ovunque il nostro sguardo si gira vede e vive soprusi, irregolarità, infrazioni, a volte delitti che le autorità fanno finta di non vedere, e tutto marcia tranquillo: ma c’è chi se la piglia con un bimbetto che viaggia su un bus pubblico per non essersi accorto di avere un biglietto inadeguato per pochi centesimi rispetto al percorso.

C’è un noto e sconvolgente film del 1993, diretto da Joel Schumacher, dal titolo originale inglese “Falling Down (cadere)”, che in Italia venne trasformato nel più significativo “Un giorno di ordinaria follia”, interpretato da Michael Douglas e Robert Duvall nei rispettivi ruoli il primo dell’uomo medio arrabbiato perché perseguitato dalla malasorte, il quale perde la ragione e scende in strada armato per reclamare quella giustizia che altri gli negano, e l’altro nel ruolo del poliziotto Martin che, durante l’ultimo giorno di servizio prima della pensione, si trova sulle sue tracce, gira per le strade constatando quanta influenza esercitino, sulla mente fragile dell’uomo bersagliato dal destino e dalle avversità, le continue e persistenti violenze che la quotidianità gli infligge.

Sono queste piccole violenze, come quella subita dal bimbo modenese, che possono produrre nella mente degli uomini traumi che possono trasformarli in esseri umani esasperati i quali, esaurite le risorse della sopportazione e del buon senso, possono trasformarsi in giustizieri; non è assolutamente giustificabile, ma è così, e quando un uomo ha perso il “ben dell’intelletto” tutto può accadere.

Non dobbiamo dimenticare che i brigatisti rossi, pure se commisero errori e delitti esecrabili, erano idealisti convinti di essere vittime di soprusi e violenze, e cercarono in maniera altrettanta violenta di scendere in guerra contro lo stato per cambiare la società; nessuna giustificazione per il loro operato ed per i delitti commessi, ma solo la presa di coscienza di quei semi che involontariamente vengono sparsi nel terreno a noi circostante e che possono trasformare ciascuno di noi, specialmente in momenti di debolezza, in violenti.

In un paese strampalato come il nostro, la diametrale contrapposizione tra eccessivo rigore ed eccessivo lassismo, tra eccessivi sprechi ed eccessiva parsimonia, accompagnati dall’accanimento di una burocrazia tanto cieca quanto eccessiva, ci relegano nell’angolo dei paesi da operetta. Ma sono proprio questi soprusi a far scattare la molla della insofferenza verso quei poteri che si sentono forti proprio perché esercitano il potere, magari pure in maniera legittima, ma a volte con inusitato rigore che potrebbe essere riservato a cause più nobili.

In conclusione, nel caso specifico del bambino multato, il riconoscimento del dovere fatto dal controllore non fa una grinza; ma l’irrigidimento dell’azienda di trasporti è veramente incomprensibile e intollerabile; se avesse annullato verbale e contravvenzione avrebbe fatto un gesto che non l’avrebbe danneggiata più di tanto e le avrebbe conferito un volto umano.

Buon Natale.

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