Massima tutela del domicilio e difesa legittima

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Solo chi non ha a cuore la tutela dei familiari, dei beni e della vita non riconosce che oggi, in Italia, siamo purtroppo alla mercé di ladri, rapinatori, imbroglioni di ogni genere che non aspettano altro che un tuo momento di distrazione, di intontimento, di abbassamento della guardia per colpire la tua intimità, quella dei tuoi familiari, i tuoi beni, la tua vita, la vita dei tuoi familiari,  procurandoti danni a volte irreversibili.

Chi vive tirando avanti con una pensione più o meno misera, che va avanti alla giornata facendo quotidianamente i conti con le bollette sempre più onerose, con tributi che ti illudi si riducono ma che poi ti ritrovi sempre più cari, con imposte dirette e indirette che alla fine contribuiscono a togliere potere di acquisto ai tuoi risparmi o alla tua pensione, se improvvisamente viene colpito da una catastrofe quale può essere un furto, una rapina, o da un imbroglione che penetra con un  raggiro nella tua vita creandoti scompiglio psicologico e danni materiali, rischia di non riprendersi più dal trauma e dal danno subito.

Ed è per questo che non si può non salutare con grande attenzione e considerazione una proposta di legge di iniziativa popolare come quella che l’Italia dei Valori, il partito fondato da Antonio Di Pietro e ancora attivo a livello nazionale, ha annunciato e che è stata pubblicata sulla G.U. del 18 febbraio scorso, sotto il titolo “”Misure urgenti per la massima tutela del domicilio e per la difesa legittima “”.

Le notizie di cronaca di questi giorni inquietano, se è possibile, ancora di più, giacché, nel mentre i cittadini sono alle prese anche con i problemi sempre più pressanti della sicurezza, della difesa legittima, la politica sembra vivere in un limbo, in una dimensione che definire astratta sembra un triste eufemismo che non solo alimenta la sfiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni, ma contribuisce ad irrigidirli e renderli più agguerriti nei confronti di chi è ritenuto pronto a colpirti quando meno te lo aspetti.

Due episodi tratti dalla cronaca odierna sono l’ulteriore  sintomo di tale situazione.

Il primo riguarda il progetto di legge che riguarda, appunta, la “difesa legittima” e che, firmato da una larga maggioranza di parlamentari di tutti gli schieramenti, oggi in discussione alla Camera, è stato rinviato in Commissione Giustizia per ulteriori approfondimenti richiesti dalla minoranza dei parlamentari del PD, nonostante le vivaci proteste delle altre forze politiche, le quali temono che la minoranza PD voglia ulteriormente edulcorare il testo in favore di un malinteso garantismo che tutela ladri e delinquenti e toglie ancora più potere alle Forze dell’ordine e alla Magistratura ai danni dei cittadini.

L’altro episodio che ha colpito è la sentenza del Tribunale di Napoli con la quale è stato condannato a quattro anni e quattro mesi di carcere il carabiniere Giovanni Macchiarolo reo di aver ammazzato, nelle ore notturne del 4 settembre 2014, il giovane Davide Bifolco il quale, scorrazzando su un motorino per le strade del tristemente noto Rione Traiano di Napoli, non si era fermato a un posto di blocco, né all’inseguimento da parte dei militi: il Carabiniere, convinto di trovarsi di fronte a un latitante, aveva sparato e il giovane Bifolco rimaneva colpito a morte.

E a tal proposito il Giudice Ludovica Mancini che ha emesso la pesante sentenza, dovrebbe spiegare quale eccesso ha commesso il Carabiniere e cosa avrebbe dovuto fare in presenza di un presunto delinquente e di un presunto latitante.

E’ chiaro che il Giudice applica la legge, interpretando lo spirito delle norme e legandolo ai fatti accaduti, ma è altrettanto chiaro che, casi del genere, nel mentre creano sconcerto nella popolazione, alimentano anche la convinzione che da un lato le leggi siano scritte male, dall’altro vi sono Magistrati eccessivamente orientati a considerare rei gli Agenti delle FF. OO. e angeli in libera uscita, e ai quali tutto è concesso, quelle bande di giovani che sembrano divertirsi anche a beffeggiare gli Agenti che fanno il proprio dovere.

La sentenza odierna di Napoli non è il solo caso, e purtroppo non sarà l’ultimo.

Noi che da anni sprechiamo tempo e parole per far comprendere che non paga la politica di essere “amici di Caino”, restiamo increduli, impotenti e allibiti di fronte a episodi come i due descritti, ma restiamo altrettanto increduli nel registrare che anche iniziative di proposte di leggi popolari, come quella indetta dall’ IDV, non trovi immediato riscontro nemmeno presso i Comuni ai quali i cittadini si rivolgono per sottoscriverle.

Al Comune di Cava, infatti, ancora oggi non v’è traccia di tale progetto, benché IDV assicuri di averlo notificato a tutti i Comuni d’Italia.

Ora sembra che sia allo studio un ulteriore intervento finalizzato ad ampliare i poteri dei Sindaci nel settore della sicurezza e della prevenzione del crimine, ampliando le norme della “difesa legittima”.

Ben venga anche questa ulteriore iniziativa, salvo poi a verificare se i Sindaci sapranno organizzarsi affinché il territorio da essi amministrato possa fruire dell’auspicato dell’ampliamento delle loro prerogative e se sapranno affidare la gestione della sicurezza a persone esperte e qualificate del livello, ad esempio, di Alfonso Senatore il quale, durante l’amministrazione Gravagnuolo, era riuscito a rendere Cava una città sicura e nella quale anche nelle ore notturne si poteva tranquillamente passeggiare in quanto si percepiva la presenza costante degli addetti alla sicurezza.

 

1 commento

  1. 25.04.2016 – By Nino Maiorino – Qualche ulteriore elemento di valutazione della vicenda della morte del giovane Bifolco a Napoli il 4 settembre 2014. Quel giovanotto, alle 3 del mattino, scorrazzava per le strade del Rione Traiano su un motorino insieme ad altri due giovani uno dei quali era un ricercato/latitante. Sulla base di quello che dice la stessa madre del Bifolco, un fratello del giovane è stato condannato per rapina ed è in carcere per scontare una pena di circa 5 anni: la mamma sostiene che il figlio detenuto, avendo commesso un delitto certamente meno grave di quello del Carabiniere, deve scontare una pena inferiore. Questo è il contesto familiare e sociale nel quale il Carabiniere, per aver solo fatto il suo dovere, è stato condannato a 4 anni e 4 mesi di carcere. Ogni ulteriore commento è superfluo.

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