Miscellanea in viaggio

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Qualche riflessione.

Bravo De Luca

Ieri mattina, andando a Salerno, ho dovuto rinunciare al Viadotto Gatto, intasato da Tir che venivano dal Porto e avevano appena caricato i containers.

Pure dovendo andare alla zona industriale, ho preferito percorrere tutto il lungomare passando alle spalle del Crescent, una delle la contestatissime realizzazioni di Vincenzo De Luca.

Tutti sanno che io sono un ammiratore dell’ex sindaco De Luca, e possono, pertanto, ritenere queste mie riflessioni come quelle di un fan sfegatato, e se pure assicurassi che non è proprio così, nessuno mi darebbe fiducia; e non mi crederebbe pure dicessi che ho criticato De Luca in alcune occasioni.

Ma ai tanti agnostici dico, papale-papale che non mi importa, voi rimanete con i vostri mugugni, io con le mie convinzioni!

La considerazione è nata dalla constatazione che il contestatissimo Crescent è, a mio giudizio, un’opera di grande pregio la quale, oltre ad aver risanato una zona precedentemente invasa dal degrado urbanistico e sociale (chi non ricorda le “chiancarelle”, i traffici loschi alle spalle dell’ex Hotel Jolly, la prostituzione e lo spaccio di droga tra le baracche maleodoranti e malsane, il cui emblema, si fa per dire, era costituito dal “famoso” cinema Diana che proiettava solo film a luci rosse ora è diventato una sala per convegni intestata a Pier Paolo Pasolini): una zona che faceva vergogna ad una città abbastanza bella come Salerno, anche prima degli interventi delle varie amministrazioni De Luca.

Ormai il complesso è quasi terminato, e pure visto dal di dietro non mi sembra affatto quel mostro che i detrattori ancora si ostinano a denigrare.

A pochi metri c’è un vero e proprio mostro, che nessuno all’epoca della costruzione si azzardò a criticare (e avrei voluto vede chi avrebbe avuto il coraggio di farlo, visto il periodo!), vale a dire il fabbricato destinato ad ospitare allora gli uffici della Federazione dei Fasci di Combattimento, e che oggi ospita la Prefettura e la Questura; venne fatto costruire dal Duce nel consueto stile monumentalista del regime, che poteva andar bene per città moderne, come ad esempio Latina, ex Littoria, o in grandi spazi da riempire, come il quartiere Eur di Roma, ma che certamente non era consono ai bei fabbricati circostanti, al confronto dei quali appare estremamente invasivo.

Ma allora tutto era concesso, compresi i mostri come quello, e tutti a osannare e a battere le mani.

Quel Crescent rientra in un grande progetto di rilancio di tutto il litorale salernitano, a partire, appunto, dalla periferia nord fino alla litoranea sud, attualmente fino al nuovo porto turistico di fronte allo Stadio Arechi; percorrendolo tutto, si nota che fino al Bar Marconi è un susseguirsi di apprezzabili strutture turistiche, piscine, ristoranti, luoghi di ritrovo, che poi riprendono appena dopo la grande rotatoria di Via Leucosia che porta poi a Via Generale Clark, e fino al nuovo porto turistico.

Tutto a merito del contestato De Luca, tornando al quale, voglio raccontare una mia recentissima esperienza personale.

Due giorni fa ho dovuto recarmi a Roma per motivi di salute, presso uno dei complessi ospedalieri della città eterna; una struttura di grande efficienza, fondata tanti decenni or sono da monaci ricercatori, all’epoca specializzata in malattie dermatologiche, ma che oggi ospita quasi tutte le branche della medicina.

In tale struttura al momento della registrazione, appena gli addetti sentivano che provenivo dalla provincia di Salerno, immediatamente mi citavano Vincenzo De Luca, per le luci d’artista, per la bellezza della città, per il pieno di turisti che Salerno, città di mare, fa in inverno; e molti mi hanno chiesto se le luci anche quest’anno ci saranno e chi non le ha ancora viste mi ha assicurato che quest’anno lo farà.

Ho avuto la percezione che il nostro Vincenzo sia più apprezzato a Roma che nella “sua” Salerno.

Cosa ci vuoi fare, a Nocera si dice che San Prisco, Santo patrono della città, è amante dei forestieri, evidentemente questo detto vale anche a Salerno.

Legge Fornero: meglio allungarla

Checché ne dicano i nostri non amati governanti, in particolare il redivivo Luigi Di Maio e anche l’ex vice premier Matteo Salvini, io sono del parere che la legge Fornero, che all’epoca del Governo Monti ha tentato di dare una boccata di ossigeno ai conti pubblici intervenendo sulle scadenze dei periodi lavorativi, piuttosto che ritoccarla in meglio per i suoi detrattori, vale a dire ridurre le scadenze, dovrebbe essere allungata, cioè a mio avviso i lavoratori dipendenti dovrebbero andare in pensione più tardi.

E non è per sadismo che sono convinto di ciò, ma per due semplici ragioni, la prima legata alla constatazione che, grazie ai progressi della medicina e delle terapie, la vita media si è innegabilmente allungata e, pertanto, gli uomini vivono più a lungo e la vecchiaia si allontana sempre di più; e se ciò è vero, come è vero, non vedo perché non dovrebbe essere allungato anche il periodo lavorativo di persone che, una volta andate in pensione, in tantissimi perdono il loro tempo e sprecano i loro anni di pensione per girovagare a vuoto, senza alcuna volontà di impegnarsi in qualcosa di utile per la collettività, come fanno in tanti ma pur sempre pochi.

E vengo alla seconda ragione, vale a dire la constatazione della esattezza della precedente teoria, che può essere fatta a tutte le ore del giorno lungo il corso porticato della nostra città, dove, specialmente nelle giornate di pioggia, tutti si intrattengono proprio sotto i portici che diventano tanto affollati da non consentire, in alcuni momenti, di poter transitare, in quanto invasi da schiere di vocianti pensionati che rubano il tempo al Padreterno e i soldi all’Inps; e io aggiungo che rompono pure i timpani alla gente.

Ma, dico io, se hanno tutto quel vigore per urlare della Cavese, o del Napoli, o per sparlare del Governo o del Sindaco, se hanno tutta quella “foia” per rompere i timpani a chi vorrebbe sedere tranquillo dinanzi a un bar a sorseggiare un caffè e dare un’occhiata al giornale, perché non mandarli a lavorare? Andrebbe a vantaggio di loro stessi, dei conti pubblici, e anche dei timpani di tanta gente, incluso i miei.

Via Cinque e la sua sbarra

Si sta facendo un gran parlare, in questi giorni, di ciò che è avvenuto, per l’ennesima volta, in Via Gaetano Cinque, vale a dire l’ennesimo danneggiamento della sbarra posta a tutela della incolumità degli abitanti di quella zona e finalizzata ad evitare che accedano automezzi di altezza non consentita.

E anche questo giornale, sempre attento alle emergenze cittadine, puntualmente li riporta.

E’ chiaro che non a tutti è gradito che vi siano divieti che impediscano la libera percorrenza di una certa strada o zona, ma è chiaro che se l’amministrazione cittadina decide di imporre una limitazione alla circolazione certamente non lo fa perché gli abitanti di quella zona sono antipatici, brutti e cattivi, ma perché superiori esigenze lo richiedono.

Quanto è accaduto in Via Cinque può essere dovuto a negligenza, stupidità o mala fede. Può accadere che un danno venga fatto involontariamente, ma quando quel danno è reiterato fa pensare ad una volontà precisa di rimuovere un divieto, abolire un ostacolo.

Comportamento che a me non sembra normale, né civile; ma evidentemente pure nella valle metelliana la normalità e la civiltà sono concetti elastici, come dimostrano tante altre manifestazioni di inciviltà, come ad esempio l’abbandono indiscriminato dei rifiuti, o la sosta in doppia e anche tripla fila, o il viaggiare controsenso cosa che si vede fare spesso.

Ma è possibile che una città civile per far rispettare le regole debba dotarsi di una rete di telecamere su tutto il territorio? Ma dov’è finito il senso civico di tanti abitanti della Piccola Svizzera di un tempo?

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